Ci sono viali di circonvallazione nelle nostre città che sono più superstrade di certe Superstrade battezzate come tali.
Le chiamano Superstrade ma di super hanno ben poco. Corsie a carreggiata ridotta, buche e buchi, nemmeno uno straccio di corsia di emergenza, qualche spiazzo ogni tanto per dare una mini area di fermata al povero viaggiatore, magari in panne o con problemi improvvisi e urgenti.
Sarebbero superstrade pezzi di statali e tratti di raccordi. Ma non basta fare di una strada uan strada super solo perché non ha incroci a raso. Una di queste Superstrade che fanno notizia è la E45 Orte Ravenna, che dal cuore della Romagna va in Umbria e Lazio, e che sarebbe (stata) una bella alternativa all’Autostrada del Sole, soprattutto prima della Variante di Valico.
Altre superstrade note sono la Firenze Livorno e l’Autopalio per Siena ma le chiamano in altro modo.
In provincia di Mantova non ci sono Superstrade vere e proprie, magari bretelline, ci si accontenta di statali e provinciali. C’era una volta il progetto di attraversare il mantovano con il corridoio Tibre Tirreno Brennero ma è tutto ancora nei pensieri.
Povera E45, l’emblema delle Superstrade non super, non è mai stata trattata gestita ammodernata come una vera Superstrada e non si è mai riscattata nel corso dei decenni dal suo stato di vecchia tangenziale anni Sessanta con improvvise deviazioni necessarie e cantieri frequenti per la manutenzione costante.
E pensare che, di per sé, sarebbe un bel tratto strada che si inerpica sull’Appennino Tosco Romagnolo attraversando paesaggi e lambendo paesi di gran fascino da Bagni di Romagna, San Piero in Bagno, Sarsina, San Sepolcro, Città di Castello e via fantasticando di luoghi del cuore.
Peccato che fare questa Superstrada sia un terno al lotto e non solo d’inverno, quando nevica. I problemi ci sono anche nelle altre stagioni perché questa arteria così strategica sula mappa è frequentata e percorsa come una autostrada ed è meno strutturata di una tangenziale cittadina un poco vecchiotta.
Povera E45 ma non è colpa sua. E’ colpa di chi in questi anni e decenni potevano ammodernarla, gestirla, innovarla ed invece hanno messo solo limiti e rattoppi.
Almeno non prendiamola in giro e non prendiamoci in giro continuando a chiamarla Super al posto Normalstrada, a volte con disturbi. Di super c’è solo la benzina consumata per code e rallentamenti.
Dalle parti della Toscana sono stati più astuti, almeno nella forma: quella che collega Firenze a Livorno via Pisa, la chiamano la Fi-Pi-Li che è un bel marchio, oltre ad essere usato come scioglilingua toscano, non si sono arrischiati a chiamarla Super Strada ma SGC ovvero Strada Grande Comunicazione. La strada rimane strada ci si aggiunge che può essere di grande comunicazione e poi pazienza se a volte non l’è adatta. Anche la Fi-Pi-Li presenta i suoi problemi perché il flusso veicolare degli ultimi anni non è nemmeno paragonabile a quello di 20 o 30 anni fa. Effetto imbuto all’arrivo a Scandicci con curve e giravolte che sembrano fatte apposta per frenare e rallentare a modino l’ingresso nella viabilità ordinaria fiorentina.
E poi sempre in Toscana c’è il caso dell’Autopalio e cioè la Fiorenze Siena, anche questa in teoria superstrada, ma con corsie ridotte rispetto ad una autostrada vera e con la bellezza, tutta agro-silvo-pastorale, di finire un un’area di servizio molto particolare, tutta aperta alla campagna e dove puoi trovare, tra i tavolini e i cappuccini, galline e altri animali da cortile.
Che bella l’Italia, che è varia, e che per super può intendere anche minor.
Fabrizio Binacchi
Con Voce di Mantova

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