
Con oggi la mia permanenza a Venezia finisce. Che dire? Sono stato molto bene e ho ritrovato la mia “Penelope”, ovviamente un po’ più provata di quando l’ho lasciata ma non ha perso il suo fascino e, lo ammetto, l’innamoramento per lei è rifiorito. Ci sarebbe ancora molto da raccontare, ma basta così. L’ho lasciata opportunamente con uno spritz (Select, né Aperol, né Campari secondo ricetta originale) al Quadri. Infine mi consento la banalità di alcune immagini classiche che tutti fanno. Ma se tutti fanno, ci sarà un perché! Un baso grande.
F.P.


È venuta a trovarmi qui a Venezia una mia cara amica di Berlino. Arrivata da una vacanza treno + bici dalla Calabria e sulla via del ritorno a casa. Abbiamo così celebrato i 50 anni di amicizia essendoci conosciuti a Corfù nel 1973.
Venerdì scorso abbiamo camminato in lungo e in largo per la città. Il suo Apple Watch, di cui è un po’ ossessionata, segnava 17 km. percorsi.
“Sei stanca?” le chiesi rientrando.
“Un po’. Ma sono stufa dei turisti. Sono troppo faticosi.”
“Beh, pensa ai veneziani che tutti i giorni hanno a che fare con questa massa informe che invade la città. E oggi è venerdì, domani e domenica sarà molto peggio.”
Lei è ripartita sabato e io la domenica, mentre moltitudini arrivavano a Venezia, me ne andavo. Tappa: Treviso, città visitata molti anni fa ma del tutto dimenticata. Ho visto un centro storico notevole. Una specie di Siena in salsa veneziana fatta di palazzi e torri medioevali e di acque rispecchianti dimore e giardini.


A completare la soddisfacente visita, un pranzetto d’antan che mi ha riportato a gioventù le papille gustative. Pasta e fagioli e trippa alla veneta. Una cosa leggerina.
Francesco Pellizzari

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