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Gaza: scontro Israele-Onu

sraele chiede le dimissioni di Guterres, mentre a Gaza le vittime aumentano soprattutto tra i bambini. Accuse all’Occidente: “Complici di un massacro”.

di Istituto Ispi | 26 Ottobre 2023

È uno scontro senza precedenti quello che si sta consumando in queste ore tra Israele e le Nazioni Unite: le autorità di Tel Aviv hanno dichiarato di aver rifiutato il visto a Martin Griffiths, sottosegretario agli Affari umanitari, per dare “una lezione all’Onu”. L’annuncio arriva dopo il durissimo botta e risposta seguito all’intervento del Segretario generale, Antonio Guterres, ieri al Consiglio di Sicurezza, per il quale Israele ha invitato Guterres “a dimettersi”. Dopo aver condannato il brutale attacco di Hamas del 7 ottobre scorso, infatti, il Segretario generale ha affermato che gli “spaventosi attacchi” di Hamas “non possono giustificare la punizione collettiva del popolo palestinese” e ha parlato di “chiare violazioni del diritto umanitario internazionale che stiamo testimoniando a Gaza”. Guterres ha affermato inoltre che “l’attacco contro Israele non è avvenuto ‘in un vacuum’ ma segue “56 anni di soffocante occupazione” per il popolo palestinese, che “ha visto la sua terra costantemente divorata dagli insediamenti e tormentata dalla violenza; l’economia soffocata; la gente sfollata e le case demolite. Le speranze per una soluzione politica sono svanite”. L’ambasciatore israeliano presso l’Onu, Gilad Erdan, ha definito il discorso “scioccante”, affermando che Guterres dovrebbe dimettersi e che “vede il massacro commesso dai terroristi nazisti di Hamas in modo distorto e immorale”. 

L’Occidente è complice? 

Lo scontro all’Onu si consuma mentre cresce il numero di palestinesi uccisi nei raid in Cisgiordania e i bombardamenti sulla Striscia di Gaza, incessanti, hanno provocato, secondo le stime del ministero della Sanità dell’enclave, oltre 6500 morti di cui più di 2700 bambini. “Un massacro”, ha accusato la regina Rania di Giordania in un’intervista alla CNN “che si consuma sotto gli occhi del mondo mentre in Occidente nessuno chiede nemmeno un cessate il fuoco”. Nel sottolineare quello che definisce “un palese esempio di doppio standard”, la sovrana giordana punta il dito contro l’Europa e gli Stati Uniti: “Il loro silenzio assordante – dice – ha scioccato la gente e per molti nella nostra regione rende complice il mondo occidentale”. Le Nazioni Unite e le agenzie umanitarie chiedono urgentemente una tregua umanitaria e la libera circolazione degli aiuti per la popolazione sempre più disperata. I medici che lavorano nell’enclave avvertono che la carenza di energia minaccia la vita dei pazienti più vulnerabili, compresi i neonati gravemente feriti e prematuri che necessitano di incubatrici. “Come madri abbiamo visto mamme palestinesi che scrivono i nomi dei figli sulle loro mani, perché le probabilità che vengano bombardati, che i loro corpi si trasformino in cadaveri, sono molto alte”, ha detto Rania. “Voglio solo ricordare al mondo che le madri palestinesi amano i loro figli tanto quanto qualsiasi altra madre al mondo”.

Dal Qatar alla Turchia, cresce la frustrazione? 

