
“Non c’è dubbio che la grande assente nella politica italiana di questi anni sia proprio la cultura laica e liberalsocialista. Seppure minoritaria, nella storia politica di questo dopoguerra, a cavallo degli anni’70 e’80 riuscì a rendersi protagonista affermando grandi battaglie di civiltà quali il divorzio e l’aborto. Oggi, questa cultura si è rifugiata nei due poli, non c’è una forza politica che l’abbia completamente assunta ed interpretata nel confronto di questi anni. C’è un disagio generale dei laici che non riescono a far emergere la propria identità in entrambi i poli, anche se chi ha scelto di collocarsi all’interno della Casa delle Libertà non può non essersi trovato in forte disagio di fronte a leggi come quella sulla fecondazione assistita o sul mancato riconoscimento delle coppie di fatto che ha visto il centrodestra su posizioni conservatrici. ”
Quindi è reale l’esigenza di una forte area laica?
“Credo che vi sia la necessità di realizzare anche in Italia una dimensione europea della politica, con grandi partiti in campo, nella quale la sinistra abbia la capacità di affermare i valori della laicità dello Stato e delle istituzioni che distinguono il pensiero socialista e liberale. E’ ipotizzabile la costituzione di un nuovo grande partito riformista che assuma su di sé l’esperienza di tante battaglie sostenute e vinte dai partiti laico-riformisti in passato. Negli anni ’80, la sinistra costituita allora da Psi e Pci, iniziò proprio a Firenze un esperimento di apertura verso Repubblicani, Liberali e Socialdemocratici al fine di creare uno schieramento riformista che è stato un momento importante di crescita civile nel governo della città. Sarà l’evoluzione della politica a dire se sarà possibile concorrere a questo nuovo progetto. La contraddizione di tanti laici è oggi rappresentata dal fatto di essersi collocati stabilmente nella CdL, sempre meno liberaldemocratica e sempre più democristiana”.
Va detto, però, che questo bipolarismo imperfetto subisce il ricatto delle “estreme”.
“Sì, è vero, ma bisogna considerare che ormai il cittadino vuole un sistema che gli permetta di scegliere direttamente; il bipolarismo tuttavia dovrà porsi l’obbiettivo di semplificare il sistema politico e rafforzare quello istituzionale, se vorrà sopravvivere, diversamente il ritorno al proporzionale sarà inevitabile. I tempi non sono ancora maturi, lo saranno quando sarà possibile realizzare un processo di semplificazione sul modello europeo, e rendere più compiuto il sistema bipolare. L’esperimento di Uniti nell’Ulivo rappresenta il primo passo in questa direzione, è necessario creare partiti forti in grado di garantire governabilità ed anche di rilanciare identità della sinistra riformista, laica e liberale, da contrapporre alle forze conservatrici. I valori laici hanno determinato più di altri la crescita civile, politica e sociale dell’Italia. La libertà personale associativa, di culto, la scuola pubblica, il garantismo, sono conquiste che dovrebbero essere difese da quanti agiscono per determinarne un riflusso. La nuova frontiera dei laici si colloca sul versante del riconoscimento dei diritti di terza generazione e su quella dei diritti di cittadinanza: sono queste le sfide che ci attendono”.

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