La guerra non è mai cessata in Ucraina, ma in questi giorni si sta infiammando nel secondo anniversario della tragedia di Debaltsevo. In Avdievka nel Donbass, i banditi sostenuti dai russi hanno bombardato la città, uccidendo numerosi civili e distrutto alcune abitazioni. Sparano con i Grad, carri con missili, piazzati vicino alle abitazioni di Donets’k, dove si nascondano. Avdievka è una piccola cittadina vicinissima a Donets’k con palazzi dell’epoca di Krusciov e Breznev comuni a tutta l’ex unione sovietica. La cittadina è in mano all’esercito regolare ucraino dove vi staziona da tempo. L’offensiva ucraina in questa zona grigia ha stabilito un fronte lineare, conquistando alcune zone in mano ai filo russi. La ferrovia è il punto strategico e il nodo dell’ambiguità politica che regna nel paese, ma la popolazione ha protestato mentre alcuni civili occupato il tratto ferroviario, che permetteva lo scambio commerciale tra le parti in guerra. Per questo motivo, da alcuni giorni i treni merce sono fermi e quindi gli affari delle oligarchie da una e dall’altra parte: se è guerra deve essere guerra. La ferrovia di Avdievka è diventata da tempo uno dei punti strategici. Ora la Russia minaccia i ribelli e foreign fighters di essere sostituiti da altri soldati di ventura, se non riprendono le linee perdute. Sono giorni di tensione e di paura. Notti gelide dove il freddo non concede nulla. Sette ragazzi uccisi sono stati riportati a Kiev dove hanno ricevuto dai cittadini in Maidan, l’ultimo saluto. In Europa dunque c’è ancora la guerra. Lo abbiamo dimenticato. Vale la pena, però, chiarire per un attimo la posizione politica di questo dramma continentale. In Ucraina, come in Italia, per intenderci, la corruzioni e la delinquenza esiste anche nella Rada Suprema riunita a Kiev. E come in Italia, ha rami ovunque. Nonostante ciò, il popolo che ha subito nel secolo scorso il genocidio di dieci milioni di ucraini, è deciso a difendere la loro indipendenza contro l’occupante. Un sentimento che lo fa rassomigliare al nostro Risorgimento. La Rada Suprema è divisa e tribola per cercare un equilibrio d’intenti. Il parlamento, uscito dalle ultime regolari elezioni di tre anni fa, è composto: da una parte, la coalizione tra il BPP di Porocsenko, oggi presidente del paese, dal partito NarodniFront di Jazeniuk che è una costola del partito della celebre passionaria, Timoshcenko, dal partito di lei, dal partito Radicale di Lasckò e dal partito Samopomic, letteralmente “ Aiuta te stesso”. In questo fronte di coalizione non tutto viaggia in modo coerente ed omogeneo. Questo ha creato molta rabbia tra la gente, che nota un modo mimetico per rallentar decisioni e prese di posizioni urgenti. All’opposizione, i filo russi sono riuniti in un blocco costituito dall’ ex partito regionale di Yanukovich. Ovunque, in mezzo alla Rada, gli oligarchi. La situazione non riesce a prendere una via più netta, limitata dall’azione del trattato di Minsk. Le cose non sono più come due anni fa, l’esercito ucraino è stato riorganizzato e anche in Russia, timidamente qualcuno non approva più questa strategia e si domanda quanto ancora sia untile mantenere questo conflitto. Le ragioni di strategia internazionali hanno ancora, però, il sopravvento. Con l’abbandono, per ora remoto, del Donbass da parte di Putin dorerebbe contemporaneamente avvenire il ritiro dalla Crimea, e ciò appare ancora più remoto.
Enrico Martelloni

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