Temiamo che l’impresa di Monti sia destinata a fallire, e lo diciamo con dispiacere, perché invece sarebbe l’unica meritevole di avere successo.

Forse la copertina di Time gli ha dato un tantino alla testa, fatto sta che il nostro Premier, capo del virtuoso governo dei sobri e rigorosi, ha enunciato un programma per il compimento del quale, temiamo, non basterà una sola legislatura e forse neanche una intera era geologica: cambiare la mentalità, e dunque anche la testa, degli italiani.
All’indomani dell’unita’ d’Italia, Massimo d’Azeglio annotava nelle sue memorie: “Abbiamo riunito l’Italia, ma purtroppo non abbiamo ancora fatto gli italiani” – son passati centocinquant’anni e gli italiani sono ancora da fare, dunque l’impresa di riformarli, addirittura, più che ardua pare proprio inattuabile.
Non che Monti, nella sostanza del suo ragionamento, abbia torto, perché e’ del tutto evidente che la concatenazione di cause che ha originato gli effetti disastrosi con cui oggi ci troviamo a fare i conti debba essere letta prima di tutto come una diretta filiazione dei nostri principali difetti, elevati a forma di governo ed amplificati dall’uso a dire il vero piuttosto balordo ed approssimativo che abbiamo sin qui fatto della democrazia.
Un uso da bambini ingordi e capricciosi, pronti a litigarsi il balocco ed a strapparselo dalle mani l’uno con l’altro, bravi ad aggiudicarsi pezzi o briciole della torta, ma del tutto incapaci di chiedersi cosa succede quando anche le briciole sono finite e ci resta solo il mal di pancia da curare.
Diciamolo, l’analisi non e’ il nostro forte, la responsabilità ci fa venire le bolle, e la preveggenza ci e’ del tutto estranea.
Scontiamo il nostro peccato capitale, quella atavica, plurisecolare, ormai genetica consuetudine al tirare a campare sotto padrone che ci ha sempre impedito di fare, e sentirci, comunità.
Dei nostri dimenticati padri romani, non abbiamo ereditato l’orgogliosa consapevolezza del “civis romanus sum” ma soltanto la cinica ed un po’ sprovveduta immediatezza del “mors tua, vita mea” – una tutela oggi, un diritto acquisito domani, un privilegio domani l’altro, e la vita e’ risolta.
Non abbiamo alcun senso di appartenenza se non quello della casta, della cricca, della corporazione in cui ci riconosciamo, non già per empito ideale o per affinità elettiva ma solo per mero spirito di sopravvivenza, possibilmente a scapito di qualcun altro.
Nessuno discute la nostra intelligenza o le nostre molte qualità, ma allo stesso modo nessuno, al di fuori dei nostri confini, e’ in grado di spiegarsi la nostra manifesta debolezza sociale che e’ figlia di una latente ed invincibile convinzione di doversela cavare sempre da soli, come si può e come si riesce.
Tirare a campare – questo e’ il nostro motto da secoli, una sorta di non-programma che pero’ ne include uno vastissimo: aggrapparsi allo scoglio e restarci attaccati, come le cozze e come Schettino, due icone opposte ma indissolubili dell’italian way of life.
Intendiamoci, quando vogliamo siamo fantastici, capaci di rovesciare ogni situazione, di combattere ogni calamita’, di superare ogni avversità uscendone persino più forti, ma ci manca la spinta per fare il passo seguente, quello necessario a diventare una vera nazione unita, trasformando lo spirito dell’emergenza da fiammata a combustibile in grado di alimentare a lungo e costantemente il motore della consapevolezza di un popolo.
Da quando abbiamo iniziato ad avere dimestichezza con il benessere, poi, siamo definitivamente peggiorati, riuscendo a sclerotizzare i nostri difetti e facendo della relativa stabilita’ economica non un volano per la crescita di una cultura sociale ma molto più prosaicamente una sorta di eco dei nostri limiti, votandoci al totem dell’immagine senza minimamente preoccuparci di dotarci invece di una sostanza.
Colpa della politica, si dirà – ma in nessun paese la politica e’ avulsa dal tessuto sociale che la genera, dunque la pessima politica che ci ha afflitti per troppo tempo altro non e’ che uno dei tanti frutti avvelenati del nostro velleitario pressappochismo, come poteva educarci al meglio se già esprimeva il nostro lato peggiore?
Temiamo perciò che l’impresa di Monti sia destinata a fallire, e lo diciamo con dispiacere, perché invece sarebbe l’unica meritevole di avere successo, ma a dire il vero neanche i suoi presupposti ci convincono: gentile e sobrio Premier, non avendo mai neanche sfiorato l’argomento “cultura” da quando ha preso in mano le sorti del nostro beneamato paese, davvero crede di poter cambiare la nostra mentalità con il solo aiuto del loden e del pallottoliere?!

Paolo, che ti adoro lo sai già da anni, sulla mostra del loden soprassederei, non vorrei scatenasse una epidemia di depressione che’ non ne abbiamo bisogno…dammi retta, meglio continuare a ballare, e poi quando la Carra’ canta Come e’ bello far l’amore da Trieste in giù bisogna ballare per forza, ti pare?!
Chiara, meno male che almeno il sorriso e l’ironia non puo’ togliercela nessuno, ed é per questo che ti leggo, come ti ho già detto sei un’umorista sottile di natura!
