Un segretario che si dimette al buio vergognandosi del suo partito. Un partito che boccheggia per mancanza di ossigeno e in pochi giorni prende schiaffi da tutti. Si divertono a denigrarlo quattro sfessati con i sacchi a pelo che hanno l’ onore di entrare a colloquio nella sede del Nazareno ed uscirne orgogliosi della bravata, insultando gli iscritti del partito. Si diverte a sfottere il PD il comico genovese capo del M5s offrendosi di sostituire Zingaretti. Si diverte a bastonarli l’ ex ufficio stampa di Conte, il noto intellettuale Casalino. Buon ultimo si diverte a ridicolizzarli il sindaco di Milano Sala che non si iscrive nel PD ma nei Verdi Europei. E’ l’ ultimo sberleffo. Mentre nel frattempo le correnti interne se le danno di santa ragione. Il baratro è vicino. Ed allora ci si rivolge alle rive della Senna e si chiama il salvatore della Patria, Enrico Letta. Il professore è lontano dalla politica da sette anni. Ma nel passato oltre ad avere fatto il Presidente del Consiglio, aveva tentato di diventare segretario prima della Margherita e poi del PD. Ma aveva sempre perso. Ora tutti lo osanneranno. Si occuperà di un partito in frantumi. Nato malissimo dalla fusione a freddo tra ex comunisti ed ex democristiani, senza nessuna riflessione sugli errori del passato e che lasciò fuori socialisti e laici e che subito dopo la sua nascita perse i liberal di Rutelli. Un partito che si reggeva sulla vecchia struttura comunista modificando solo il nome, da sezione a circolo. Un partito che non si poneva come obiettivo quello di cambiare la Costituzione come aveva fatto Mitterand in Francia, limitandosi a poche e brutte riforme elettorali. Con poche prospettive future, ma giocando sempre contro, contro Berlusconi, contro Salvini, contro la destra, contro il sovranismo. Un partito che si è sempre di più correntizzato, lasciando il potere vero nelle mani di presidenti di Regione o di sindaci. Un partito che appare sempre di più come quello elitario che sa facilmente tacciare di populismo alcune emergenze dei settori più disagiati. La scuola di Enrico Letta è quella democristiana. Non è certo un capo popolo mediatico. L’ uomo è elegantemente raffinato. Ma come diceva Rino Formica: la politica è sangue e merda. Staremo a vedere.
Roberto Caputo

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