
Unica ad entrare quotidianamente in quell’universo bislacco è la giovane Serena, orfana di madre (padre pressoché assente), dog sitter, che abita con la zia melomane nello stesso condominio del Professore situato in una periferia desolata e inquietante. Tra i due nasce un forte rapporto di affezione. Il Professore aiuta Serena a prepararsi al test di ammissione alla Facoltà di Medicina, a darsi un metodo di studio, a scoprire il fascino della conoscenza. Nei confronti della ragazza (a suo modo, anche lei, un essere fuori dal mondo) il professor Posatore sembra quasi esercitare la premurosa paternità che non è riuscito, invece, a praticare con la sua vera figlia. Un legame di reciproca sollecitudine che a un certo punto vedrà ribaltare i ruoli, allorché Serena si ritroverà a leggere “Pinocchio” al vecchio-bambino Dario, il quale – con tutte le conseguenze del caso – stava forse esagerando nei suoi gesti radicali e di disprezzo verso la società: sgomberato il salotto, lavorava alla costruzione di una ghigliottina alta tre metri, in legno e acciaio. Installazione dai forti significati di ribellione. Inevitabile l’intervento di sanitari, forze dell’ordine, uomini di legge. Sarà ancora Serena ad essergli accanto in queste circostanze, senza comunque tralasciare lo studio che la porterà alla laurea in medicina (del resto “tra le tante illusioni, quella di imparare è la migliore”, dirà il docente alla discente). Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/claudio-piersanti-e-la-forza-di-gravita-quella-della-vita_2707.html

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