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La timidezza di Schumer sullo shutdown: Trump ringrazia

“Ci è voluto coraggio…. Una mossa intelligente del senatore Schumer. Potrebbe condurre a qualcosa di grande per gli Usa, l’inizio per una completa e nuova direzione”. Con queste parole Donald Trump ha lodato l’annuncio di Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, che non si opporrà alla legge straordinaria sul bilancio approvata dai repubblicani alla Camera. Tre giorni prima, però, Trump aveva insultato Schumer asserendo falsamente che non è “più ebreo” e che “è diventato palestinese”. Trump dice quello che vuole secondo il momento e ciò che lui crede gli sia conveniente.

di Domenico Maceri | 16 Marzo 2025

“Ci è voluto coraggio…. Una mossa intelligente del senatore Schumer. Potrebbe condurre a qualcosa di grande per gli Usa, l’inizio per una completa e nuova direzione”. Con queste parole Donald Trump ha lodato l’annuncio di Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, che non si opporrà alla legge straordinaria sul bilancio approvata dai repubblicani alla Camera. Tre giorni prima, però, Trump aveva insultato Schumer asserendo falsamente che non è “più ebreo” e che “è diventato palestinese”. Trump dice quello che vuole secondo il momento e ciò che lui crede gli sia conveniente.

Schumer aveva inizialmente dichiarato la sua opposizione al disegno di legge sul bilancio approvato dalla Camera per evitare lo shutdown, la chiusura dei servizi governativi non essenziali. Poi ha cambiato idea, deludendo i democratici alla Camera e anche buona parte dei senatori del suo partito.

La legge approvata dalla Camera aveva escluso negoziazioni coi democratici che avevano raccomandato un disegno di legge temporaneo di 30 giorni evitando lo shutdown. Durante questo periodo ci sarebbero state negoziazioni per una legge bipartisan. Mike Johnson, parlamentare della Louisiana e speaker della Camera, decise di ignorare i democratici consultandosi solo coi membri del suo partito. I democratici votarono contro la legge eccetto per Jared Golden del Maine e il repubblicano Thomas Massie del Kentucky (voto finale 217-213). La legge stabilisce il funzionamento del governo fino a settembre, aumenta 6 miliardi di dollari per la difesa, ma taglia 1 miliardo di dollari al bilancio di Washington D.C. La capitale, controllata da una amministrazione democratica, è spesso bersagliata dalla Camera quando i repubblicani hanno la maggioranza.

Al Senato Schumer aveva tentato di negoziare chiedendo ciò che non era riuscito ai parlamentari democratici alla Camera. Ma anche qui i repubblicani hanno deciso di agire da soli. Schumer, però, aveva una carta da giocare che manca alla Camera—il filibuster, la regola del Senato che richiede un voto di 60 dei 100 senatori per approvare la “cloture”, ossia la fine del dibattito e procedere al voto, che poi sarà deciso con semplice maggioranza. I repubblicani al Senato hanno una lieve maggioranza —53 a 47— ma non un numero sufficiente per stabilire la cloture da soli. Alla fine 11 senatori democratici hanno votato per procedere al voto che si è concluso con l’approvazione della legge (54-46). Una vittoria per i repubblicani poiché Schumer ha deciso di non fare leva sul filibuster per ottenere concessioni dai repubblicani. Ecco perché Trump ha lodato il leader della minoranza democratica al Senato.

In un editoriale nel New York Times Schumer ha spiegato che si tratta di una scelta dolorosa perché la chiusura dei servizi governativi avrebbe colpito i dipendenti federali che non sarebbero pagati durante lo shutdown. Schumer temeva anche che la sospensione dei lavoratori potrebbe essere peggiorata andando a finire all’eliminazione permanente dei posti di lavoro. Infatti, c’era un’altra ragione che ha spinto Schumer a cedere: la paura che gli americani avessero dato la colpa ai democratici per la chiusura del governo.

Schumer però si è sbagliato. Un sondaggio della Quinnipiac University ci informa che in caso di shutdown la responsabilità cadeva sui repubblicani e molto meno sui democratici ( 53% vs. 32%). La resa di Schumer fa prevedere altre ombre per il futuro. I repubblicani saranno incoraggiati a non lavorare in maniera bipartisan perché alla fine, il filibuster, l’unica arma a disposizione dei loro avversari non sarà usata. Inoltre la decisione di Schumer ha creato dissapori con i parlamentari democratici alla Camera che non promettono per future battaglie. Nancy Pelosi, parlamentare della California e speaker emerita, aveva consigliato ai senatori democratici di tenere duro. Hakeem Jeffries, il leader della minoranza democratica alla Camera, in una domanda dai giornalisti sulla posizione di Schumer si è limitato a dire “prossima domanda”, evidentemente contrariato. Alexandria Ocasio-Cortez, la nota parlamentare di sinistra di New York, aveva anche lei dichiarato la sua opposizione come avevano fatto anche Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts e Bernie Sanders, senatore del Vermont. In effetti, il partito democratico si è spaccato in una delle pochissime opportunità di lottare per gli americani.

“Non permetteremo a un Senato e una Camera con maggioranze repubblicane che un presidente repubblicano venga bloccato dal legittimo esercizio del suo potere esecutivo”. Così ha riassunto la situazione il parlamentare repubblicano dell’Oklahoma Tom Cole. Ha ragione. Le maggioranze repubblicane in ambedue le Camere sono però risicate e al Senato vige il filibuster. Schumer ha fatto la differenza con la sua timidezza. Ecco perché dopo gli insulti di Trump sulla sua religione lo ha lodato, lodi che includono anche una buona dose di umiliazione per Schumer.

Domenico Maceri

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: amministrazione, annuncio, dichiarato, disposizione, futuro, governo, lavoro, new york times, opposizione, partito democratico, posti di lavoro, religione, senatore, usa

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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