
L’India si prepara ad ospitare il G20, l’evento internazionale di più alto profilo che si sia svolto nel paese da anni. Il 9 e 10 settembre, per la prima volta i leader dei paesi più ricchi e industrializzati del mondo percorreranno le strade di Nuova Delhi che per l’occasione ha predisposto da mesi un’imponente strategia di pulizia e sicurezza. Dai sistemi anti-drone alla cura delle aiuole, la capitale è sottoposta da mesi ad una ‘cura’ rigenerante e cosmetica i cui numeri fanno già notizia: 700 operatori ecologici, 150 macchine pulitrici, fino a 130mila poliziotti e paramilitari schierati, oltre 120 milioni di dollari spesi per l’abbellimento della città dove sono state installate fontane scolpite, vasi di fiori e la bandiera indiana campeggia ovunque. Su decine di monumenti e facciate viene proiettato il logo del vertice e le persone si accalcano per scattare selfie. Ma c’è un altro aspetto di questa ‘routine della bellezza’ che fa discutere: di fronte a molte baraccopoli sono stati eretti muri temporanei di stoffa, per nasconderli alla vista e, in alcuni casi, i residenti sono stati trasferiti. I mendicanti sono stati sfrattati dalle strade e non è chiaro dove siano stati trasferiti. D’altronde per il paese e il suo primo ministro Narendra Modi l’evento è troppo importante perché qualcosa possa andare storto: il consesso proietta l’India dove la più tumultuosa delle economie in crescita aspira ad arrivare e che crede senz’altro di meritare: in prima linea sul palcoscenico globale.

Benvenuti in Bharat?
L’ultima delle polemiche intorno all’evento è scoppiata appena pochi giorni fa in seguito ad un’anticipazione della stampa indiana secondo cui sull’invito alla cena ufficiale di apertura dei lavori, non ancora pervenuto ai leader del G20, il paese viene indicato come ‘Repubblica di Bharat’, il termine sanscrito caro alla comunità induista e precedente a ‘India’, di derivazione coloniale. La notizia non poteva non sollevare un polverone: quella per la rimozione delle vestigia coloniali è una campagna che il partito nazionalista al governo, il BJP di Modi, si è intestato da tempo, e in molti si chiedono ora se la mossa preceda un progetto per accantonare definitivamente il nome India, imposto dalla corona britannica seppur con origini molto più antiche. I commentatori del paese gettano acqua sul fuoco, ricordando che Bharat non è solo un termine ancora più antico, ma è anche uno dei due nomi ufficiali previsti dalla Costituzione. Secondo l’agenzia France Presse, tuttavia, non ci sono dubbi sul fatto che si tratti “non solo di una disputa semantica” ma di un primo passo per ripristinare un nome più in sintonia con la religione maggioritaria del paese. La scelta che entusiasma alcuni, tuttavia, preoccupa altri: il governo indiano ha già fatto rimuovere anche i nomi islamici dei luoghi imposti sotto l’Impero Moghul, che precedette la colonizzazione britannica, misura emblematica – denuncia l’opposizione – di voler stabilire la supremazia della religione indù sulle minoranze.
Chi c’è e chi no?
Per l’ospite del G20 l’evento arriva in un momento fortunato. Appena poche settimane fa l’India è diventata il primo paese nella storia a far atterrare un veicolo spaziale sul polo sud della Luna. Le sue ambizioni sono sostenute da una crescita costante; l’anno scorso ha superato la Cina diventando la nazione più popolosa al mondo e il governo prevede che l’economia cresca del 7% quest’anno. Tutto ciò avviene mentre sullo scacchiere internazionale si proietta un crescente divario tra Stati Uniti, Russia e Cina che in qualche modo favorisce l’ascesa del paese sul piano geopolitico. Un divario che avrà conseguenze anche sul G20 indiano, a cui Vladimir Putin, oggetto di un mandato di cattura della Corte Penale internazionale, non parteciperà mentre Xi Jinping ha deciso di delegare il suo primo ministro Li Qiang. Due assenze eccellenti ma di segno diverso: Mosca e New Delhi, nonostante i tentativi di Washington di attrarre Modi nel campo delle democrazie occidentali, restano partner solidi, soprattutto grazie al petrolio russo a basso costo con cui l’India sostiene la propria crescita e alle forniture militari provenienti dal Cremlino che costituiscono l’85% degli armamenti indiani. Con la Cina invece la questione è più complessa: l’assenza di Xi, seppur inattesa poiché arriva poche settimane dopo un consolidamento dei rapporti al vertice dei Brics in Sudafrica, si inserisce in un clima di contrasti crescenti mai del tutto sopiti fra i due vicini. All’assenza dei leader cinese e russo fa da contraltare la presenza del presidente americano Joe Biden, atteso nella capitale in serata e che terrà domani un vertice bilaterale con Modi a margine dei lavori. “Biden si è detto deluso dall’assenza di Xi Jinping – osserva il Washington Post – ben cosciente che qualsiasi prospettiva di distensione dovrà attendere”.
