L’umano così concentrato da arrotondare lo sguardo ed allentare i muscoli mascellari (tanto d’abbandonare la bocca all’ingiù… aprendola lentamente) offre un’immagine di sé infantile. Disarmante. Alimenta dell’indulgenza verso la condizione umana sopraffatta dagli eventi, dalla curiosità e dalla sorpresa. Se l’allargamento della bocca fosse la risultante di uno sforzo da concentrazione, la benevolenza sarebbe ancora maggiore. Se (poi) fosse l’espressione d’un ragazzo intento nella pulizia d’una maniglia del portone di casa tua (alle 7.15 della mattina), allora la giornata prenderebbe una piega diversa: diventerebbe una di quelle in cui ti chiedi come sarebbe la vita se i tuoi non avessero avuto la possibilità di farti studiare o se fossero nati in un luogo polveroso quattromila chilometri più in basso dalla tua attuale posizione secondo Google Map.
Quando (il giorno dopo) rientri a casa e noti la lucida maniglia del portone, scopri che la reazione a catena di quei pensieri è ancora attiva. Percepisci che il lavoro di quel ragazzo è ancora lì sopra, mentre sarebbe potuto essere stato altrove. Ad esempio, in un laboratorio di fisica delle particelle al Cern. Per una qualche derivazione emotiva, ti senti condizionata dalla tua fortuna. Te ne accorgi perché rinunci ad usare lo zerbino della vicina. Uno zerbino nuovo-nuovo, senza polvere, con dei setoloni belli irsuti e rigidi… un istigatore alla strusciata! Rifletti su quei tentennamenti. Sulle esitazioni (ste cose ignote che raramente hanno condizionato il tuo agire da spietata in carriera). Ti fermi. Abbandoni la maniglia del trolley. Guardi lo zerbino. Rifletti.
Da un lato ricordi un divertente monologo comico sulla funzione sociale dello zerbino del pian terreno. Poi ripensi al fatto che tutta sta sensibilità all’uso della proprietà altrui non l’hai sempre avuta. In altre occasioni, hai avuto la sensazione di trovarti di fronte a dei bei setoloni irsuti e rigidi (istigatori alla strusciata). Gentiluomini che qualcun’altra aveva appena gattonato ma non ancora addomesticato. Tizi ancora in forma (in fase seduttiva): doccia tre volte al giorno; spelati; sportivoni; veloci nella battuta e nel sorriso; pazienti nelle attese ma anche rapaci al momento giusto. Ricordi la voglia matta di provarli anche tu (solo un giretto). Ricordi una qualche battuta di troppo. Un sorriso malizioso. Talvolta perfino un’accostata ai loro piedi (sotto un tavolino d’aperitivi). Poi il resto (clandestinamente) a casa sua. O a casa tua. O in auto. Nella sua camera d’albergo, oppure in una cabina al mare. Tutto senza grandi introspezioni di bassa lega: un semplice giretto per poi riconsegnarlo (usato) alla legittima proprietaria. Mentre adesso, ti perdi di fronte ad uno zerbino per sopraggiunta umanità causa maniglia pulita. Causa pensieri su un ragazzo etnico che di mestiere lucida alle 7.15 (anziché studiare).
Per risolvere il problema non c’è che l’onestà d’animo (è una grande risorsa a cui la sottoscritta fa appello nei momenti gravosi).
Così suoni al campanello. La tua amica single del piano di sotto (quella molto indaffarata, carina e simpatica) ti apre. Ti saluta e chiede. Sorridi e le spieghi che vorresti (solo) usare il suo zerbino per provarlo. Lei ride ed acconsente. Vittoriosa, sali e strusci.
Per la prima volta, hai chiesto il permesso (ad un’altra). Non è la stessa cosa che chiedere il permesso per un giretto con il suo (infingardo, ma bel) fidanzato, ma è pur sempre un gesto di ritrovata umanità. La consapevolezza d’essere fortunate (anche grazie ad una maniglia lucida) potrebbe aiutarci ad essere migliori… diciamo almeno per oggi (non vorrei esagerare).
Florenza Carsi

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