Anche nella fantasia riconosco che sia difficile sperimentare esiti amorosi così improbabili. Riconosco che sentirsi un po’ dominatrice (un po’ materna, un po’ maestrina) con il professore, sia oltre. Quindi proseguo la mia storiella immaginaria dando un esito infausto alle avance del Brunetta forzista: lui mi si avvicina (per abbrancicarsi) ed io (vigliaccamente) scappo corricchiando verso la porta (ingoffita dai tacchi e dalla mini). Lui a bocca asciutta, io pure.
Rimane un vuoto da colmare (nella fantastica storia di una maldestra viaggiatrice). Perché, se un atto fantasioso viene obliterato (per impraticabilità), rimane comunque un’avventura amorosa da chiudere. Ma con chi? Bel dilemma (ma guarda te in che guaio mi sto cacciando per colpa di uno di Forza Italia. Da non credere).
Scartato il mio democratico quasi fidanzato (altrimenti non sarebbe “fantasia”), chefffare?
Potrei abbandonare il salotto della politica e scendere tra la gggente: la società civile. Potrei darmi al pizzicagnolo (grillino) del negozio sotto casa. È stempiatello ma in forma (con tutte quelle caciotte sempre fra le mani). Però, ahimè, come soluzione sarebbe provinciale e un po’ sfigata (nulla contro gli amorazzi con in commercianti, s’intende), ma l’immagine del suo grembiule sporco di pomodoro e la matita dietro l’orecchio sarebbe spoetizzante. Il giovane garzone del bar di fronte (altro papabile) mi vedrebbe uscire dal negozio con il cappotto infarinato e sentirebbe (da lì) l’odore di mortazza e cetriolini nei capelli. No. Non si può.
Abbandoniamo il nazional popolare e lanciamoci sull’internazionale: potrei mirare all’aitante pilota d’areo. Incrocio di sguardi in ascensore. Una stupida richiesta d’informazioni. Una mia risata (tanto farebbe lo spiritoso). Un: “Casomai ci vediamo al bar dell’hotel” e sarebbe fatta: via di frustino! Però il rimorchione d’albergo è proprio da allupate (dai!).
E se mi concedessi alla laboriosa borghesia produttiva e conservatrice?
Rientro in ufficio. Riunione col cliente. Gambe accavalate di qua. Gambe accavallate di là. Sorrisi. Battute. Sguardi (il solito articolo). Ci vado giù più pesante del solito ed ecco l’invito a pranzo. Ma, anche qui, si andrebbe a finire in una sintesi grottesca: spalmati sulla scrivania con un finale dozzinale: lui che si tira su le brache e io che mi tiro giù la gonna (ma guarda te in che guaio mi sto cacciando per colpa di uno di Forza Italia. Da non credere.)
Saltiamo il fosso del perbenismo: una sana esperienza gay. Tanto ci devo andare a Roma dalla mamma. Ho amiche di gran rango in politica. Ci sono donne all’orizzonte piuttosto interessanti (un paio di ministre niente male). Potrei farmi invitare in qualche festa capitolina. Però, non saprei come iniziare (mi manca la pratica). Immagino, ci siano convenzioni, allusioni? Oddio, non saprei neppure come reagire ad una di loro che mi toccasse il sedere. Troppo complicato.
Se saltassi l’altro super fosso del trasformismo? Potrei tornare in politica a fare la smorfiosa con Verdini? L’altezza c’è. La simpatia pure. No. Lasciamo stare. Sarebbe anche questo davvero “oltre” (e poi, Brunetta direbbe che mi sono venduta).
Mi sa che questo indicibile vuoto causato dal professore rimarrà tale! Brunetta saprà con chi godersela (non più con me). Il pizzicagnolo continuerà a metter mani sulle caciotte (non sulle mie). Il cliente si limiterà solo a guardarmi le gambe. Il pilota, solo il sedere.
Mi sa che andrò direttamente da quella renziana di mia madre (che sarà contenta). Anche nella fantasia, mi vorrebbe maritata a friggere cotolette, gonna alle caviglie, bigodini in testa, a ciance con amiche su pannolini e smacchiatori. Mi presenterò a tagliare il panettone da lei e la zia Cristina, in uno stato immacolato e con la coscienza a posto. Senza aver peccato neppure nella fantasia (pensa un po’).
Mannaggia (chetttristezza)
Epppoi un sussulto, e via Brunetta!
Lui mi si avvicina (per abbrancicarsi) ed io (vigliaccamente) scappo corricchiando verso la porta (ingoffita dai tacchi e dalla mini).

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