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Ci sono posti che vanno al …cuore. Nella crisi resiste il turismo dell’anima

di Fabrizio Binacchi | 5 Agosto 2012

Eccoli: quattro giorni sotto l’abazia di Vallombrosa, tre giorni in hotel ma anche di assistenza malati a Lourdes, tre giorni a Santiago più le settimane di cammino per chi ne ha voglia e per chi può. 

L’essenziale è invisibile agli occhi, come ci insegna il Piccolo principe.  Ci si può stupire anche semplicemente guardando un cielo dietro l’ufficio. O sentirsi turista a otto chilometri dalla tua porta di casa se hai gli occhi giusti, la visione adatta, ammoniva Montale. Ricordo un collega di Firenze la cui moglie lo definiva turista in casa sua: girava tra salotti e corridoi come agli Uffizi o alla Casa del Mantegna. Un mito. Puoi sentirti a tuo agio in piazza Navona o nell’angolo più sperduto della spiaggia etiope, ma anche inadeguato nella festa più glamour al Forte. Perché? Perché ci sono posti che vanno subito al cuore, o che lo diventano per ragioni di emozione e di memoria, e ci sono posti che ti danno euforia immediata e poi, a una settimana, dimentichi suoni, colori, gusti. Che bello il cervello eh!? Ma  non è la prospettiva mentale che ci interessa oggi, bensì quella economica. Ci sono posti che vanno al cuore, che sono lì nella nostra camera delle emozioni, e che possono salvare il salvabile nella stagione della brutta crisi. Perché la crisi del turismo in questa stagione 2012 è proprio forte. Gli albergatori stimano a fine settembre una diminuzione di almeno un quarto rispetto all’anno scorso, che già non è andato proprio splendidamente. Sono finiti gli anni d’oro della vacanza. In cui anche il titolare improvvisato di una pensioncina faceva affari d’oro. Centinaia di alberghi e hotel passano di mano in questi mesi perché, soprattutto chi ha in gestione le strutture e deve pagare un affitto, non ce la fa più. In giro per le riviere ci sono alberghi che hanno chiuso perché sono arrivati all’inizio di agosto solo 10 – 15 turisti. Funzionano le catene  o le associazioni di albergatori che lavorano con i ricchi russi e le comitive asiatiche, per il resto brutto orizzonte. Italiani, ma anche tedeschi, francesi, svizzeri hanno diminuito il numero delle giornate di soggiorno e hanno diminuito le spese durante il soggiorno. Pizza e birra invece dei pasti completi, spuntini da quindici euro invece dei quaranta euro a pasto completo. Posti rinomati stanno languendo e un po’ nascondono e un po’ sperano nel cavallo di Ferragosto. Si vedrà. Quel che è certo è che nella crisi della villeggiatura resiste il turismo dell’anima, il soggiorno nei luoghi del cuore, in paesi e riviere, in borghi e spiagge che oltre agli occhi e al palato, danno risposte anche alle emozioni. Eccoli: quattro giorni sotto l’abazia di Vallombrosa, tre giorni in hotel ma anche di assistenza malati a Lourdes, tre giorni a Santiago più le settimane di cammino per chi ne ha voglia e per chi può. Ma anche  più semplicemente il richiamo di un posto d’arte e di cultura, un borgo che tra natura e monumenti possa dire qualcosa al cervello e al cuore: da Monteriggioni a Sabbioneta, da Cortona a Ostuni, da Alatri a Borghetto sul Mincio, una miriade di gioielli che fanno la differenza. Dove i cartelli di ingresso e uscita paese potrebbero benissimo recare le parole: “Comune gemellato con il cuore”. Il bello è che si possono visitare prima ancora di arrivarci e dove il costo del divertimento è sicuramente meno esoso di certi santuari del brunch.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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