Credo che inoltre abbiamo in comune il “trauma” del Loden, che ho subito, come credo sia anche il tuo caso, negli anni in cui non decidevamo autonomamente come vestirci, da quello verde di trama appiattita, liscissimo, con la pensa a cono dietro, e il collo che non stava neppure su’, a quello blu scuro con micro punticini multicolore che si vedevano solo da molto vicino, coi bottoni a damigiana in legno, o simil legno e l’immancabile cappuccio! Stendiamo un velo sul Loden cammello, terrificante! Il problema é che, Monti o meno, il Loden torna di moda, ma un conto é vederlo sfilare a Pitti Uomo da modelli ventenni e aitanti, un altro vederlo sull’Uomo dei Monti!
Quanto alla Carrà, Marzio, noin dirmi che “Chissà se va” e “Maga maghella” sono messaggi subliminali del Vaticano, altrimenti mi prende una crisi di nervi!
Purtroppo degli anni sessanta non posso avere alcun ricordo, ma negli anni ’70 la Carrà mi a fatto imparare a cantare, forse devo a lei la mia professione di musicista. Oltre al nome, che proprio dal fu Paolo VI mi porto appresso da quando son nato!
Quanto a chi avrebbe messo la Carrà là, beh, anche gli spintonati possono avere talento, come la figlia del Ministro Fornero dimostra ancora nel 2012, in ogni caso la Carrà é un simbolo planetario di ogni omosessuale che si rispetti!
Montale poi lo diceva, ancora prima, in Italia servono sempre preti neri o rossi e questo vale anche oggi!
Chiara, perché non organizziamo una mostra storica del Loden?!? Cosi ci libereremo da questomn incubo.
Marzio: magari mettendo insieme la Carra’ e Giovanardi…:))
Enrico: che non ci aspettino tempi facili e’ l’unica certezza che abbiamo, credo pero’ che Monti abbia bisogno di una autorevolezza vera che e’ quella che deriva dalla legittimazione del voto, altrimenti continuerà con il giochino del “io sono un tecnico, non un politico” e questo alla lunga non sara’ un bene per nessuno, perché voler fondare un cambiamento profondo sull’ambiguità non porta grandi risultati.
L’uomo è colto e preparato, compito, direi. Non è l’uomo della provvidenza, per fortuna. Non cambierà gli italiani, ma forse può indurli a cambiare. Senza troppe illusioni. Osservo lo Spread perché di Monti gran parte del parlamento ne farebbe volentieri a meno. Non ci aspettano giorni facili.
Caro Paolo,
a questo punto sorge per te e per noi un problema terribile. Perché forse non sai che la Carrà fu portata su negli anni sessanta dai pretoni insediati in Rai. Come combatteremo allora il cattolico bestiammiatore, disinibito e illuminato che a tua insaputa ti ballava accanto in discoteca?
Paolo: se tu non ci fossi bisognerebbe inventarti! Mi hai fatto fare una risata di cuore, vedevo la scena…grazie amico mio, e continua a goderti la tua vita francese con il cuore italiano.
Enrico: grazie, prima di tutto. Il punto non e’ far durare il governo, ma che Monti possa davvero cambiare la mentalità degli italiani. Non serve lo spread in ribasso, serve invece una profonda e radicale azione culturale, e non vedo chi possa farsene carico.
Vediamo Chiara, cosa saprà fare per “cambiare ” gli italiani! Lo dico da decenni, ora arriva un Monti qualsiasi e mi ruba l’idea?!? La seconda idea, che pare invece inesistente, é cambiare l’italiano medio da pecora cattolica ad individuo raziocinante e laico, ma le ultime infamanti uscite del cattolico integralista Giovanardi non lasciano molte speranze. Dopo il cambiamento degli italiani, ci sarà un giorno da chiedere il conto al Vaticano che continua a non essere in regola con lo Stato Italiano (a meno che le due entità non coincidano perfettamente!) per troppi aspetti.
L’altra sera in discoteca son stato fiero di essere italiano! Non é Carla Bruni, neppure l’Uomo dei Monti con il suo spread, no Chiara, stavolta é la piu’ che nostrana Raffaella Carrà che spopola con il remix di “A far l’amore ci pensi tu” in coppia con il DJ Bob Sinclair, a quasi 70 anni con una forma da quarantenne in forma, risuona nel cuore di Paris e trionfa, tutti a cantare in italiano e a ballare come pazzi con la Raffa nazionale. Anche questo battito inatteso del cuore italico fa promettere bene!
Bellissimo articolo. Condivido a pieno, ma Monti non fallirà. Il parlamento è costretto e tra infiniti mugugni accetterà, perchè sa benissimo che se molla Monti questi signori non troveranno più la poltrona che ora hanno sotto il sedere. Come saprai meglio di me avere le mele al caldo della poltrona parlamentare, al nostro piace parecchio. Non c’è altra soluzione, lo Spread btp bund cala e dalla fine del governo Berluconi è praticamente in picchiata. Ancora gli italiani non sono fatti, ma qualcosa cambierà. Non ho la sfera di cristallo, m’è cascata proprio l’altro giorno e non posso prevedere il futuro. Batteranno i piedi, faranno le isteriche, come già nell’aria sentiamo, ma sarebbe un suicidio se questo governo fosse sfiduciato.