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La riscoperta di Sophie Cottin 

Un saggio di Silvia Lorusso dedicato all’autrice di uno dei più significativi romanzi epistolari del ‘700.

di Gabriele Parenti | 25 Aprile 2022
Silvia Lo Russo

I romanzi di Sophie Cottin ebbero un grande successo all’inizio del XIX secolo, a cominciare da Claire d’Albe (pubblicato in forma anonima nel 1799) che fu un vero bestseller. Ma poi la scrittrice francese è stata ben presto dimenticata. Le ricerche e i saggi di Silvia Lorusso docente di letteratura francese nell’Università “Aldo Moro” di Bari hanno contribuito in modo determinante a riscoprirla nella stessa Francia e a farla conoscere nel nostro Paese.

Le sue ricerche, si sono concentrate sul romanzo sentimentale della prima metà del XIX secolo. In quest’ambito ha pubblicato il saggio Matrimonio o morte (Taranto, 2005) e numerosi articoli in riviste italiane e straniere e in volumi collettanei, Nel 2018, per Garnier, ha pubblicato: Le Charme sans la beauté, vie de Sophie Cottin.

 Esaminiamo, in questa conversazione con l’autrice, alcuni aspetti delle sue ricerche

Chi era Sophie Cottin?

Una scrittrice molto interessante, perché piena di ambiguità: parla contro le donne scrittrici e lei scrive; è protestante ed esalta eroine di fede cattolica; la sua bibbia letteraria è La Nouvelle Héloïse, romanzo della rinuncia sublime, e lei è l’unica scrittrice dell’epoca a mettere in scena l’adulterio; pensa che la donna debba badare al focolare domestico ed è a favore del divorzio; è felice nel suo matrimonio e scrive di matrimoni infelici; elogia il piacere di una vita ritirata ed è attorniata da intellettuali importanti. Insomma, è una donna di grande intelligenza e fascino. Nasce nel 1770 e muore nel 1807, quindi vive a pieno il dramma della Rivoluzione francese, con conseguenze anche nella sua vita. Si sposa per amore (seppure in un matrimonio combinato dalle famiglie) con Paul Cottin, ricchissimo banchiere che, nonostante avesse appoggiato gli ideali della Rivoluzione, viene perseguitato. La leggenda vuole che sia morto di crisi cardiaca poco prima dell’arrivo delle guardie, pronte a incarcerarlo (uno dei suoi soci verrà ghigliottinato). Sophie Cottin finisce dunque sulla lista degli emigrati (1794-1798), ma riuscirà a vivere una vita più che agiata, nella sua casa di campagna a Champlan, in compagnia di sua cugina Julie… legame che lascia supporre sfumature forse non solo amicali…

AIl’ inizio dell’800 ebbe un grande successo. Ma perché  è stata ben presto dimenticata.?

Non è facile rispondere. Claire d’Albe, il suo primo romanzo, che esce anonimo nel 1799, diventa subito un caso letterario e un best-seller (a inizio Ottocento è più venduto dei romanzi di Mme de Staël): Sophie Cottin si lascia andare a un racconto d’amore e di passione molto ardito per l’epoca. Della protagonista, si dice che “gusta” pienamente il momento dell’adulterio. Claire che tradisce suo marito, molto più anziano di lei, e fa l’amore col suo amante sulla tomba del padre, costituiva un oltraggio all’autorità; mostrava una inconciliabilità irriducibile tra il benessere individuale e quello collettivo; soprattutto rappresentava una violenza di desideri e sentimenti inconciliabile con il conformismo morale. Tutti questi caratteri furono subito collegati alla Rivoluzione e alla violenza storica di quel periodo.  Un importante intellettuale contemporaneo, come Joubert, scandalizzato, arrivò a paragonare il romanzo a quelli del Marchese de Sade. Il ripudio della Rivoluzione coinvolse così anche quello dell’opera. Con l’avvento del Realismo, la sentimentalità del romanzo, anche se scabrosa, risultò datata – nelle prime bozze di Madame Bovary, Flaubert fa leggere a Emma, pessima lettrice, i libri di Mme Cottin, frase poi cambiata con una evocazione generica di romanzi sentimentali superati e “impolverati”. Ciò detto, Claire d’Albe resta oggi una piacevole e interessante lettura. Per quanto possa presentare personaggi e caratteri tipici del genere sentimentale, non annoia e rivela aspetti sorprendenti, molto più degli altri romanzi di Sophie Cottin, troppo lunghi e più “invecchiati”.

