
Avviene dunque che a Milanello sia giunto il momento della resa dei conti. I proprietari americani del club rossonero, i “ricchi scemi” come li ha definiti qualcuno, probabilmente cosi scemi non sono. Rappresentati da tal Jerry Cardinale, paisà come Rocco Commisso e come Joe Tacopina (come se per occuparsi di soccer occorra avere per forza legami di sangue col Belpaese), gli investitori a stelle e strisce hanno fatto i conti della serva accorgendosi che qualcosa non ha funzionato. I rumors parlano di una precisa accusa nei confronti del duo Maldini-Massara per la gestione del mercato del dopo Gazidis. Insomma, il Paolino nazionale e il suo scudiero sono stati accusati di avere le mani bucate e di aver sprecato fondi per l’acquisto di oggetti misteriosi come l’etereo belga De Kaetelare, il mai utilizzato Adil, gli sconosciuti Vrankl e Dest e di non aver in pratica confermato i risultati dell’anno precedente nonostante l’impennata delle spese generali. Quando si tratta di dimissionare dipendenti, gli americani non si fanno troppi problemi e al termine di una breve riunione Maldini e Massara hanno raccolto le loro cose nella classica scatola di cartone e hanno salutato il sodalizio che, soprattutto per il primo, è casa e famiglia. Tutto legittimo, per carità. Probabilmente però Cardinale non ha fatto i conti con l’anima milanista, il tifo. Per il popolo rossonero, toccare Maldini è lesa maestà: un sacrilegio come azzannare una bistecca di scottona in una piazza di Delhi, pericoloso come calpestare il ritratto di Kim Jong Un in centro a Pyongyang. Ne vedremo delle belle. Il premio di peggiore uscita della settimana se lo è invece aggiudicato tal Fausto Servadio, candidato del terzo polo alla poltrona di Sindaco di Velletri, ridente cittadina dei castelli romani, dove la leggenda narra che il vino sgorghi dalle fontane e il Servadio è testimone vivente che potrebbe essere vero. Il presunto renzian calendiano, trombato come da copione alla prima tornata elettorale, al ballottaggio ha assicurato i suoi (pochi) voti al candidato della destra meloniana. E non solo. Durante il comizio di chiusura, ha rassicurato gli elettori che non avrebbe problemi ad omaggiarli col saluto romano. Con buona pace della legge Scelba, della successiva legge Mancino e di quelle ormai arcaiche disposizioni transitorie della nostra bistrattata Costituzione. Nessun commento da parte di Renzi, troppo occupato con i viaggi andata e ritorno in Arabia Saudita. Se avesse avuto uno spiraglio di tempo, avrebbe potuto ricordare al Servadio che scout e balilla non sono esattamente la stessa cosa.
Davide Stefanoni

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