
E’ un libro gioiello sin dalla copertina e dalla perfetta impaginazione, uno di quei testi che si ha quasi timore di rovinare, che si tiene tra le mani con delicatezza e nel quale ci si immerge per arricchirsi con la storia di questa scultrice di origine francese che è vissuta per più di cinquant’anni a Firenze “stabilendo il proprio laboratorio nel quartiere di Santo Spirito” e la cui vicenda “contribuisce significativamente a un’articolata comprensione della vita artistica e culturale della Firenze ottocentesca”.
L’autrice, Silvia Mascalchi, storica dell’arte che è stata docente all’Istituto d’Arte e all’Università di Firenze e che lavora nella sezione Didattica del Polo Museale Fiorentino, ha voluto, con questa sua opera così dettagliata e affascinante, ripercorrere le “tracce di una presenza” perché Felicie de Fauveau è stata non solo un’artista che ha suscitato l’ammirazione di critici prestigiosi e che ha ottenuto incarichi da committenti importanti ma anche la sostenitrice, partecipe e convinta, di un progetto politico nella sua mai dimenticata terra d’origine, la Vandea, diventando così un punto di riferimento per il nascente movimento di indipendenza delle donne. Ed è quindi inspiegabile e incomprensibile l’oblio in cui è caduta all’indomani della sua morte, il 12 dicembre 1886, quest’artista che è stata uno dei personaggi più significativi di quel folto e variegato mondo di “forestieri” che nel corso del 19° secolo ha eletto Firenze a propria patria ideale.
Dal punto di vista strutturale sono due gli elementi che arricchiscono il libro: il primo è che ogni capitolo del saggio così come la premessa di Maurizio Boss e la riflessione introduttiva di Marco Lombardi è tradotto in francese per essere maggiormente fruibile anche in Francia dove il saggio è già stato presentato. Il secondo elemento è la ricchissima parte iconografica, le foto di alcune delle innumerevoli opere di Felicie che si concludono con la lapide per la propria tomba, nel cimitero comunale di San Felice a Ema, che l’artista volle creare incidendovi queste tre parole “labeur, honneur, douleur”.
Felicie de Fauveau, un’artista e un’intellettuale alla quale Firenze dovrebbe intitolare una strada o una piazza, possibilmente nel quartiere in cui ha vissuto e operato.
Daniela Domenici

Lascia un commento