Parliamo anche di malagiustizia senza scomodare il caso di Enzo Tortora
Ubaldo Nannucci, al quale mi lega una antica amicizia oltre la stima e il rispetto che ho per lui, presenterà il suo libro sul “sistema giudiziario” questo pomeriggio in Palazzo Vecchio.
Gli anticipo alcune domande, a lui che è stato Procuratore Capo per tanti anni a Firenze, che ho maturato in questi ultimi anni.
Caro Ubaldo, mi conosci e quindi entro subito nel merito:
Sono un ex giustizialista , anzi in gioventù forse anche un po forcaiolo , dopo aver fatto esperienze dirette, vissute sulla mia pelle, sono arrivato a delle conclusioni.
Il magistrato inquirente ,quindi parlo della Pubblica Accusa , è soggetto come tutti gli umani all’ errore umano che in questi casi si chiama errore giudiziario. Solo che la vittima di tale errore paga con la propria vita e quella dei familiari un prezzo non risarcibile.
Quindi evitiamo che l’inquirente sbagli, salviamolo dai suoi errori giudiziari e con lui evitiamo che ci siano altre vittime.
Come sai non sto parlando a caso , e non solo dei tempi lunghi della nostra giustizia, ma mi tornano in mente Gianni Conti già vice sindaco di Firenze , Marco Marcucci già Presidente della Regione Toscana , Pier Lorenzo Tasselli assessore al Comune, Giancarlo Girolami Sindaco di Bagno a Ripoli, Carlo Melani Vice presidente della Regione…..tutti arrestati, messi in galera ..tutti assolti con formula piena…tutti spariti nel nulla.
E mi scuso con quanti hanno fatto lo stesso “percorso”ma che io non conosco perchè non hanno nemmero l’onore di una notizia di cronaca.
Allora io non propongo che ogni magistrato inquirente debba fare 15 giorni di carcere come preparazione alla professione, ma più semplicemente:
A-La procura non può appellarsi al secondo grado di giudizio quando il Tribunale assolve con formula piena l’imputato in primo grado.
B-Separazione delle carriere e non interscambio come adesso fra magistratura inquirente e giudicante, chi per anni ha fatto la Pubblica Accusa si è formato in una mentalità che non aiuta la terzietà del magistrato giudicante.
C-Responsabilità civile per l’unica categoria che quando sbaglia non paga.
D-Se il magistrato inquirente dopo l’assoluzione del suo imputato perche la Corte Suprema ha sentenziato che il “fatto non sussiste” volta le spalle e se ne va, per l’assolto arriva il conto salato degli avvocati che lo hanno difeso. Becco e bastonato oppure il Danno e la beffa,scegliete voi.
Un caro saluto.
Graziano

È la prima volta che mi trovo in sintonia con Cioni. Devo però far notare che nel suo processo sono stati tutti assolti o prescritti. Ma erano tutti o politici o burocrati oppure ricchi imprenditori. Fra tutti non c’era un povero altrimenti avrebbero risolto il tutto condannando lui !. Su la responsabilità civile dei magistrati il buon Pannella aveva le idee chiare. Di chi è la responsabilità di una mancanza di legge appropiata ? Dei politici , a tutti i livelli.
La magistratura ha fatto veder bene di che panni può vestirsi con chi non la favorisce.ricordiamoci di Craxi …non era peggiore degli altri che sono rimasti. Tiriamo avanti bisognerebbe nominare solo magistrati Olandesi, Inglesi , Tedeschi o Svizzeri . Per cinquant’anni la carriera dovrebbe essere vietata agli italiani.
Buongiorno Graziano, gli uomini sono soggetti a sbagliare, anche i giudici sono uomini, certo che nella nostra società, in particolare in questo periodo, chi sbaglia PAGA, quindi anche loro dovrebbero rendere conto al popolo sovrano e pagare per il loro errore.
Graziano desidero farti una domanda: In Italia, oggi, chi paga? I MISERABILI, mi sembra di aver letto qualcosa con questo titolo. Forse aveva ragione il GOBBO “Il potere logora chi non ce l’ha.”. Infatti molti politici hanno l’immunità, ma in pettore sarebbero in GALERA.
Viva l’Italia.
Saluti, Salute e. . . . . .
Raffaello da Montepulciano.