Nonostante la defezione di qualche spettatore al termine della prima parte, Stefano Vizioli ha di nuovo vinto la sua scommessa con il pubblico del teatro Verdi di Pisa di cui è direttore artistico per la lirica.
C’è da dire che stavolta ha alzato notevolmente l’asticella proponendo, quale opera di apertura della stazione lirica pisana 2019/20, nientepopodimeno che un’opera datata 1669 del pistoiese Alessandro Melani, L’EMPIO PUNITO, nota per essere stata la prima opera in assoluto su Don Giovanni.
L’Empio punito, su libretto di Giovanni Filippo Apolloni, basata su un adattamento della commedia spagnola Il seduttore di Siviglia e il convitato di pietra di Tirso de Molina compiuto da Filippo Acciaiuoli, regista, scenografo e impresario, era stata commissionata da un gruppo di nobili romani ad Alessandro Melani, giovane compositore alla sua prima importante esperienza teatrale giunto a Roma solo l’anno prima.
Rappresentata per la prima volta il 17 febbraio 1669 in un teatro allestito nel palazzo di Lorenzo Onofrio Colonna nel rione di Borgo alla presenza di gran parte dell’aristocrazia romana, della regina Cristina di Svezia e di numerosi cardinali e prelati, ebbe un notevole successo che però non le impedì di finire nell’oblio.
Le prime riprese in tempi moderni dell’opera risalgono ai primi anni 2000: a Lipsia nel maggio 2003 e a Montpellier nel luglio 2004 (in forma di concerto). Nel febbraio 2015 ebbe luogo una selezione di arie dall’opera (eseguite in forma semiscenica) nella sala “Titta Ruffo” del Teatro Verdi diretta da Carlo Ipata.
Questo nuovo allestimento del Teatro di Pisa, coprodotto con l’Associazione Teatrale Pistoiese – Centro di Produzione Teatrale, è stato decisamente felice nell’equilibrio scene-costumi-luci che hanno spezzato la datazione dell’opera alleggerendola degli orpelli didascalici barocchi per proiettarla in una sorta di dimensione atemporale nella quale solo la musica e la scena diventano il centro dell’attenzione dello spettatore.
Sia le scene, coloratissime, originali nella loro essenzialità, efficaci nel fungere da cornice ad una storia mai datata com’è quella dell’infedele e impenitente Don Giovanni, qui con il nome di Acrimante che i costumi, sobri e pertinenti che ammiccano senza circoscrivere, portano la firma del bravo Mauro Tinti, cresciuto professionalmente alla prestigiosa scuola di scenografia Motley Theatre Design Course diretta da Alison Chitty.
Pregevole il disegno di luci di Fiammetta Baldiserri. Misurata ma efficace la regia di Jacopo Spirei che “contiene” l’esplosività di alcune delle scene contenute nell’opera per giocare più sulle emozioni sottili e suscitare in un pubblico certamente poco preparato ad un genere musicale come questo protratto per un tempo considerevole (considerando che già alla prima la regina Cristina di Svezia aveva giudicato l’opera «un tantino longhetta»), la curiosità di vivere i dettagli piuttosto che cercare “copi di scena” eclatanti.
Una regia a nostro avviso ragionata capace di accompagnare i personaggi lungo i loro percorsi scenici ed umani con rispetto ed un pizzico di ironia, ingrediente indispensabile per valorizzare la trama di quest’opera.
Impeccabile la direzione di Carlo Ipata che ha guidato con sapienza i suoi Auser Musici, scelti tra i migliori musicisti italiani ed europei, dentro una partitura affatto facile ma dotata di pagine meravigliose.
“Un progetto che coltivo da 10 anni – ci dice Carlo Ipata – che completa il percorso sull’opera fiorentino-romana degli anni ’60 del ‘600. L’Empio punito mantiene l’impianto barocco per l’alternanza di contrasti drammatici e comici, con un ritmo drammaturgico lontano dalla nostra sensibilità ma pieno di coups de théâtre che lo avvicinano al genere del kolossal. Ma al contempo contiene una grande modernità. Su questo si è basato il regista: contrasti colorati, cambiamenti di scene a vista con sistemi barocchi di pesi e contrappesi. Lo stupore barocco è ricreato in un contesto favolisticamente moderno”.
Un impegno necessario per porgere al meglio questo genere di musica che non risponde ai canoni classici del melodramma ottocentesco e novecentesco e quindi può apparire più pesante e meno comprensibile. Ma conosciamo bene l’amore che Ipata porta nei confronti della musica antica che definisce “inesauribile fonte di conoscenza della storia e dell’estetica che ancor oggi contraddistinguono la nostra cultura” e non potevamo aspettarci niente di meno da lui.
Decisamente buono il cast, omogeneo ed efficace, che ha visto la perfetta fusione tra i protagonisti e le giovani voci degli allievi che avevano partecipato al bando “Accademia barocca”. Una ulteriore scelta vincente che finalmente regala, agli allievi più meritevoli, il piacere di iniziare a calcare le scene, elemento indispensabile alla crescita professionale di qualsiasi cantante.
Un plauso senza riserve, come ha dimostrato anche la generosa e meritata pioggia di applausi del pubblico al termine della recita, per il sopranista Raffaele Pe, la cui interpretazione di Acrimante ha fatto del personaggio un credibilissimo seduttore. Analogo discorso può esser fatto per gli altri protagonisti: Raffaella Milanesi, Atamira, Robert Invernizzi, Ipomene, Giorgio Celenza, Bibi e Alberto Allegrezza, Delfa,
Ma, come dicevamo, non da meno sono stati i giovani selezionati che hanno messo entusiasmo e professionalità nel prendere possesso dei loro personaggi: Lorenzo Babieri, Atrace, Federico Fiorio, Cloridoro, Benedetta Gaggioli nel duplice ruolo di Proserpina e Auretta, Piersilvio De Santis, che di personaggi ne ha interpretati addirittura tre, Niceste, Demonio e Capitano della nave, Shaked Evron, Corimbo, Carlos Negrin Lopez, Tidemo.
Si ritorna alle più familiari melodie venerdi 15 novembre e domenica 17 con TOSCA di Giacomo Puccini con Daria Masiero nei panni di Tosca, Enrique Ferrer in quelli di Cavaradossi e Leo An in quelli del Barone Scarpia.
Stefano Mecenate














Lascia un commento