La Camerata strumentale, ha chiuso con una violinista d’eccezione la stagione 2010/2011. Ospite, Viktoria Mullova, artista Russa nata a Mosca. Nella sua lunga carriera, dopo la fuga dall’Unione Sovietica, ha collezionato successi discografici e numerosi concerti, con un repertorio di musiche dal 600 fino alla contemporanea, riscuotendo ampi riconoscimenti in tutto il mondo. Il cimento pratese ha avuto in programma, il concerto in re maggiore opera 61 per violino ed orchestra che la signora Mullova ha eseguito per questa speciale serata. Il concerto, concepito da Beethoven nella tonalità del re maggiore, prevedeva lo strumento solistico inserito nell’ambiente orchestrale, riunendo il concertate e il sinfonico. Beethoven aveva già provato la compenetrazione sinfonica dello strumento principale con l’orchestra. Nei concerti per pianoforte, che avevano anticipato l’opera per violino, il carattere virtuosistico era venuto un poco meno, mentre era essenziale nella tradizione classica viennese. L’esecuzione della Mullova è stata preziosa e negli assolo d’affascinante ascolto. Il pubblico ha applaudito la sua capacità artistica d’interprete unita ad una vena di profonda poesia solistica. E’ uscito, così, un concerto intenso, brillante, permettendo all’orchestra di esprimere le sue qualità. Direttore, in questa notte di mezza primavera, Daniele Giorgi. Fiorentino, diplomato in violino al Conservatorio “Luigi Cherubini” sotto la guida di Luigi Gamberini, ha diretto la “Strumentale” più volte. L’ultima, nella stagione precedente, assieme all’orchestra pistoiese Promusica che, come ieri e più volte è accaduto, era assieme alla Camererata Strumentale della città di Prato. Nell’occasione scorsa, il Maestro presentò il concerto di Ravel e la Sinfonia nr.1 di Brahams. Nella seconda parte, infatti, Giorgi si è riproposto come interprete del compositore tedesco tardo romantico, con la Sinfonia nr. 4. in mi minore opera 98. L’ultima sinfonia, questa, che Bramhs scrisse nel 1885, in un periodo di feconda maturità artistica. Lo spirito sinfonico di Bramhs, completa la sua aspirazione a questo genere di musica che egli considerava la massima espressione artistica, cominciata in età matura, a quarantasei anni. Von Bulow trovò all’epoca, forse enfatizzando, che quel primo approccio sinfonico, poteva essere paragonato come eredità della Nona di Beethoven. Sia pur in una sala non da tutto esaurito, l’intera prestazione artistica ha raggiunto momenti d’alta partecipazione del pubblico. La Camerata, diretta benissimo dal giovane maestro, termina la sua stagione concertistica al Politeama di Prato, sapendo di essere cresciuta. Il merito andrebbe suddiviso in parti uguali, tra l’orchestra e il maestro Giorgi, ma nessuno voglia dispiacersi, se alla signora Mullova vanno i miei applausi più sentiti; in verità, ero uno tra i tanti, presente con incantato ascolto, grazie a lei. Prato non deve dimenticarsi della sua orchestra, che non fa il tutto esaurito e fatica ancora un poco ad affermarsi, ma ha buone prospettive e capaci organizzatori. Sarebbe un peccato se per altri motivi questa trazione, cessasse di esistere.
Enrico Martelloni

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