“Come posso dimenticare il fango che mi è stato buttato addosso? Per non aver commesso il fatto.”
Una trattativa tra gli uomini dello Stato e i mafiosi di Cosa Nostra ci fu ma non costituisce reato. Questa la sintesi più cruda della sentenza che va a chiudere il secondo grado di giudizio che riforma quasi integralmente il verdetto di primo grado dell’aprile 2018. Rimbomba la sentenza nella testa di tutti gli italiani. Quasi tutti con soddisfazione, forse, ma tanti ancora con un sottile dispiacere.
Non è il primo , e non sarà l’ultimo, temiamo, insieme a uomni di stato a cui è stata interrotta la vita, senza un’adeguata riforma della magistratura che oggi fa durare i processi in modo spasmodico e inammissibile.
Come non pensare a Enzo Tortora. La prima delle più note vittime di alcuni tragici eventi nella storia giudiziaria.
Pensando a questi uomini che hanno subito un sopruso enorme mi è balzato agli occhi, alla mente “Se questo è un uomo” di Levi. Il testo venne scritto non per muovere accuse ai colpevoli, ma come testimonianza di un avvenimento storico e tragico. Nel caso in oggetto sarebbe invece da accusare la giustizia italiana.
So bene che il contesto e la gravità delle due vicende sono diversi, da non accomunare assolutamente, se non nella sofferenza psicologica di uomini sotto sequestro. Mi è sovvenuto in quanto alla ribalta negli ultimi tempi c’è stata un’ assurda assimilazione fra il nazismo e una sorta di pseudodittatura che, secondo alcuni, subiremmo oggi da parte di un governo che sta togliendo la libertà. Inaccettabile e ingiustificabile assioma.
Da tempo, ma è una mia opinione ancorchè sostenuta da dati e analisi scientifiche, temo che il sars cov 2 alias corona virus abbia dato alla testa a diverse persone, fra cui anche alcuni cari amici. Anche se in modo asintomatico. Naturalmente gli amici più cari pensano che la pazzerella sono io che mi lascio abbindolare dai cattivoni che, secondo loro, ci vorrebbero tutti sudditi acquiescenti.
Persone equilibrate, intelligenti, acculturate. Non urlanti novax con caratteristiche assimilabili ai tanti ribelli di professione. Ma convinti che una dittatura ci seppellirà.
Mentre io spero di essere seppellita da una risata liberatoria, uscendo da questi mala tempora. Chi pensa alla rana bollita, chi al plagio di coloro che hanno accettato le regole sanitarie. Come me, che senza alcuna lobotomizzazione, lobotomia figurata, altro termine assurdo usato da costoro, consapevolmente e per scelta autonoma ha scelto di vaccinarsi.
Tornando al tema, ci chiediamo tutti da tempo come sia possibile accettare una prepotenza quasi sovrannaturale di uno dei poteri dello stato. Prevaricante. Decisamente un super potere. Il Potere.
Dopo 13 anni e dopo essere stato condannato a dodici anni di carcere, Marcello Dell’Utri, subito dopo l’assoluzione nel processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia esordisce “Questa assoluzione è una svolta non solo per me ma per la giustizia italiana, questo processo era mostruoso”. “Questa assoluzione è la risposta più bella a tutti gli odiatori”. Nel 2019 ha finito di scontare la pena di sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa (quattro scontati in carcere e uno ai domiciliari).
Naturalmente la vicenda non è finita, ora c’è l’ipotesi della cassazione. A 80 anni dall’11 settembre. Troppo facile per un potere dello stato sfociare ora nell’assoluzione di investigatori e politici. Senza risarcimenti morali e materiali?
Vuole ricordare e ringraziare tutti quelli che lo hanno sostenuto in questi anni ma vuole dimenticare quelli che odiano. Ringrazia i legali, gli avvocati Francesco Centonze e Francesco Bertorotta. Ringrazia chi ha creduto nella sua innocenza.
“Sognavo l’assoluzione ma ero preoccupato. Sono sincero”. Per i suoi legali hanno vinto “gli anticorpi della democrazia”. “Sì, direi che questa sentenza è davvero una svolta per me ma anche per la giustizia italiana. Avere debellato questo processo è una grande prova di democrazia giudiziaria, finalmente”. Era tranquillo? “Io sono sempre stato tranquillo, se non lo fossi stato non saremmo qui a parlarne… ma sarò ancora più tranquillo adesso”.
I carabinieri. Negli ultimi anni sono stati spesso nell’occhio del ciclone. Non ci sono più i carabinieri di una volta, si diceva, gridano o bisbigliano, ciascuno secondo la propria sensibilità.
Cadono le accuse per gli ufficiali dei carabinieri Mori, Subranni e De Donno. Quanto ai boss, prescrizione per Brusca, pena ridotta a Bagarella, condanna confermata per Cinà.
Ora Marcello Dell’Utri, tornerà ai suoi libri. Lontano dalla politica. In attesa di un eventuale processo in cassazione. Perchè il calvario non è finito. Il pg di Palermo: “Rifletteremo sul da farsi e, solo dopo aver letto le motivazioni, valuteremo e decideremo se ricorrere. Parlare ora di impugnazione sarebbe assolutamente inopportuno”.
E il calvario si allunga. Rischiano di fare un processo postumo. Questa la giustizia italiana.. Buona e lunga vita al Senatore.
Carla Ceretelli

Lascia un commento