
L’identità è ormai divenuta una fissazione che ha contaminato il dibattito politico distorcendo i valori di riferimento. È un delirio! Tutti a litigare per la propria identità. Perché l’identità facilita e divide, separa e banalizza, chiarisce e non impone di dover riflettere, non richiede elaborazioni perché permette di omologare, di collocare, di rendere conforme, di normalizzare, di etichettare, di marchiare, di incastonare. Aut aut. O sei come noi o sei fuori. E non ci sono sfumature. L’identità è una risposta sbagliata alla paura e alle nostre paure. Protegge e tranquillizza, ma non apre la mente e il cuore. Non coglie la complessità.
E così, ciascuno rivendica la propria identità a discapito della memoria. Infatti, viviamo in un tempo in cui domina “il sonno della memoria”. Tempi d’ignoranza e superbia, di cecità e istinti, di razionalismo e tecnocrazia.
La memoria viene sistematicamente rimossa, annullata, espulsa, e così viene perduta. Ma la memoria è la madre dell’arte, è conoscenza, genera creatività e futuro. La memoria svela, apre la mente, libera dall’ignoranza. La memoria ispira, scuote e smuove. Perché la memoria è la comprensione della realtà. Senza memoria si vive in un eterno presente senza passato e senza avvenire. Ecco perché i Partiti politici sono tutti alla ricerca di un’identità o rivendicano orgogliosamente la propria identità. Perché non vogliono avere a che fare con la memoria. Ma l’identità è un valore di destra, cioè dei conservatori, ed è l’opposto della memoria. L’identità è una fissazione, un’omologazione, una chiusura, un fanatismo, un dogmatismo. Insomma, i conservatori di destra e di sinistra, di centro e di periferia, scelgono l’identità mentre i riformatori alimentano la memoria, che è un qualcosa di ancora vivo nel presente, non riguarda i ricordi passati, ma è la spinta per il futuro, è la conoscenza della Storia, è la consapevolezza, la coscienza, la visione d’insieme. L’identità ha soltanto punti di vista. L’identità è una conquista sociale, l’identità ci viene data dagli altri attraverso il loro riconoscimento, non è soltanto un dato anagrafico. Insomma, l’identità non costruisce il futuro, ma congela il presente. La memoria, invece, unisce e costruisce, sfugge alle facili etichette, favorisce la creatività e genera l’arte della Politica.
Pier Paolo Segneri

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