Eppure, prima di pubblicare il suo romanzo si era espressa contro le donne scrittrici…..

Sì, è una delle sue più grandi incongruenze. Aspetto molto studiato, molto criticato all’epoca e direi senza soluzione. Resta una sua contraddizione. Non è un caso che il primo romanzo venga pubblicato anonimo e Sophie Cottin faccia di tutto per proteggere il suo anonimato. Poi, quando il suo nome viene scoperto, si sparge la voce che Sophie Cottin ha pubblicato il romanzo solo per aiutare uno “sfortunato” che aveva bisogno di soldi, sfortunato sulla cui identità moltissimo si è scritto e supposto (forse un suo amico proscritto?), senza alcun risultato. A me è parso invece lecito avanzare il dubbio che tutta la storia del lodevole motivo che l’avrebbe portata alla decisione di pubblicare un romanzo sia stata creata e fomentata da Cottin stessa (del resto mai nelle sue lettere è questione di un amico in difficoltà). Da un lato forse per perseguire una strategia editoriale, dall’altro per giustificare un’azione contraria alle sue idee: Sophie Cottin, assolutamente di fede rousseauiana, si era sempre dichiarata contraria alle femmes auteurs, nella convinzione che il ruolo della donna dovesse identificarsi con quello di moglie fedele e madre protettiva. Binomio che comunque le permetteva di costituire un’eccezione, in quanto vedova e senza figli. Nel suo secondo romanzo (Malvina) Cottin riprende la polemica contro le femmes auteurs, ma ammorbidendo le sue posizioni. Stabilisce distinzioni nella condizione della donna scrittrice: colei che scrive soltanto per i suoi amici, colei che pubblica sotto anonimato, colei che si dichiara pubblicamente. Le prime due condizioni, che corrispondevano alla sua situazione, venivano considerate come meno gravi. Nel terzo romanzo torna ancora sulla questione, ritrattando quanto detto in Malvina, ammettendo che predicava bene e razzolava male. In fine, a partire dalla II edizione dei due romanzi, elimina ogni riferimento alla questione. Che, dunque, resta irrisolta.

Perché  si è interessata specificamente  di questa autrice?

Ho studiato il romanzo sentimentale scritto tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento e ho visto che Sophie Cottin e i suoi romanzi presentavano aspetti diversi da molti dei romanzi a lei contemporanei. Sophie Cottin è una delle poche scrittrici dell’epoca di estrazione alto borghese ma non aristocratica e ha avuto un matrimonio d’amore. La scrittura non è stata per lei un rifugio dall’infelicità privata, né tanto meno un gioco di società. Aveva una vera passione. Negli ultimi momenti di vita sembra abbia detto che, malgrado il suo stato, la testa continuava a comporre. Quanto ai suoi romanzi, sono tra i più trasgressivi dell’epoca. Certo l’adulterio è esplicitamente condannato, ma implicitamente viene assolto, o per lo meno c’è una comprensione per le sue ragioni che si legge tra le righe…

Charme senza bellezza… Perché  ha scelto questo titolo evocativo per il suo saggio?

