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Italia, muoviti!

Si torna a parlare con insistenza di un’Europa a due velocità. E l’Italia di oggi dove si potrebbe collocare?

di Angelo Giubileo | 3 Aprile 2016

L’abbiamo già scritto altre volte. Ma, forse, è bene ancora ripeterlo: il progetto e quindi il percorso d’integrazione dell’Unione Europea andrà avanti, nonostante che talvolta sembra che rallenti o addirittura si arresti. Eppure, in particolare noi italiani, non sempre siamo convinti di questo. In sé, non è un atteggiamento che può dirsi sbagliato. E’ razionale e induce ad un’attenta valutazione e riconsiderazione, in generale, dei pro e contro. E tuttavia, si ha l’impressione che qui in Italia sia un atteggiamento legato piuttosto a un solo tipo d’iniziativa: quieta non movere et mota quietare(Non agitare ciò che è calmo, ma calma piuttosto ciò che è agitato).

Il percorso di costruzione dell’Europa Unita, avviato nel 1993 a Maastricht, necessita ancora di un’integrazione finanziaria e politica. Finora, il percorso è stato così lungo e faticoso, che da più parti comincia a dubitarsi della sua possibile ed effettiva realizzazione. Negli ultimi mesi, e anche qui in Italia, si è ripreso a discutere della possibilità di “un’Europa a due velocità”. A seguito dell’attacco terroristico subito, in un’intervista al Corriere della sera di tre giorni fa, il premier belga Di Rupo ha sottolineato l’opportunità, secondo lui, di “pensare un’Europa a cerchi concentrici: un nucleo di 7-12 paesi”.

Ma se così fosse, per quanto ci riguarda direttamente, l’Italia ne farebbe parte? E’ pensabile che, per demeriti propri o meriti altrui, l’Italia resti fuori da quello che potrebbe definirsi il “nucleo” nuovo promotore del vecchio progetto? Fino a che punto è ragionevole ipotizzare questo? E, a maggior ragione, in considerazione soprattutto degli appelli, sempre più numerosi – da ultimo in ordine di tempo sottolinerei quello di Lucrezia Reichlin di domenica dalla prima pagina ancora del Corriere della sera – che giungono al governo italiano perché assuma maggiori iniziative politiche ed economiche, interne ed esterne, di rafforzamento della prospettiva dell’Unione Europea?

Il Rapporto 2016 della Commissione europea, del 26/2/2016, sulla correzione degli squilibri macroeconomici dell’Italia, evidenzia in estrema sintesi che le dimensioni dell’economia italiana – in termini di Pil pari al 16% (16,5%, il dato di rilevazione dell’anno scorso) del Pil dell’area euro (l’Ue a 19) – rappresentano l’ipotesi di  “ricadute potenzialmente ampie sul resto della zona euro”. Ciò significa che il rischio finanziario di ricadute è ancora e piuttosto presente.

Per l’Italia, a causa del livello molto elevato del debito pubblico (133% del Pil per l’anno 2015), la scarsa produttività e la debolezza della competitività esterna. Oltre a queste cause, il Rapporto 2016 registra anche una mancata “capacità istituzionale di attuare le riforme” peraltro già indicate nel Rapporto 2015, ovvero: “le carenze della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario, infrastrutturali, la partecipazione al mercato del lavoro (che) rimane bassa, le politiche attive del mercato del lavoro deboli, il sistema dell’istruzione (che) continua a soffrire di problemi mai risolti, il sistema fiscale (che) ostacola l’efficienza economica, (e infine) le disparità sociali e regionali(che) si accentuano”. Per gli altri Paesi della zona euro, il Rapporto evidenzia invece che “i legami commerciali diretti con l’Italia sono considerevoli per alcuni Stati membri ”: “particolarmente importanti” per la Slovenia, la Slovacchia, il Belgio e i Paesi Bassi; “rilevanti” per Malta e Irlanda.

Premesse tali risultanze, premesso il persistere di livelli di crescita bassi – e ora al ribasso a meno dell’1,5% del Pil per l’anno 2016 -, premessa l’ipotesi della maggiore o minore convenienza di una scelta politica legata inevitabilmente ai più recenti scenari di guerra – quale che fosse, comunque netta e fortemente impegnativa – potrebbe ancora ragionevolmente darsi la tentazione cosiddetta di “uscita dall’euro”?

Alla domanda, un dato macroeconomico sembra tuttavia contrapporsi, un dato evidenziato già dalRapporto 2015 e confermato dal Rapporto 2016, e cioè che “le esportazioni totali di beni e servizi rappresentano in totale circa il 29% del PIL nazionale”. E, nell’ordine del peso maggiore dell’esportazione, verso i seguenti Paesi, europei e non: Germania, Francia, USA, Svizzera, Regno Unito, Spagna e, in misura residuale, verso tutti gli altri. In ordine a quest’ultimo dato di rilevazione e di analisi, e quanto al modo corretto di rispondere alla domanda da ultimo posta, mi sembra fin troppo facile trarne una conclusione: NO!

Pubblicato in : MetamorfosiTag: amministrazione, belgio, commissione, commissione europea, corriere della sera, debito pubblico, euro, finanziaria, francia, germania, governo, governo italiano, italia, lavoro, mercato, mercato del lavoro, spagna, usa, valutazione, zona euro

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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