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“Questo processo era mostruoso”

Cadono le accuse per gli ufficiali dei carabinieri Mori, Subranni e De Donno. Quanto ai boss, prescrizione per Brusca, pena ridotta a Bagarella, condanna confermata per Cinà.
Ora Marcello Dell’Utri, tornerà ai suoi libri.

di Carla Ceretelli | 26 Settembre 2021

“Come posso dimenticare il fango che mi è stato buttato addosso? Per non aver commesso il fatto.”

Una trattativa tra gli uomini dello Stato e i mafiosi di Cosa Nostra ci fu ma non costituisce reato.  Questa la sintesi più cruda della sentenza che va a chiudere il secondo grado di giudizio che  riforma quasi integralmente il verdetto di primo grado dell’aprile 2018. Rimbomba la sentenza  nella testa di tutti gli italiani. Quasi tutti con soddisfazione, forse, ma tanti ancora con un sottile dispiacere.

Non è il primo , e non sarà l’ultimo, temiamo, insieme a uomni di stato a cui è stata interrotta la vita, senza un’adeguata riforma della magistratura che  oggi  fa durare i processi in modo spasmodico e  inammissibile.  

Come non pensare a Enzo Tortora. La prima delle più note vittime   di alcuni tragici eventi nella storia giudiziaria.

Pensando a questi uomini che hanno subito un sopruso  enorme  mi è balzato agli occhi, alla mente  “Se questo è un uomo” di Levi. Il testo venne scritto non per muovere accuse ai colpevoli, ma come testimonianza di un avvenimento storico e tragico. Nel caso in oggetto sarebbe invece  da accusare la giustizia italiana.

So bene che il contesto e la gravità delle due vicende sono diversi, da non  accomunare assolutamente, se non nella sofferenza psicologica di  uomini  sotto sequestro. Mi è sovvenuto in quanto  alla ribalta negli ultimi tempi c’è stata un’ assurda assimilazione fra  il nazismo e  una sorta di  pseudodittatura che, secondo alcuni,  subiremmo oggi da parte di un governo che sta togliendo la libertà.  Inaccettabile e ingiustificabile assioma.

Da  tempo, ma è una mia opinione ancorchè sostenuta da  dati e analisi scientifiche, temo  che il sars cov 2  alias corona virus abbia dato  alla testa a  diverse persone, fra cui anche alcuni cari amici. Anche se in modo asintomatico. Naturalmente gli amici più cari pensano che la pazzerella sono io che mi lascio abbindolare dai cattivoni che, secondo loro, ci vorrebbero tutti sudditi acquiescenti.

Persone equilibrate, intelligenti, acculturate. Non urlanti novax con caratteristiche assimilabili  ai  tanti ribelli di professione. Ma convinti che una dittatura ci  seppellirà.  

Mentre io spero di essere seppellita da una risata liberatoria, uscendo da questi mala tempora. Chi pensa alla  rana bollita, chi al plagio  di  coloro che hanno  accettato le regole sanitarie.  Come me, che  senza alcuna lobotomizzazione,  lobotomia figurata, altro termine assurdo usato da costoro,   consapevolmente e per scelta autonoma  ha scelto di  vaccinarsi.

Tornando al tema, ci chiediamo tutti da tempo come sia possibile accettare una prepotenza   quasi sovrannaturale di uno dei poteri dello stato.  Prevaricante. Decisamente un super potere. Il Potere.

Dopo 13  anni e  dopo essere stato  condannato a dodici anni di carcere, Marcello Dell’Utri, subito dopo l’assoluzione nel processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia esordisce “Questa assoluzione è una svolta non solo per me ma per la giustizia italiana, questo processo era mostruoso”. “Questa assoluzione è la risposta più bella a tutti gli odiatori”.  Nel 2019    ha finito di scontare la pena di sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa (quattro scontati in carcere e uno ai domiciliari).

Naturalmente la vicenda  non è finita,  ora c’è l’ipotesi della cassazione. A 80 anni dall’11 settembre. Troppo facile per un potere dello stato  sfociare ora nell’assoluzione di investigatori e politici.   Senza  risarcimenti morali e materiali?

Vuole ricordare  e ringraziare tutti quelli che lo  hanno sostenuto in questi anni ma  vuole dimenticare quelli che odiano. Ringrazia i  legali, gli avvocati Francesco Centonze e Francesco Bertorotta.  Ringrazia chi ha creduto nella sua innocenza.

“Sognavo l’assoluzione  ma  ero preoccupato. Sono sincero”. Per i suoi legali hanno vinto “gli anticorpi della democrazia”. “Sì, direi che questa sentenza è davvero una svolta per me ma anche per la giustizia italiana. Avere debellato questo processo è una grande prova di democrazia giudiziaria, finalmente”. Era tranquillo? “Io sono sempre stato tranquillo, se non lo fossi stato non saremmo qui a parlarne… ma sarò ancora più tranquillo adesso”.

I carabinieri.  Negli ultimi anni sono stati spesso nell’occhio del ciclone. Non ci sono più i carabinieri di una volta, si diceva,  gridano  o bisbigliano, ciascuno secondo la propria sensibilità.

Cadono le accuse per gli ufficiali dei carabinieri Mori, Subranni e De Donno.  Quanto ai boss, prescrizione per Brusca, pena ridotta a Bagarella, condanna confermata per Cinà.

Ora Marcello Dell’Utri,  tornerà  ai suoi  libri. Lontano dalla politica. In attesa  di un eventuale  processo in cassazione. Perchè il calvario non è finito. Il pg di Palermo: “Rifletteremo  sul da farsi e, solo dopo aver letto le motivazioni, valuteremo e decideremo se ricorrere. Parlare ora  di impugnazione sarebbe assolutamente inopportuno”.

E il calvario si allunga. Rischiano di fare  un processo  postumo.  Questa la giustizia italiana..  Buona e lunga vita al Senatore.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, democrazia, giustizia italiana, governo, magistratura, palermo, persone, processo, senatore

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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