Cresce la frustrazione anche tra i leader regionali per la percepita riluttanza da parte degli Stati Uniti a frenare il bombardamento di Gaza. Lo sceicco del Qatar Mohammed Bin Abdulrahman al-Thani ha condannato “la politica di punizione collettiva” inflitta ai palestinesi affermando che l’unico modo per raggiungere una soluzione pacifica a Gaza è “mantenere aperti i canali di comunicazione”. Da Doha, anche lo sceicco è tornato sulla questione dei “doppi standard dell’Occidente”, dicendo: “C’è una crescente rabbia tra tutti in questa regione che mette in dubbio la reazione della comunità internazionale per i crimini commessi contro il popolo palestinese. Il numero di bambini uccisi in questa guerra ha superato il numero di bambini uccisi nella guerra tra Ucraina e Russia, eppure non vediamo la stessa reazione”. E con un discorso che segna un’inversione rispetto ai toni moderati dei giorni scorsi anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha criticato Israele, con cui da tempo era in corso un processo di riavvicinamento, e ha annullato il suo prossimo viaggio nel paese. Il leader turco ha inoltre descritto Hamas come “un gruppo di combattenti che conduce una battaglia per proteggere la propria terra”. La scorsa settimana, i leader di Giordania, Egitto e Autorità palestinese si erano ritirati dal vertice programmato ad Amman con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden dopo un attacco all’ospedale Al Ahly di Gaza, inizialmente attribuito a Israele ma la cui responsabilità sarebbe invece da attribuire ad un razzo difettoso delle milizie palestinesi. 

‘Doppi standard’ tra Gaza e l’Ucraina? 

Dal 7 ottobre Washington è rimasta salda nel suo sostegno al governo del primo ministro Benjamin Netanyahu, e ha respinto le richieste di cessate il fuoco. “Non stiamo parlando di un cessate il fuoco in questo momento”, ha detto alla CNN John Kirby, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca. “In effetti, non crediamo che questo sia il momento per un cessate il fuoco. Israele ha il diritto di difendersi. Hanno ancora del lavoro da fare per perseguire la leadership di Hamas, continueremo a sostenerli o a fornire loro maggiore assistenza in materia di sicurezza”. Anche il segretario di Stato americano Antony Blinken, pur riconoscendo il disastro umanitario a Gaza, ha affermato che si dovrebbero prendere in considerazione “pause umanitarie” ma ha evitato il termine cessate il fuoco. E la scorsa settimana gli Stati Uniti hanno posto il veto alla proposta di una tregua umanitaria presentata al Consiglio di Sicurezza poiché la risoluzione non menzionava il diritto di Israele all’autodifesa. In Europa, il dibattito resta limitato ai media e social media, dove alcuni commentatori hanno accusato Ursula von der Leyen di ipocrisia per i suoi diversi approcci alle guerre in Ucraina e Gaza. Ma che in gran parte del mondo stia aumentando la sensazione di un ricorso a ‘due pesi e due misure’ riguardo ai due conflitti è un fatto. “Giustamente o no è un’accusa che ci viene rivolta –  ha osservato Carl Bildt, l’ex primo ministro svedese – e qualcosa di cui dovremmo occuparci”. 

Il commento 

Di Ugo Tramballi, ISPI Senior Advisor  

“Ritornare a un orizzonte negoziale, cioè a una soluzione politica, è diventato il mantra della maggioranza che non aderisce a una delle due verità estreme. “Due stati per due popoli in pace e sicurezza”, era la formula di Oslo. Lo dicono presidenti e premier occidentali venuti in questi giorni in Israele; lo dicono Putin e Xi Jinping, lo dicono i leader del mondo emergente (qualcuno continuando a giustificare Hamas). Lo dicono tutti, tranne la gran parte degli israeliani e dei palestinesi, direttamente coinvolti nei bombardamenti su Gaza e nei massacri di Hamas. La soluzione dei due stati è diventata una specie di dichiarazione assolutoria dei leader mondiali, per aver ignorato ciò che stava accadendo da anni a Gaza e in Cisgiordania”. 

A cura della redazione di  ISPI Online Publications 

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: anni, battaglia, casa bianca, comunità internazionale, dichiarato, discorso, europa, governo, lavoro, leadership, madri, medici, mondo, nazisti, processo, putin, sanità, soluzione, sostegno, stati uniti, stia

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

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