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I (bei) mariti delle altre

Parlo di quelle che prima passano la loro esistenza con l’ansia di cercare un consorte e poi la rimanente con l’ansia di smascherare le mignotte come me.

di Florenza Carsi | 6 Novembre 2017

Assodato che Florenza (io-me) non esiste in natura. Appurato che trattasi di una entità non biologica e (un pochino) solo quasi-fidanzata, e che non può concedere appuntamenti galanti aspiranti a performance fisiche… posso tornare a trattare l’argomento che adoro: i mariti (quelli delle altre). Ma quali altre? Parlo di quelle che prima passano la loro esistenza con l’ansia di cercare un consorte e poi la rimanente con l’ansia di smascherare le mignotte come me.
Eppure, non era nei miei piani. Se avessi potuto, avrei scelto un altro destino. Da ragazzina mi sentivo non solo a mio agio, ma perfino protetta, nel mondo dell’infanzia maschile: calci al pallone, botte e gare di rutti erano un quadro rassicurante a cui non avrei rinunciato se non fosse arrivata la stagione delle mutande: quella in cui smettono di guardarti come un terzino e cominciano ad innamorarsi. Oppure (ancora peggio), cominciano a distrarsi dietro le femmine da marito: quelle che passano in due secondi dal pettinare la Barbie schifando il maschio, a scodinzolargli dietro con rossetto e sandalini.
Ma la vita ti costringe ad adattarti. Alte o basse, larghe o strette, con o senza rughe, ogni ragazza maschiaccio ha reagito a modo suo all’arrivo delle eleganti (e ammirevoli) donne da altare. Il mio è stato un modo immaturo e rissaiolo: pur mantenendomi libera, mi sono messa al loro livello (tacchi e trucco) con l’enorme vantaggio di conoscere i miei polli. Sì, perché adorando i maschi per quello che erano, non per quello che potevano darmi, ho praticato per tutta l’infanzia il loro spirto ironico e greve. Mi sono divertita vedendoli litigare (pateticamente) su chi fosse il più forte. Ho riso su come ringhiavano alle femminucce. E li ho serenamente trattati a pesci in faccia quando lo meritavano. In pratica, una del branco. Così, senza la necessità di sistemarmi la fede al dito, ho sommato la dimestichezza acquisita al tacco e al trucco. Come quelle da marito e più di loro, ho scoperto come usare una battuta ed una scollatura per agganciare un maschio al fondoschiena come un vagone alla locomotiva. Oppure, come prendere una penna in mano, capire cosa sarebbe potuto passare nella testa dell’uomo che stava di fronte e farlo morire di stenti.
Quante sono le donne accostabili alle meretrici?
Dal rispettabile punto di vista delle sante da matrimonio, sarebbero additabili quelle troppo libere; quelle troppo in carriera; quelle troppo attrici (a cui qualcuno “impone” dei massaggi). Per le più esigenti, spesso basta essere una troppo affascinata dagli uomini per quello che sono (e non per quello che potrebbero essere) da apparire oltremodo smaliziata. Oppure vivere i rapporti con ironia (l’ironia spaventa). O se si evitano storie durature. O se si è donne note o invidiabili.
Io, senza dubbio, posso giovarmi pienamente del titolo e dell’appartenenza alla categoria. Precisamente, alla fattispecie di quelle troppo in carriera e troppo libere a causa di una propensione a darla in presenza delle condizioni favorevoli. Il fatto che mi dia delle regole ferree, come esempio che i giretti con i mariti delle altre devono essere brevissimi e succinti (per non sfasciare famiglia), non basta. Peccato. Neppure essere quasi-fidanzata è sufficiente. Ho anche delle amiche che si fanno in quattro per mettermi sulla retta via (come Rosaria Talarico), ma proprio non basta!
Però tutte le mignotte del club hanno un tratto comune: se si trattasse di commentare quelle nei guai, non direbbero mai: “se la sono cercata”. Sanno che alcuni uomini sono dei maiali o dei maneschi da cui è impossibile difendersi. Non credono che il desiderio di piacere o di fare carriera, quello di vestirsi (beatamente) da zoccola, o di incontrare un produttore in un una camera d’albergo, possa giustificare un violento. Sono donne felici di lasciare ad altre certi primati (nel mio caso – mentre rido con qualche marito, se carino e meritevole).
Stasera cenona (yesssss) nei pressi di Sloane Square

Florenza Carsi

 

Pubblicato in : Editoriale, Florenza CarsiTag: mondo, natura, punto di vista

Info Florenza Carsi

Florenza Carsi, libero professionista. Cura un proprio blog sul social Facebook

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Paolo Francia

    10 Novembre 2017 alle 01:09

    L’articolo l’ho capito poco, confuso, a tratti ovvio o banale, ma da spunti di riflessione.
    Per fortuna, al di la degli stereotipi, ogni tanto arriva una Moana Pozzi, splendida donna e persona, a scompigliare le carte e le certezze.
    Marzio, esponi, sei lapidario….

    Rispondi
  2. marzio siracusa

    6 Novembre 2017 alle 17:32

    L’articolo sembra scritto da mia bisnonna tra il 1890 e il 1910.

    Rispondi

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