
Sostegno eterno, finché dura. Si potrebbe riassumere in questi termini la posizione degli Stati Uniti sull’appoggio all’Ucraina, che tra due mesi entrerà nel suo terzo anno di guerra. Il paese esteuropeo, invaso dalle forze russe il 24 febbraio 2022, ha ottenuto il nuovo pacchetto di aiuti militari annunciato dalla Casa Bianca – l’ultimo possibile senza una nuova approvazione da parte del Congresso, dove i colloqui sono in fase di stallo. L’amministrazione del democratico Joe Biden, dunque, chiude il 2023 con l’ennesima dimostrazione di sostegno a Kiev, confermando che gli Stati Uniti sono e restano il principale sponsor occidentale dell’Ucraina, soprattutto sul piano militare. Il 2024, tuttavia, sarà un anno fitto di appuntamenti elettorali, ivi comprese le presidenziali in Russia e negli stessi USA. Allo stallo nelle operazioni sul campo, ormai cristallizzato da diversi mesi, si è aggiunta quest’anno la necessità di gestire un’altra crisi – quella in Medio Oriente – e c’è già chi parla di un imminente “cambio di strategia” da parte di Washington per chiudere la partita in Europa orientale.

Ultima tranche di aiuti?
L’ultimo pacchetto approvato dall’amministrazione Biden prevede fino a 250 milioni di dollari in armi e attrezzature militari a favore di Kiev. “Le capacità fornite nel pacchetto odierno – si legge nella relativa nota ufficiale del dipartimento di Stato – includono munizioni per la difesa aerea, altri componenti del sistema anti-aereo, munizioni aggiuntive per sistemi missilistici di artiglieria ad alta mobilità, munizioni di artiglieria da 155 e 105 mm, munizioni anti-corazzati e oltre 15 milioni di proiettili”. Il comunicato, infine, sottolinea che “una coalizione di oltre 50 paesi continua a fornire un supporto fondamentale alle forze ucraine”. “È imperativo che il Congresso agisca rapidamente per promuovere i nostri interessi di sicurezza nazionale, aiutando l’Ucraina a difendersi e a garantire il suo futuro”, conclude la nota. Il sostegno politico, militare e finanziario a Kiev si inserisce in una più ampia partita politica interna. Un accordo per un ulteriore invio di armi è stato infatti bloccato dai repubblicani, che vorrebbero legare la misura a una stretta sulle norme di sicurezza al confine tra USA e Messico. Inoltre, un pacchetto di spesa da 50 miliardi di dollari per l’Ucraina e 14 miliardi di dollari per Israele è stato respinto al Senato a inizio dicembre. Contro l’iniziativa si sono schierati tutti i repubblicani, ma anche la pattuglia che fa capo a Bernie Sanders, molto critico verso la gestione della guerra in Medio Oriente da parte di USA e Israele.

Possibile effetto Trump?
La strada verso le presidenziali USA del 2024 è ancora lunga e lastricata di ostacoli, anche sul fronte giudiziario. Ma una riedizione del duello Trump-Biden del 2020 resta saldamente nell’ordine delle possibilità. Anche in Russia si vota, a marzo prossimo, al netto di un risultato – la rielezione di Vladimir Putin – praticamente già scritto. Sia Mosca che Kiev sembrano chiaramente prepararsi a un conflitto ancora lungo, ma a Washington qualcosa potrebbe cambiare nel caso di un ritorno del tycoon newyorchese alla Casa Bianca. “Con una seconda amministrazione Trump, gli Stati Uniti staccherebbero la spina all’Ucraina”, afferma senza remore Chris Dolan, professore di scienze politiche al Lebanon Valley College, sulle colonne di Newsweek. Il candidato alle primarie repubblicane, d’altronde, ha dichiarato che – se rieletto – metterebbe fine alla guerra nel giro di 24 ore. Trump ha inoltre descritto Putin come “molto intelligente”, dopo che le forze di Mosca avevano avviato l’invasione dell’Ucraina a febbraio 2022.
Cambio di strategia?
Questo stato di cose preoccupa, e non poco, la Casa Bianca. Anche se l’amministrazione Biden e i partner europei continuano a ostentare sostegno illimitato a Kiev, scrive Politico, si fa sempre più insistente l’ipotesi di un cambio di strategia per porre fine alla crisi. Citando due fonti – un funzionario dell’amministrazione USA e un diplomatico europeo a Washington – il portale d’informazione rileva che le autorità europee stanno spostando l’obiettivo finale da una vittoria totale dell’Ucraina sulla Russia ad un miglioramento della posizione (di Kiev) in vista di un eventuale negoziato per porre fine alla guerra. In altri termini, si tratta di uno “spostamento strategico” che prevede un rafforzamento difensivo delle posizioni ucraine, piuttosto che la riconquista di tutti i territori occupati dai russi. “Questa è stata sempre la nostra teoria nel merito: l’unico modo in cui questa guerra finirà è attraverso i negoziati“, ha dichiarato il funzionario americano, parlando in condizione di anonimato. “Vogliamo che l’Ucraina abbia in mano le migliori carte possibili quando questo avverrà”, ha aggiunto. Affrontare nel bel mezzo di una spietata campagna elettorale una guerra che dura da quasi due anni – tre, al momento dell’eventuale secondo insediamento – potrebbe rivelarsi molto complicato per Biden.
Il commento
di Mario Del Pero, ISPI e Sciences Po
“Le possibilità che Donald Trump possa essere rieletto alla Casa Bianca l’anno prossimo sembrano aumentare con il passare dei giorni e i sondaggi lo danno come netto favorito nelle primarie repubblicane. L’ex presidente prevale in quasi tutti i principali swing states in un ipotetico testa a testa con Biden. Quest’ultimo sconta tassi d’impopolarità ancora molto alti, acuiti dall’insoddisfazione verso molti ambiti della sua azione politica interna ed estera, dove è progressivamente evaporato l’iniziale consenso bipartisan, politico e pubblico, alla politica di aiuti all’Ucraina e per la prima volta – su Gaza – si manifestano crepe forti tra l’elettorato democratico e dentro un’amministrazione fino a oggi molto coesa e disciplinata”. Dallo Speciale ISPI “Il mondo nel 2024: la grande frammentazione”. Leggilo qui.
A cura della redazione di ISPI Online Publications

L’Ucraina ha solo una soluzione: cacciare l’ invasore dall’intera Ucraina oltre i confini del 1991. La gravità di questa invasione va oltre il significato nazionale Ucraino. Qui si tratta di valori e di principi che nel caso riportato nell’articolo, sarebbe causa di gravisime conseguenze civili e democratiche che la Rossiya vorrebbe distruggere anche grazie al sostegno dato alla organizzazione criminale di Hamas.