Sì, vi sono lettere bellissime scritte da Paul Cottin, il futuro marito di Sophie, ai suoi cognati e a sua sorella, in cui definisce la giovane Sophie, appena conosciuta, “senza alcuna grazia, imponente e magra, brutta”. Poi, pian piano, le lettere si addolciscono e Paul scrive che, nonostante la mancanza di bellezza, ha grande piacere a passare del tempo con lei, che il suo carattere e la sua dolcezza compensano l’aspetto fisico, infatti, come si sa, “una donna brutta ha sempre un buon carattere”. Fino ad arrivare a lettere in cui confessa di essere del tutto preso da lei, di trovarla simile a sua madre e a sua sorella, e che non cambierebbe nulla del suo aspetto fisico. Sulla mancanza di bellezza di Sophie Cottin insistono anche molti dei suoi corrispondenti e sempre per esaltarne, per contrappeso, il fascino. Anche Constant e Stendhal, parlando dei suoi romanzi, ai loro occhi ormai superati, pongono l’accento sulla poca gradevolezza del suo aspetto che non aveva però impedito corteggiatori, e grandi passioni, al contrario… Nelle cronache dedicate a Sophie Cottin, infatti, si parla inevitabilmente di due uomini che addirittura si sarebbero suicidati per lei, in quanto non ricambiati nel loro amore. La verità è nel mezzo: ci fu davvero un giovane innamorato di Sophie Cottin, rimasta vedova, che si uccise, ma si trattava di un giovane depresso e avverso alla vita, come molte delle lettere dimostrano, il cui suicidio, quindi, non può imputarsi al solo amore sfortunato. Al suo fascino s’inchinarono importanti uomini di lettere, come lo storico Michaud, che divenne suo amico, e soprattutto il filosofo Azaïs, l’unico a toccarle il cuore dopo la morte del marito.

Una breve sinossi di Claire d’Albe…

Si tratta di un romanzo epistolare, in cui la maggior parte delle lettere sono scritte da Claire a Élise, sua cugina e suo doppio razionale. Entrambe hanno 22 anni, entrambe sono madri, ma Élise è vedova, mentre Claire è felicemente sposata da 7 anni con un uomo di 38 anni più anziano di lei, il miglior amico di suo padre. Claire non ha in realtà mai conosciuto l’amore. Si è sposata a 15 anni con M. d’Albe, che stima e ammira, per esaudire l’ultimo desiderio del padre. I due sposi e i loro due piccoli figli vivono ritirati in una dimora in campagna. Lo scenario è ben preparato per l’arrivo, che diverrà inevitabilmente fatale, del giovane Frédéric, lontano parente di M. d’Albe, rimasto solo al mondo e di cui il nobile marito di Claire decide di prendersi cura. Frédéric ha tre anni meno di Claire e su questa pretesa differenza d’età M. d’Albe, che lo accoglie come un figlio, chiede a Claire di accoglierlo con lo stesso suo sentimento genitoriale e di occuparsi della sua “educazione”. Fino a un terzo del romanzo la situazione sembra sotto controllo e i due giovani non sono coscienti dell’amore che sta nascendo. Solo Élise intuisce il pericolo e comincia ad avere dubbi e timori, leggendo le lettere di Claire. A un certo punto della narrazione anche Frédéric inizia a rendersi conto che comincia a vedere Claire come una donna, per quanto angelica, e non più come la moglie di colui che considera suo padre adottivo. Da questo momento la gioia che provavano i due giovani nel tempo passato assieme inizia a tramutarsi in angoscia. L’episodio centrale del romanzo vede Frédéric salvare eroicamente M. d’Albe dalla furia di un toro e poco dopo, rimasto solo con Claire, confessarle il suo amore. I due giovani continuano a vivere castamente sotto la protezione di M. d’Albe, fino a quando, dopo un bacio, Claire capisce che non può più confidare nelle sue forze e allontana Frédéric, scegliendo di non confessarsi a M. d’Albe per preservarne la tranquillità. La tragedia, tuttavia, non può più essere evitata: M. d’Albe, che ha capito l’amore dei due giovani, cerca di guarirli, ma la medicina è quella sbagliata. Mentre i due casti amanti languono nella loro solitudine, convinti di fare la cosa giusta, M. d’Albe decide di far credere ad entrambi che si sono reciprocamente dimenticati, dimostrando così mancanza di fiducia in Claire. La giovane inizia a spegnersi nella sua malinconia, ad andare verso una morte dell’animo che colpisce anche il corpo. Fino a quando Frédéric, scoperto l’inganno di M. d’Albe, quindi saputo che Claire lo ama ancora, corre da lei. Qui ha luogo la scena più scandalosa del romanzo: Claire cede a un Frédéric furioso e passionale, sotto l’ombra dei pioppi che coprono la tomba di suo padre, in una unione drammatica tra Eros e Thanatos. Claire rifiuta l’abnegazione ideale della Julie di Rousseau e tramuta la sua infelicità, causa del consenso così giovanile al desiderio paterno, in felicità tangibile, simbolicamente vissuta sulla tomba del padre. Il racconto esplicita che Claire gusta il momento erotico in “tutta la sua pienezza”, mentre Frédéric urla che l’ipocrisia della società non può valere la verità dell’amore. Dopo l’amplesso (descritto ovviamente con puntini di sospensione), una Claire pentita allontana Frédéric per sempre. Viene quindi trovata svenuta da M. d’Albe. Nonostante questi faccia di tutto per farla riprendere, Claire si lascia andare alla morte, incapace di convivere col senso di colpa… morte che è un tributo al dovere, e che nasconde una sovversione ai valori dell’epoca. Frédéric assiste da lontano alla sepoltura di Claire e promette di seguirla.  

