Al di là del maggiore o minore rischio che singoli Paesi possono presentare, ad esser giudicati negativamente sono proprio gli effetti della linea impersonata dalla Germania.

Sulla valutazione dell’Italia di certo pesano i non esaltanti precedenti, ma pesano altrettanto sicuramente due questioni: quella di un’Italia in piena recessione, che non può essere contrastata da interventi di politica economica e fiscale pena il tracollo definitivo dei nostri conti pubblici, al quale siamo andati molto vicini (e dobbiamo ancora verificare di quanto ce ne siamo allontanati); e pesa il fatto che un governo che ha avviato provvedimenti giudicati utili e coraggiosi, si muove però su un precario equilibrio parlamentare, fondato più sulla consapevolezza di gran parte delle forze politiche di non sapere come affrontare la situazione che su una reale convinzione.
E le ricorrenti affermazioni di non pochi esponenti della precedente maggioranza, ad iniziare dal suo leader, (“il governo durerà sin che lo vorremo noi”), i paletti populisti già preannunziati sulle liberalizzazioni, dopo quello sulla patrimoniale, fanno capire con chiarezza che il fronte del populismo italico non è ancora stato battuto, e che non si limita alle invettive di Di Pietro ed alle deliranti affermazioni di una Lega che punta apertamente sul crollo del Paese.
Si ha la sensazione che vi sia un partito di sciacalli sostenitori del tanto peggio, tanto meglio. Alcuni, apertamente autodichiaratisi come tali; altri pronti, ove le difficoltà dovessero aumentare, ad approfittare della situazione. L’unica strada per combattere questo partito è quella di andare avanti con determinazione. La questione delle liberalizzazioni e della concreta lotta all’evasione fiscale è anch’essa terreno di misura di equità e diventa il vero campo di battaglia tra chi vuole por fine al sistema dei privilegi e delle protezioni, e chi invece vi vede l’occasione di continuare a raccogliere consenso populista.
Ma l’aspetto più importante del declassamento è che questo riguarda sostanzialmente l’intera Europa. Certo, non viene declassatala Germania, il cui debito è considerato adeguatamente “sicuro”; ma vengono declassati (cioè si prevede un peggioramento delle condizioni) tutti quei Paesi che per una ragione o per l’altra potrebbero risentire delle politiche e delle non-politiche europee.
In definitiva, al di là del maggiore o minore rischio che singoli Paesi possono presentare, ad esser giudicati negativamente sono proprio gli effetti della linea impersonata dalla Germania nel frenare su una comune politica di contenimento del rischio indotto dai Paesi in difficoltà e nel non voler ammettere un equilibrio tra le politiche di risanamento e quelle di sostegno all’economia.
In questo senso, la stessa Germania non può considerarsi fuori dalla mischia: effetti recessivi ed instabilità estesi a quasi tutta l’Europa non possono non avere analoghe conseguenze nell’isola tedesca.
Vista così, il declassamento operato da S&P può essere l’occasione per un ripensamento e per un più meditato approccio..

A noi italiani ci frega la maetrina dalla penna rossa, questa è la verità! Nel nostro provincialismo culturale pensiamo a S&P come maestrine pronte a dare voti ai nostri compitini od ad arbitri assolutamente imparziali che fischiano il rigore perchè l’hanno visto. Ed invece no!!! S&P è una banca d’affari che fa gli interessi di chi la paga e nella fattispecie delle grandi banche americane che stanno comprando vagonate di buoni del tesoro europei a prezzi stracciati grazie alla compiacenza della suddetta S&P che dà voti eccessivamente bassi alla capacità di rimborso di alcuni paesi.Il voto della tripla A ai titoli spazzatura ed a Lehman Brothers così come quelli dati alle grandi banche americane prima del fallimento ( evitato solo dall’aiuto statale) dopo il fallimento dovrebbero farci suonare un campanello di allarme che forse, dico forse, non sono così imparziali e competenti come vorrebbero farci credere ed invece li trattatiamo come fossero l’oracolo che scruta le visceri del bue pendendo dalle loro labbra.Forse dovremmo starli un pò meno a senterli e dovremmo pensare un pò di più a noi stessi e fare quello che si deve fare: trovare lavoro per i milioni di disoccupati italiani ed europei!!!