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L’Ucraina si prepara alle presidenziali: un po’ di Storia

Il percorso di desovietizzazione dopo tanti anni difficili sta prendendo l’avvio, oltre le ferite e le cicatrici che ancora per lungo tempo segneranno il paese che forse in Europa ha subito più angherie e ingiustizie.

di Enrico Martelloni | 18 Marzo 2019

Addio all' Ucrania.jpgTra quindici giorni si vota. Si vota in Ucraina per la sesta volta il presidente della repubblica che entrerà in carica alla Bankova, mentre  la Verhovna Rada, cioè il parlamento mono camerale , il prossimo autunno affronterà le elezioni parlamentari. Dal 24 agosto 1991, l’Ucraina sta cambiando pelle. Il percorso di desovietizzazione dopo tanti anni difficili sta prendendo l’avvio, oltre le ferite e le cicatrici che ancora per lungo tempo segneranno il paese che forse in Europa ha subito più angherie e ingiustizie.  Il primo presidente , nel dicembre 1991, fu Leonid Kravciuk. Vinse grazie all’apparato comunista che ancora si reggeva in piedi, battendo Ciornovil.  Ma Kravciuk fu il vincitore del referendum contro Mosca, e la fiducia popolare lo sospinse fino al disastro economico del 1993. Più che la lotta Destra sinistra, o tra pro russi e filo europei  degli oblast della riva destra del Dnieper , ancora il problema era tra mentalità città campagna. Tra chi si affacciava timidamente al mondo dinamico dell’Europa e chi conservava l’idea del vecchio regime inculcato a forza in settanta anni di deportazioni, stermini, fame. Dall’isolamento forzato ne stava uscendo lentamente un nuovo popolo antico, che dalle campagne non aveva  ricevuto  la spinta necessaria per comprendere il cambiamento.  Leonid Kuchma vinse la seconda e terza presidenza, ma l’Ucraina di allora era caduta in una profonda crisi economica al tasso d’inflazione del  10.200 %.  La povertà si era fatta sentire in tutto il Paese che aveva da sempre tenuto un tenore di vita migliore e ricco rispetto alla Russia. In queste condizioni e con una politica estera incerta tra occidente e Mosca, l’Ucraina si trovò a negoziare il Memorandum di Budapest nel 1994 dove oltre la promessa di dismettere la bomba atomica era stata sotto scritto l’accordo tra Russia e Ucraina di non aggressione. Fatalmente oggi assistiamo alla guerra di occupazione e al non rispetto degli accordi di allora e a quelli più recenti di Minsk che costano oggi le mai abbastanza  sanzioni per Mosca e ai suoi oligarchi. Nelle repubbliche rinascimentali, nelle proto repubbliche di un tempo anche luminoso, le oligarchie hanno avuto una forte influenza nella vita politica, ma mentre la Russia non ha mai avuto nel suo sangue l’idea ci cosa fosse la democrazia, in Ucraina l’oligarchia ha ricevuto una notevole spinta nel controllo della sua evoluzione. La lunga stagione di Kuchma fu sostenuta proprio da uomini che allora contavano come Pinciuk, Medvedciuk e Bakai, oligarchi usciti fuori dal marasma del dopo Muro. In questo crogiuolo di equivoci per gli occhi di un occidentale incomprensibili, tra cambiamenti di fronte e alleanze, in un epoca così incerta per la vita civile, i colpi di scena si trascinarono fino agli anni della Rivoluzione Arancione che sgominò i brogli del 2004. Ma la crescita di questo paese, ne va dato atto, attraversa e attraverserà nuovi dolori, quasi come se fossero segni di un paese anchilosato che si muove finalmente dopo secoli di oppressione verso la libertà. Una oppressione, badate bene, subita e voluta dalla scarsa capacità di trovare nei secoli precedenti  l’unità del popolo che oggi, come ieri l’Italia, sta trovando il suo Risorgimento. Quello che necessariamente sarà il Risorgimento europeo di oggi e che dovrà contrastare il sovranismo di Putin, Salvini,Dogan. All’alba del movimento Arancione seguì il successo di Yushenko gravido di buone promesse, ma spento violentemente da un avvelenamento che lo portò quasi alla morte. Il suo mandato deluse i progressisti trascinatosi tra infinite diatribe con la Tymoshenko arricchitasi nel frattempo grazie ai soliti oligarchi che mai hanno smesso di sostenere se stessi e i politici loro amici. Il tema dell’oligarchi ritorna ogni piè sospinto anche oggi ed è uno dei motivi per cui ancora oggi la guerra non è conclusa. Finita l’epoca del “ Rasom nas bagato” , cioè l’unione fa la forza, le penultime elezioni dopo che Putin aveva occupato parte della Georgia  nel 2008, furono appannaggio dell’oligarca di Donetsk  e filo russo Yanukovych  unico rampollo presentabile tra i banditi e criminali di una delle zone che un tempo fu il crocevia della droga proveniente dall’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1980. L’ elezioni del 2010, si può dire che salvarono l’Ucraina dall’invasione russa. Il contratto di affitto del porto di Sebastopoli era, infatti, terminato e il porto dal punto di vista geopolitico strategico importante,  doveva essere ritornato all’Ucraina . La mancata vittoria della Tymoshenko che avrebbe dato a Putin meno garanzie, sospinse Yanukovuch ad una politica pro Russia rinnovando per altri venti anni l’affitto del porto. Negando poi al popolo ucraino gli accordi Lituani per l’Europa che ne avrebbero riacceso le speranze di emancipazione, nel tardo autunno del 2013, le Maidan di tutta Ucraina furono occupate da migliaia di persone fino alla scintilla che soverchiò il cleptomane governo di Yanukovych , che nel fondo del  laghetto della sua villa, custodiva una grande quantità di lingotti d’oro. La Rivoluzione di Maidan si tramutò a Kyiv in un bagno di sangue. Una tragedia mai compresa fino in fondo in Europa e in particolare in Italia. In breve tempo dopo un inverno durissimo le elezioni del 2014 portarono Poroshenko al successo elettorale, non nuovo alla politica e ai contatti e amicizie con la stessa Tymoshenko che oggi è una delle concorrenti presidenziali. La sua elezione coincise anche con la guerra e la violazione da parte di Putin dei suddetti accordi con l’occupazione militare della Crimea. Tra quindici giorni ci risiamo e la giovane e coraggiosa ucraina dovrà affrontare le nuove presidenziali, forse  le più incerte, contro gli oligarchi che vorrebbero essere come quelli russi al timone del giochi di governo, i filo russi di Boyko e gli altri più o meno accreditati competitori che vedremo successivamente.

Enrico Martelloni

Pubblicato in : Editoriale, MaidanTag: anni, cambiamenti, crisi, crisi economica, democrazia, elezioni, europa, governo, italia, mondo, movimento, parlamento, persone, presidente della repubblica, punto di vista, putin, referendum, regime, repubblica, risorgimento, tenore di vita

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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