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Russia: elezioni, vietato essere liberi

La strada verso la libertà per la Russia è ancora lunga e costellata di difficoltà e comporterà il crollo dell’impero di 17milioni di chilometri quadrati.

di Enrico Martelloni | 19 Agosto 2019

Scrive il Washington Post “ When power cannot be changed at the ballot box, it will, sooner or later, be change on the Street.”. E così fu per Maidan nell’inverno 2013 2014, lasciando sul campo centinaia di civili uccisi dai beirkut di Yanukovich. In questo modo, il giornale americano si esprime per i fatti di oggi a Mosca, affermando che se non saranno le urne a cambiare il potere ferreo di Putin, sarà la strada a farlo presto o tardi. L’immagine del sacrificio del popolo ucraino per la libertà riappare come il “Convitato di pietra” sulla piazza del Cremlino. Questo forese non è ancora il momento, e il regime di Putin è ancora formidabile in risorse e nei servizi segreti e militari.  Davanti a manifestanti con la bandiera russa, si oppongono le forze di polizia guidate dallo stesso capo dei beirkut in Ucraina, fuggito dopo la defenestrazione di Yanukovich. I pubblici ministeri sono ora impegnati a preparare un nuovo procedimento penale contro le proteste. I manifestanti hanno raggiunto le sessantamila unità e in centinaia sono finiti nelle prigioni russe. Le elezioni locali di settembre saranno segnate da questi eventi moscoviti. Resta una maggioranza amorfa, ancora passiva davanti alla libertà di espressione politica e alla vera concorrenza. Le città  che possono permettersi la protesta restano  Mosca e San Pietroburgo, e non in tutti i suoi quartieri e nelle moltitudini delle degradate periferie. Il resto dello sterminato impero, è refrattario o indifferente alla libertà e alla concorrenza politica  di opposizione. Il regime, che nella sostanza non è mai cambiato per metodi, ha assuefatto i suoi sudditi fino a Vladivostok. La classe meno disagiata della società ha scelto la carriera militare anche fuori dall’ esercito regolare come l’agenzia Wagner, per andare a combattere e guadagnare per la famiglia  spargendo  terrore ovunque: dalla Cecenia alle Georgia, in Syria , in Ucraina. Dal giorno che Putin ebbe il potere , quel 9 agosto 1999 sono passati 20 anni di assassinii e stragi, avallati anche dalla simpatica amicizia di vari presidenti italiani e tutt’oggi sostenitori di Putin. Dai tempi di denuncia della giornalista Anna Politkovskaja, “il disonore russo” è continuato ad affondare freddamente i suoi colpi. “ Vorrei essere capita bene:” scrive  “ voglio spiegare perché, io normale cittadina, contribuente e giornalista, non amo il presidente del mio paese, visto che nel 2000 è stato eletto dalla schiacciante maggioranza dei miei concittadini e gode ancora oggi di un margine di popolarità molto elevato. Non ho niente di personale contro di lui, né lo conosco direttamente. Per me Putin è una funzione, non una persona. Riguardo a questa funzione ho delle esigenze molto semplici: un presidente deve operare per fare diventare il suo paese migliore e più prospero. Ma da noi non è successo niente del genere. Moralmente la Russia di Putin è ancora più sporca di quella di Eltsin, è una discarica di immondizia coperta di rovi.”( da “ CECENIA il disonore russo” pagina 164 ed. Fandango tascabili). L’idea d’impero elettrizza ancora larghe fasce della popolazione fino a manifestare l’odio verso l’Ucraina e gli ucraini, come verso i georgiani. Il saccheggio è ancora un’ancestrale convinzione che per fortuna comincia a venir meno su fasce di popolazione che non ha in odio i vicini. La strada verso la libertà per la Russia è ancora lunga e costellata di difficoltà e comporterà il crollo dell’impero di 17milioni di chilometri quadrati. Di fronte a questa immensità, ricca nel sottosuolo di grandi fortune, gli oligarchi avranno ancora gioco facile e senza una Maidan russa, a poco serviranno le manifestazioni civili e pacifiche.

Enrico Martelloni

Pubblicato in : Editoriale, MaidanTag: anna politkovskaja, anni, elezioni, espressione, opposizione, polizia, putin, regime

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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