A pochi giorni dalla scadenza del mandato dell’amministrazione uscente, le truppe che Barack Obama si era impegnato a schierare in Europa centro-orientale sono arrivate in Polonia e in altri cinque Paesi, fra cui le tre Repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania. Per Donald Trump, che si insedierà alla Casa Bianca il 20 gennaio, si tratta di una pesante ipoteca. L’arrivo delle truppe (schierate nel quadro dell’operazione NATO ‘Atlantic Resolve’) ha portato alla reazione irritata della Russia, verso cui la politica di appeasement delineata dal candidato repubblicano nel corso della campagna elettorale appare sempre più in discussione. Allo stesso tempo, essa ha rafforzato la posizione di un blocco di Stati che, negli ultimi anni, ha già visto crescere parecchio il suo peso, sia in campo europeo, dentro l’Alleanza Atlantica. La scorsa estate, il summit di Varsavia ha messo in luce la frattura che da tempo esiste nell’organizzazione fra i fautori di una NATO ‘ripiegata’ nella difesa del continente europeo dalle mire neo-imperali di Mosca e quelli di una NATO ‘proiettata’, più attenta ai problemi del Mediterraneo e del ‘fuori area’. Al di là delle affermazioni sul carattere obsoleto dell’Alleanza sull’attuale scena internazionale, è una situazione che non può non preoccupare il nuovo Presidente. Non solo il ritiro del contingente a rischia di apparire l’ennesimo cedimento alle posizioni di Mosca. Esso rischia, soprattutto, di alienare a Trump, nella fase fase dell’insediamento, il favore di cui godono gli Stati Uniti in una porzione di Europa che ancora rappresenta, per Washington, un sicuro serbatoio di consenso.
Gianluca Pastori (movimenti metropolitani.it)

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