Non appartengo a quelli che hanno esultato per l’elezione del Senatore Ignazio La Russa alla seconda carica dello Stato.
Vengo da una lunga storia familiare e militanza nella famiglia del socialismo democratico e riformista, quello di Filippo Turati, dei fratelli Rosselli, di Anna Kuliscioff, di Giacomo Matteotti e Bruno Buozzi, di Giuseppe Saragat e di Sandro Pertini, di Giuliano Vassalli, Pietro Nenni e Bettino Craxi.
Una storia di antifascismo, certo.
Ma anche una storia di lotta ad ogni forma di totalitarismo, a est come a ovest. Con finanziamenti cospicui alle opposizioni clandestine della Spagna franchista , della Grecia dei colonnelli, del Portogallo di Salazar, del Cile di Pinochet, dell’ Argentina, così come a quelle dell’ est Europa come Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, o il sostegno ai dissidenti russi come Sacharov.
Ed una lunga tradizione di vicinanza al mondo del lavoro e dei diritti, alle battaglie civili come per il divorzio e per l’aborto ( mai inteso però come interruzione di gravidanza).
Non posso quindi esultare se alla presidenza del Senato va un vecchio fascista come La Russa.
Così come non esultai quando alla Presidenza della Camera andò un comunista giustizialista come l’ex magistrato Luciano Violante.
Però la democrazia è questa e va accettata e rispettata.
Così come ogni Istituzione dello Stato, ad ogni livello.
Queste sono le regole.
È chiaro quindi che non sono sufficienti le condanne postume ai gravi segnali che stanno arrivando nelle ultime ore , con scritte e minacce al Sen. La Russa.
Non si può pensare di impostare una intera campagna elettorale sull’ antifascismo e poi lamentarsi se ricompaiono i soliti estremisti con la stella a cinque punte.
E non si può pensare a due righe di condanna se poi si permette a un presidente di Regione come De Luca di dire le cose che ha detto sui due presidenti dei rami del parlamento appena eletti.
Non è così che si rappresentano le Istituzioni e non è così che si onorano i nostri padri costituenti.
C’è solo da augurarsi che questa destra dimostri di affrancarsi da un passato da dimenticare più di quanto lo abbia fatto la sinistra postcomunista.
Sarebbe davvero una grande conquista per tutti gli italiani, e finalmente il segnale di una democrazia liberale matura e pronta alle sfide del futuro.
Anche perché , per citare il Presidente del Consiglio uscente Mario Draghi, “ i governi passano , l’Italia rimane “.
Francesco Carbini

Con rispettoso riferimento a questi tre pensieri interconnessi;
– “Però la democrazia è questa e va accettata e rispettata.”
– “Così come ogni Istituzione dello Stato, ad ogni livello.”
– “Queste sono le regole.”
Mi permetto di pensare che il “Sistema” Italia non ha ancora “Regole” democratiche veramente idonee a generare “Istituzioni” politiche non evasive l’originaria sovranità del popolo.
L’affermazione: “i governi passano, l’Italia rimane”, è come il saluto finale del prete: la messa è finita andate in pace! Dimenticando, lui per primo, che per i Cristiani la Messa inizia proprio dopo aver lasciato il sagrato della Chiesa.
E’ possibile sapere in quale occasione Francesco Cabrini “non abbia esultato quando alla Presidenza della Camera andò un comunista giustizialista come l’ex magistrato Luciano Violante.” (beninteso in analogia al suo, attuale, mancato entusiasmo per l’elezione di La Russa? La cosa mi interessa trovandomi d’accordo con la critica a Violante ma volendo saperne qualcosa di più da Carbini medesimo. Grazie. Luciano Dissegna