Come mai questo “rappresentante del vecchio” ha affrontato con successo il simbolo del “nuovo che avanza”, Nicolas Sarkozy?

Se andiamo poi a vedere il suo curriculum, vi cascano le braccia. Non proviene, pensate, dalla società civile. Né, come si usa qui da noi, è sceso in politica, in qualità di portatore di quelle ricette salvifiche di cui abbiamo tutti tanto bisogno. E nemmeno è diventato famoso perché scoperto dalla Tv come personaggio di spicco in questo o quel dibattito; o perché magistrato d’assalto; o perché opinionista scomodo.
Ma c’è di peggio (perché, si sa, al peggio non c’è mai fine); c’è che il nostro non solo, cosa già grave, è un politico ‘puro’, ma è anche uomo di partito e, peggio ancora, è stato, per oltre dieci anni segretario di un partito.
E lascio a voi l’immaginare la scena. Dieci, undici lunghissimi anni a presiedere riunioni inutili, a scrivere documenti che nessuno leggerà, a comporre i continui dissensi tra persone e gruppi perennemente litigiosi, a dosarne le candidature nei diversi collegi (lì le liste sono fatte dai partiti ma, cosa incredibile, la cosa non sembra indignare nessuno), a cercare di gestire congressi, sede di discussioni del tutto irrilevanti senza che nessuno ti dica grazie.
Magari ve ne siete dimenticati, ma il partito in discussione è il partito socialista francese. La sintesi del vecchio che più vecchio non si può. Una congrega che si ostina a parlare di socialismo quando tutti sanno (come dice giustamente Veltroni) che si tratta di una roba del tutto superata e il cui attaccamento a un mondo condannato alla totale scomparsa giunge, udite udite, sino alla rivendicazione del ruolo dello Stato e della validità del modello sociale francese. Né c’è da aggiungere nulla in quanto a “rapporto con la società civile” perché stiamo proprio a zero.
E si potrebbe continuare, sicuri di interpretare il vostro pensiero. E, invece, ci fermiamo qui perché ci viene un dubbio, anzi perché ne vengono tanti.
E ci domandiamo come mai quest’“uomo di apparato” ha vinto largamente una primaria aperta a tutti. E, ancora, come mai questo “rappresentante del vecchio” ha affrontato con successo il simbolo del “nuovo che avanza” e del “superamento dei vecchi schemi”, Nicolas Sarkozy. E, già che ci siamo, ci chiediamo come mai quasi tutti i candidati abbiano esposto programmi e sviluppato argomenti, ignorando bellamente, se non contestando apertamente, la presenza ammonitrice dell’Europa e le reazioni dei mercati e come mai questi non abbiano reagito.
“Un ulteriore esempio dell’anomalia francese”; potrebbe essere la prima risposta, ma ne vengono in mente anche altre. Primo, che ad essere anomali siamo noi italiani. Secondo, che siamo anomali tutti e due, salvo che i francesi se lo possono permettere e noi no. Terzo che tutti possono esserlo perché anomala è la situazione che viviamo. Quarto…
Ma fermiamoci tutti qui. Per evitare di continuare a farci del male da soli.

In Italia abbiamo un politico con le caratteristiche di Hollande?
Se sì mi piacerebbe conoscerlo.
la ragione per cui in Francia nessuno si indigna se a fare le liste sono i partiti si chiama RESPONSABILITA’, parola che in Italia nessuno vuole più sentire nominare a partire proprio da coloro che ne dovrebbero avere di più. In Francia il partito o meglio i suoi dirigenti fanno le liste ma se il candidato eletto viene pescato a rubacchiare dà prima òle dimissioni lui e poi chi lo ha piazzato a quel posto di responsabilità, così chi fa le liste sente il peso della RESPONSABILITA’ e ci sta attento. Al contrario, in Italia, chi fa le liste pensa all’utile personale e quanti voti può portare al partito senza minimamente pensare alla moralità( altra parola desueta) del candidato!
La situazione italiana è più contorta e patologica per colpa dell’alveo cattolico esperto a alimentare metastasi all’infinito. Sappiamo bene senza ammettarlo, pur di continuare a giocare con passioni defunte, che la droga tecnologica ha realmente seppellito per sempre tutti gli “ismi” sorti tra settecento e novecento, tutti gli “ismi”, sia assolutisti sia democratici. Ma la verità viene maldestramente rimossa, e ci si attacca a realismi spiccioli per negarlo, come l’eterna lotta tra chi ha e chi non ha, le nuove libertà illuse dalla rete che svelerebbe i nuovi soggetti del conflitto, e quindi il nuovo modo di fare politica ecc. Allora per tirare avanti si cercano denominazioni d’un nuovo inventato e si fondano partiti e movimenti su facebook, nella speranza che ammucchiate e parole desuete producano idee, e così è un fiorire di iniziative nate la mattina e poi abortite al tramonto, appena sul mercato appare un’altra ectasis tecnologica. Ma tutto avviene sempre all’insegna dello slogan: UN PARTITO AL GIORNO TOGLIE LA POLITICA DI TORNO. Dove il rimosso collettivo emerge con la sua brutale verità, farla finita col ciarpame, trionfante o camuffato.