Ci dicevan che le tecnologie, da internet ai super pc, ci avrebbero sollevato dai lavori più manuali e considerati più umili, ed invece sta accadendo tutto il contrario. E se ne sono accorti anche i grandi analisti americani, che misurano giorno dopo giorno come computer e internet, telefonini e app cambiano la vita di tutti i giorni. Ebbene sì, abbiamo sbagliato tutto, o quasi. Le tecnologie stanno cancellando e sostituendo quei lavori da colletti bianchi che una volta si pensavano imbattibili e insostituibili. Con i nuovi programmi di ricerca e con i siti specializzati web si possono spazzare via, volendo, intere categorie e classi di impiegati, coordinatori, capi ufficio, operatori teche e classificatori: ci pensa un file. Invece il file non può sostituire il muratore, il barista,il cameriere, lo spazzino, il pizzaiolo, l’arrotino e il maniscalco, il giardiniere e lo spurgatore. Evviva, rivoluzione. Il problema è capire fino a che punto la rivoluzione tecnologica cambierà le professioni e cancellerà dei mestieri, e in quanto tempo si cambierà faccia agli impieghi e alle professioni.
Facciamo un esempio: con un programma pc che fa non solo le buste paga in maniera avanzata ma tutti annessi e connessi si cancellano un po’ di impiegati dell’amministrazione, con un programma avanzato che fa la valutazione dei rischi si debbono riconvertire un po’ di addetti all’ufficio sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, con le video camere di sito collegate ai sistemi pc, si possono cambiare mansione agli addetti ai servizi generali, con i programmi avanzati di ricerca e catalogazione migliaia di attività di cancellieri, archivisti, impiegati alle copie ecc nel mondo dei tribunali e delle procure dovranno essere ristrutturate e convertite. Insomma la tecnologia cancella i colletti bianchi e grigi ma non i lavori manuali, che manuali restano ma restano anche indispensabili. Magari la tecnologia aiuterà a gestire questi lavori ma non potrà sostituirli. Nessun file e nessun app mi sostituirà nel coltivare le rose o nel fare un cappuccino, nel modellare un busto o nel costruire un telaio. Mi aiuterà, forse di più, ma sarò sempre necessario. Il cassiere di meno. La rivoluzione tipo “abbiamo sbagliato tutto” sulle previsioni dei mestieri che restano dopo la rivoluzione digitale, servirà non solo come dato statistico ma anche indicazione per i futuri lavori che tirano. Ad esempio: inutile far iscrivere migliaia di studenti a corsi per lavori che saranno ridotti o cancellati dalle tecnologie. Altro esempio se ci affezioniamo alla conservazione dei beni culturali dovremmo trovare applicazioni e mansioni che poggiano sulla creatività e intellettualità, che la macchina non potrà mai assorbire. I sistemi dei social network ci hanno insegnato che i file e i programmi sono talmente intelligenti da poter mettere in contatto luoghi, similitudini, parentele, orientamenti, oltre che i calcoli. Insomma siamo di fronte a programmi e siti che possono recepire, valutare le scelte emozionali e di consumo, quindi fare a gara con un bit diventa improbo. Rimangono per ora salve le professioni in cui il manager non solo maneggia dati ma interviene con scelte che di suo la macchina non è ancora in grado di operare. Per ora. Insomma cambiare mentalità e indirizzi. Il piazzaiolo resterà in eterno, il catalogatore umano sarà destinato a scomparire, molte funzioni dell’architetto le farà il programma pinco pallo , molte attività del muratore saranno eterne. Così dovremo capire che l’abbandono di certi lavori è stata una fesserie. Arte e artigianato alla riscossa.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com
TECNOLOGIE E VECCHI MESTIERI. DAI, ABBIAMO SBAGLIATO TUTTO
Ci dicevan che le tecnologie, da internet ai super pc, ci avrebbero sollevato dai lavori più manuali e considerati più umili, ed invece sta accadendo tutto il contrario. di Fabrizio Binacchi

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