L’ascesa delle potenze medie?
Nel fervore degli ultimi preparativi c’è chi si chiede se oltre alla pompa magna il vertice riuscirà a produrre un comunicato finale che metta d’accordo tutti i partecipanti riguardo all’Ucraina. Finora il G20 non ha espresso una posizione sul conflitto e c’è il rischio che per la prima volta dal 1999 le delegazioni lascino New Delhi senza un messaggio comune. Sarebbe un ulteriore colpo per un organismo in costante perdita di prestigio: negli ultimi anni, e con la crescita delle disuguaglianze, molti paesi hanno messo in dubbio l’importanza di un forum dominato dall’Occidente e basato su una distribuzione del potere obsoleta. Per questo, lasciando da parte questioni divisive come l’Ucraina, l’India spera di offrire al vertice un punto di convergenza tra le due parti di mondo, mettendo all’ordine del giorno i temi che maggiormente colpiscono i paesi in via di sviluppo come il cambiamento climatico, il peso del debito, la trasformazione digitale, l’inflazione e la sicurezza alimentare ed energetica. “Il messaggio per il Sud del mondo è: siamo con voi e siamo disposti a guidare la battaglia in prima linea – spiega Happymon Jacob, docente di politica estera alla Jawaharlal Nehru University di New Delhi, “mentre quello indirizzato alla comunità internazionale è: non potete più permettervi di ignorare le preoccupazioni di questa parte del mondo, ora che noi ne guidiamo la leadership”. Quanto al pubblico interno – il messaggio in vista delle elezioni previste nel 2024 – è semplice: ospitando i massimi leader mondiali, l’India è diventata una potenza mondiale, ed è Modi ad averla portata fin lì”.
Il commento
di Nicola Missaglia, India Desk ISPI
“Il G20 indiano arriva a coronamento di un anno di conquiste importanti per il peso internazionale di New Delhi: dal primato demografico allo sbarco sulla Luna, dalla crescita sostenuta (l’India ha scalzato il Regno Unito diventando la quinta economia mondiale) al ruolo di ago della bilancia negli schieramenti internazionali sulla guerra in Ucraina. A suon di astensioni all’Assemblea Generale dell’ONU, missioni diplomatiche a Occidente, charm offensive a Sud e pragmatici acquisti di idrocarburi da Mosca, Modi ha sfruttato al meglio l’incerta congiuntura del momento per fare del suo paese un attore irrinunciabile nella (attuale) geopolitica mondiale. Per l’India il G20 dei prossimi giorni è dunque un momento storico: ne annuncerà la definitiva ascesa al tavolo delle grandi potenze e sugellerà il cambio paradigmatico della politica estera indiana da quella propria di un paese emergente timido e introverso, con interessi per lo più circoscritti al suo immediato vicinato, a quella di una potenza globale a tutti gli effetti. Ma proprio per questo la strategia del “multi-allineamento” geopolitico, quello delle agende inclusive e non divisive, fin qui adottata da Modi sarà messa alla prova sempre più duramente in uno scenario internazionale sempre più polarizzato, e potenzialmente biforcato. E il summit del fine settimana non sarà che un assaggio delle sfide che attendono la neonata potenza indiana”.
A cura della redazione di ISPI Online Publications

Non esiste più il G 20
Esiste il G19
La cosiddetta Russia è fuori.