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Il “buongoverno” della democrazia è mutato in democratura?

ricchi potrebbero anche nascere acefali, con una rapa al posto della testa, ma la formula vincente per l’arricchimento l’avrebbero sempre e solo loro perché provvisti di portafoglio. Pagando, corrompendo o minacciando possono comprarsi tutte le grandi teste della cultura e della politica che gli servono per progettare, legalizzare e portare a buon fine (a spese dei poveri) qualunque crimine sociale, finanziario e/o ecologico, funzionale alla loro folle accumulazione di potere personale e corporativo.

di Franco Luceri | 6 Giugno 2023

Dall’uomo scimmia a l’uomo scemo, “lamontagna della cultura ha partorito un solo minuscolo topolino”.

A colpi di cambiamenti gattopardiani, la politica continua da millenni ad adattare burocrazia, giustizia, mercato e finanza, alla immodificabile finalità cavernicola dello sfruttamento dei poveri per l’arricchimento dei ricchi.

E Victor Hugo immortalò così questa patologia politica mondiale: 

“è dell’inferno dei poveri che è fatto il paradiso dei Ricchi“.

E non ha fallito solo la cultura. Anche la religione ha sprecato millenni promettendo la soluzione del rompicapo povertà, ma ottenendo a livello planetario una esplosione di poveri.

I ricchi potrebbero anche nascere acefali, con una rapa al posto della testa, ma la formula vincente per l’arricchimento l’avrebbero sempre e solo loro perché provvisti di portafoglio. 

Pagando, corrompendo o minacciando possono comprarsi tutte le grandi teste della cultura e della politica che gli servono per progettare, legalizzare e portare a buon fine (a spese dei poveri) qualunque crimine sociale, finanziario e/o ecologico, funzionale alla loro folle accumulazione di potere personale e corporativo.

Che si chiamino progressisti o conservatori; i tassisti della politica con i cervelloni della cultura al seguito, sono autorizzati ad occupare “da passeggeri” la Rolls Royce degli Stati democratici (eternamente col serbatorio asciutto), dovendo lasciare libero il posto di autista ai benzinai: ai fornitori di carburante finanziario che pretendono di guidare il carrozzone Stato verso il “buon governo” del profitto garantito ai grandi padroni, fame ai lavoratori e padroncini, e avanzi alla classe media, che in Italia, almeno da mezzo secolo, si offre o si svende da utile idiota ai Paperoni per non retrocedere nella povertà.

E così, secolo dopo secolo siamo arrivati a questo livello di barbarie, persino nelle “migliori” democrazie Occidentali, (Italia in primis), perché i cittadini continuano a chiedere allo Stato, (cioè all’istituzione che vive dei loro tributi: quindi a se stessi) una quantità di diritti che singolarmente nessuno (che non sia un genio della truffa o del furto) può pagarsi di tasca propria. 

Ma li pretendono ugualmente “a cambiali”, dimenticando che poi, per il debito pubblico e gli interessi passivi, quei diritti, prima ancora di essere fruibili come diritti, si convertiranno in doveri tributari e disservizi burocratici ammazza Popoli e ingrassa Paperoni.

Ed è per questa via che le democrazie  politiche occidentali si sono convertite in democrature finanziarie e industriali socio-eco-assassine.

Da Platone ad oggi, i saggi, i ricchi e i potenti hanno avuto a disposizione 24 secoli per fare della democrazia il paradiso dei poveri che sono una schiacciante e immodificabile maggioranza, (perciò legittimati ad auto governarsi) ma ne hanno fatto un inferno dantesco.

L’esigua minoranza dei Ricchi è interessata a consegnare e a conservare la democrazia nelle mani dei poveri, a costo di esportarla a cannonate, perché i poveri, accumulando debito pubblico per correre verso il miraggio dei diritti senza doveri, si autoschiavizzano, impoveriscono e ingrassano i Paperoni.

Se in mano al popolo sovrano (ma reso culturalmente autolesionista)  la democrazia non si fosse dimostrata miracolosa per garantire l’ossessiva accumulazione finanziaria ai “poveri bilionari“, l’avrebbero già assassinata e sepolta.

Nel mondo le attuali democrazie sono tenute scientificamente in pugno da poche decine di “fornitori di carburante finanziario” per gli Stati disponibili ad indebitarsi, e continuano ad essere per i popoli “un salto dalla padella alla brace”: dalla dittatura politica assassina, alla “democratura economica” che deruba i popoli e li uccide due volte: rendendo assassina la natura e fallito lo Stato.

E se la mia povera opinione non Vi avesse convinto, provate a rimanere scettici pure con Luciano De Crescenzo, che ha descritto così il “progresso” mondiale:

“La stupidità è il motore del mondo. I politici, gli uomini di marketing, i religiosi, i personaggi dello spettacolo, campano tutti, chi più chi meno, sulla stupidità umana.

Non basta? De Crescenzo non convince? Allora provate con MARIO DRAGHI: 

“Un Paese perde sovranità quando il debito è troppo alto”, perché a quel punto “sono i mercati che decidono”, e ogni decisione di policy “deve essere scrutinata dai mercati, cioè da persone che non votano e che sono fuori dal processo di controllo democratico”.

E che la forza mostruosa del denaro avrebbe abbattuto la politica democratica come la diga del Vajont, lo avvertì e descrisse così anche Bettino Craxi: 

“Dopo di noi, il regime violento della finanza vi farà a pezzi. Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare”.

Come dire: “democrazia riposa in pace” 

Ad impoverire Italia e italiani, ci sta pensando scientificamente la democratura mondiale.

E che Dio ce la mandi buona!

Franco Luceri

Pubblicato in : Blog, Menù SoluzioniTag: bettino craxi, cambiamenti, craxi, debito pubblico, democrazia, disposizione, draghi, finanziaria, globalizzazione, governo, italia, mario draghi, mercati, mercato, mondo, natura, personaggi, persone, processo, regime, religione, soluzione

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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