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François Hollande, elogio della mediocrità

di Alberto Benzoni | 12 Maggio 2012

Come mai questo “rappresentante del vecchio” ha affrontato con successo il simbolo del “nuovo che avanza”, Nicolas Sarkozy?

Ma l’avete visto quell’Hollande? Dopo tutto anche l’occhio vuole la sua parte. Ecco uno bassino, con gli occhiali, la pancetta e la calvizie incipiente. E poi, il suo stile espositivo, ve lo raccomando. Non vi rimane impresso niente. Le consuete parole di sinistra. Niente che ecciti o possa fornire qualche bel titolo di giornale. Niente insulti variopinti, rutti, diti medi o gesti dell’ombrello. E niente slogan incisivi e magari anche nuovi.
Se andiamo poi a vedere il suo curriculum, vi cascano le braccia. Non proviene, pensate, dalla società civile. Né, come si usa qui da noi, è sceso in politica, in qualità di portatore di quelle ricette salvifiche di cui abbiamo tutti tanto bisogno. E nemmeno è diventato famoso perché scoperto dalla Tv come personaggio di spicco in questo o quel dibattito; o perché magistrato d’assalto; o perché opinionista scomodo.
Ma c’è di peggio (perché, si sa, al peggio non c’è mai fine); c’è che il nostro non solo, cosa già grave, è un politico ‘puro’, ma è anche uomo di partito e, peggio ancora, è stato, per oltre dieci anni segretario di un partito.
E lascio a voi l’immaginare la scena. Dieci, undici lunghissimi anni a presiedere riunioni inutili, a scrivere documenti che nessuno leggerà, a comporre i continui dissensi tra persone e gruppi perennemente litigiosi, a dosarne le candidature nei diversi collegi (lì le liste sono fatte dai partiti ma, cosa incredibile, la cosa non sembra indignare nessuno), a cercare di gestire congressi, sede di discussioni del tutto irrilevanti senza che nessuno ti dica grazie.
Magari ve ne siete dimenticati, ma il partito in discussione è il partito socialista francese. La sintesi del vecchio che più vecchio non si può. Una congrega che si ostina a parlare di socialismo quando tutti sanno (come dice giustamente Veltroni) che si tratta di una roba del tutto superata e il cui attaccamento a un mondo condannato alla totale scomparsa giunge, udite udite, sino alla rivendicazione del ruolo dello Stato e della validità del modello sociale francese. Né c’è da aggiungere nulla in quanto a “rapporto con la società civile” perché stiamo proprio a zero.
E si potrebbe continuare, sicuri di interpretare il vostro pensiero. E, invece, ci fermiamo qui perché ci viene un dubbio, anzi perché ne vengono tanti.
E ci domandiamo come mai quest’“uomo di apparato” ha vinto largamente una primaria aperta a tutti. E, ancora, come mai questo “rappresentante del vecchio” ha affrontato con successo il simbolo del “nuovo che avanza” e del “superamento dei vecchi schemi”, Nicolas Sarkozy. E, già che ci siamo, ci chiediamo come mai quasi tutti i candidati abbiano esposto programmi e sviluppato argomenti, ignorando bellamente, se non contestando apertamente, la presenza ammonitrice dell’Europa e le reazioni dei mercati e come mai questi non abbiano reagito.
“Un ulteriore esempio dell’anomalia francese”; potrebbe essere la prima risposta, ma ne vengono in mente anche altre. Primo, che ad essere anomali siamo noi italiani. Secondo, che siamo anomali tutti e due, salvo che i francesi se lo possono permettere e noi no. Terzo che tutti possono esserlo perché anomala è la situazione che viviamo. Quarto…
Ma fermiamoci tutti qui. Per evitare di continuare a farci del male da soli.

Pubblicato in : Editoriale

Info Alberto Benzoni

Nato nel 1935. Ha lavorato all’ufficio Studi e Internazionale dell’Iri. Nel Psi dal 1957. Vice sindaco di Roma dal 1976 al 1981. Autore di testi sulla storia del movimento socialista in Italia e, in particolare, sull’esperienza craxiana. Ha scritto anche, con la figlia Elisa, “Attentato e rappresaglia – il Pci e via Rasella” e “Le vie dell’Italia”. Si è interessato collaborando a varie riviste, di problemi di politica internazionale.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giuseppe Selvaggi

    13 Maggio 2012 alle 18:44

    In Italia abbiamo un politico con le caratteristiche di Hollande?
    Se sì mi piacerebbe conoscerlo.

    Rispondi
  2. michele

    13 Maggio 2012 alle 11:22

    la ragione per cui in Francia nessuno si indigna se a fare le liste sono i partiti si chiama RESPONSABILITA’, parola che in Italia nessuno vuole più sentire nominare a partire proprio da coloro che ne dovrebbero avere di più. In Francia il partito o meglio i suoi dirigenti fanno le liste ma se il candidato eletto viene pescato a rubacchiare dà prima òle dimissioni lui e poi chi lo ha piazzato a quel posto di responsabilità, così chi fa le liste sente il peso della RESPONSABILITA’ e ci sta attento. Al contrario, in Italia, chi fa le liste pensa all’utile personale e quanti voti può portare al partito senza minimamente pensare alla moralità( altra parola desueta) del candidato!

    Rispondi
  3. Marzio Siracusa

    13 Maggio 2012 alle 09:44

    La situazione italiana è più contorta e patologica per colpa dell’alveo cattolico esperto a alimentare metastasi all’infinito. Sappiamo bene senza ammettarlo, pur di continuare a giocare con passioni defunte, che la droga tecnologica ha realmente seppellito per sempre tutti gli “ismi” sorti tra settecento e novecento, tutti gli “ismi”, sia assolutisti sia democratici. Ma la verità viene maldestramente rimossa, e ci si attacca a realismi spiccioli per negarlo, come l’eterna lotta tra chi ha e chi non ha, le nuove libertà illuse dalla rete che svelerebbe i nuovi soggetti del conflitto, e quindi il nuovo modo di fare politica ecc. Allora per tirare avanti si cercano denominazioni d’un nuovo inventato e si fondano partiti e movimenti su facebook, nella speranza che ammucchiate e parole desuete producano idee, e così è un fiorire di iniziative nate la mattina e poi abortite al tramonto, appena sul mercato appare un’altra ectasis tecnologica. Ma tutto avviene sempre all’insegna dello slogan: UN PARTITO AL GIORNO TOGLIE LA POLITICA DI TORNO. Dove il rimosso collettivo emerge con la sua brutale verità, farla finita col ciarpame, trionfante o camuffato.

    Rispondi

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