Quanto di Sophie Cottin c’è in Claire d’Albe?  

Pur non potendo assolutamente parlare di romanzo autobiografico, comunque nel suo primo romanzo Sophie Cottin traspone esperienze fondamentali della sua vita. Innanzitutto, la sua relazione, intensa e tragica, ma non sessuale, con Jacques Lafargue (il giovane di cui abbiamo parlato che arrivò a suicidarsi), in cui lei aveva ricoperto soprattutto un ruolo materno. Nel romanzo si ritrovano frasi intere della sua corrispondenza con Jacques, come pure di quella con un grande amico del giovane, anch’egli innamorato di Sophie. La funzione materna di Sophie nei confronti di Jacques è ugualmente trasposta nell’attitudine educatrice che Claire assume nei confronti di Frédéric. Per Sophie, la maternità sembra un ingrediente necessario all’amore. Il romanzo ha, però, anche un alto modello letterario. È una sorta di meditazione sulla Nouvelle Héloïse, la cui lettura era stata l’esperienza letteraria capitale per la giovane Sophie. Il triangolo M. d’Albe-Claire-Frédéric, in Turenna, ricorda quello di M. de Wolmar-Julie-Saint Préux, a Clarens. Ma se in Rousseau la situazione restava in un certo equilibrio, sebbene pericoloso e funebre, in Cottin le istanze del desiderio non possono essere sublimate. L’ordine repressivo della famiglia e della società è abbattuto dal godimento erotico, sebbene alla fine resti la morte l’unico esito possibile. Il carattere trasgressivo del romanzo, come ho già detto, fu accentuato dal fatto che è sulla tomba del padre che Claire cede a Frédéric. Ma lo scandalo erotico costituiva anche un segno di continuità tra morti e vivi. Idea che torna spesso nelle lettere di Sophie, soprattutto in quelle strazianti, successive alla morte di Paul, in alcune delle quali Sophie arriva a rivolgersi idealmente a lui, non accettandone la morte.

Gabriele Parenti

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, bari, consenso, crisi, figlio, francia, futuro, giovani, madri, mondo, personaggi, romanzi, soldi, soluzione, sposa

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

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