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Contro le calamità, le banconote sono armi spuntate

Nel libero mercato non esiste la produttività costante che assicuri a qualunque imprenditore un reddito per sé e per la famiglia, il pagamento degli interessi, delle tasse allo Stato, nonché la puntuale restituzione del capitale alla banca finanziatrice.

di Franco Luceri | 1 Febbraio 2021

Per svariati secoli si è misurata la produttività dei singoli individui e dei popoli con le “banconote”, che sono la merce prodotta, raccolta e scambiata dalle banche. Denaro preso in prestito da un istituto di credito e poi restituito maggiorato di un certo tasso di interesse.

Ma nel libero mercato non esiste la produttività costante che assicuri a qualunque imprenditore un reddito per sé e per la famiglia, il pagamento degli interessi, delle tasse allo Stato, nonché la puntuale restituzione del capitale alla banca finanziatrice, perché sviluppi e recessioni si alternano costantemente.

Non esiste un solo comparto economico a produttività garantita e non esiste una cultura che lo renda tale e non esiste niente che possa assicurare all’individuo che un prestito bancario sia produttivo di altro denaro per affrontare la sfilza di spese che comporta una attività imprenditoriale per maturare profitti.

Ogni singola regione dello stato ha una sua produttività dovuta a fattori ambientali, culturali, e al rapporto numerico tra soggetti che si accontentano di un salario e soggetti che investono per trarre profitto.

E poi, oltre ai soggetti produttivi, in qualunque Popolo ci sono milioni di cittadini che non sono in grado di produrre ricchezza per le ragioni più varie. Ed è a dir poco demenziale pensare che questi soggetti possano ottenere credito bancario. Al massimo potranno suicidarsi chiedendo denaro agli strozzini.

Non so in Italia quanto sia la popolazione improduttiva, fatta di bambini, adolescenti, adulti disoccupati, pensionati, malati o invalidi, Ma è a dir poco abominevole pensare che il mondo della finanza sia legittimato a speculare anche sulla improduttività o sulle disgrazie dei soggetti malati, poco abbienti o poco produttivi.

Allora nessuno stato di diritto dovrebbe privarsi della sovranità monetaria e quindi del potere di stampare biglietti di Stato per assolvere ai propri doveri costituzionali assicurando alla fascia di cittadini a cui è precluso l’accesso alle banconote, cioè al credito bancario, un margine dignitoso di diritti umani spendendo biglietti di Stato.

Perché mettendo i soggetti improduttivi a carico dei produttivi, si libera lo Stato sovrano dall’obbligo e dal costo della giustizia sociale stampando moneta propria; si rende anche un ottimo servizio alle banche che raccolgono risparmi, commerciano credito e incassano profitti astronomici; ma si attenta da criminali alla competitività del sistema e al pace sociale, con conseguente crescita patologica ed  ingovernabile di disoccupati e falliti.

Franco Luceri 

Pubblicato in : EditorialeTag: banche, giustizia sociale, italia, mercato, mondo, pensionati, tasse

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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