Zingaretti ha stravinto le primarie ed ora si appresta a guidare il partito alle elezioni europee. Alcune azioni le ha già messe in campo: ci sarà il simbolo del PD ed è stata accantonata l ‘ idea di un listone generico proposto dall’ ex ministro Calenda. Anche l ‘ accordo con la Bonino è saltato, ognuno correrà da solo. Zingaretti ha anche individuato alcuni capi lista che siano in grado di attirare voti esterni. Il primo nome è quello dell’ ex sindaco Pisapia per il collegio del nord ovest . Poi quello del filosofo Cacciari ed il ripescaggio di Calenda. Mentre la proposta di candidare Matteo Renzi si è dimostrata da subito una bufala. L ‘ ex presidente del consiglio se ne sta ben lontano, in tour per l ‘ Italia a presentare il suo libro. Quindi per Zingaretti tutto sistemato ed un partito unito? Nulla di tutto questo. Il giorno dopo le primarie, le correnti, anche in base ai voti presi sul territorio, si sono prontamente organizzate e decise a rivendicare un loro spazio nella struttura interna e nelle liste. Il listone che alle primarie ha sostenuto Zingaretti ha al suo interno il gruppo della sinistra di Orlando, di Cuperlo e della Pollastrini, l ‘ area dem di Franceschini, gli amici di Gentiloni ed una pattuglia di ex renziani. L’ ex ministro Martina dovrà fare i conti con Richetti, che ha già convocato le sue truppe il 7 aprile a Milano, e con Lotti e Guerini. Più compatta la componente dei fedelissimi renziani: Giachetti, Ascani, Boschi. Componente che ha già affermato una dura opposizione al neo segretario. La prima battaglia interna sarà sui capi gruppo di Camera e Senato. Intanto come tesoriere è stato scelto il vecchio democristiano Zanda. I sondaggi sorridono a Zingaretti: danno il PD in forte recupero sopra il 20 per cento, ben lontani dal clamoroso successo di Renzi alle europpe con il 40 per cento . Ma sono passati 5 anni, e il mondo è cambiato.
Roberto Caputo

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