Mettiamoci nei panni di un ventenne e consideriamo due fatti di questi giorni.
Primo fatto: da settimane scorrono le immagini dei poveri disgraziati che dopo aver rischiato la vita in barconi pericolanti e stracarichi, approdano alla agognata sponda europea del Mediterraneo. Affollano campi di raccolta e tendopoli. In Italia ferve il dibattito se siano profughi o clandestini, nessuno pronuncia le parole “donne e uomini”. Tra poco saranno decine di migliaia e occorre “spalmarli” sul territorio. Amministratori di Regioni, Province e Comuni rispondono tutti allo stesso modo: tanta comprensione, ma non li vogliamo da noi. Sinistra, destra, centro: di qualsiasi colore non li vogliono. Questa la realtà al di là delle chiacchiere.
Secondo fatto: migliaia di Vip dei Parioli e di altri quartieri bene della Capitale sono rimasti “vittime” di intraprendenti truffatori che avevano promesso lauti guadagni per i loro investimenti. Non interessava loro sapere come: se in combutta con la ‘drangheta o finanziando imprese che sfruttano bambini del terzo mondo o speculando in altri modi. L’importante era moltiplicare i soldi. E tra i truffati, centinaia sono i vessilliferi dell’intellighentia di sinistra. Proprio quella che più di sinistra non si può: donne e uomini noti, quelli che prestano la loro immagine per risollevare le condizioni del popolo sfruttato; che marciano e scendono in piazza; che, assieme a Repubblica dettano la linea all’esangue PD spronandolo in continuazione a spostarsi più a sinistra.
Ed ora, torniamo nei panni del ventenne di cui sopra. Non ha vissuto i tempi nei quali la linea di demarcazione tra sinistra e destra, progresso e conservazione, etc., erano nettissimi per certa sinistra e per certa destra. In campo internazionale, tutto il bene era dalla parte al di là della cortina di ferro, nell’URSS e suoi satelliti, ove si era affermata la rivoluzione comunista o viceversa.
In Italia, idem, con il PCI ed i partiti alla sua sinistra o nella sua orbita al posto dell’URSS.
C’erano poi altri, che si definivano laici, liberali e socialisti riformisti, che si sforzavano di dimostrare come fosse possibile introdurre riforme e migliorare le condizioni di vita dei derelitti senza compromettere libertà, democrazia e Stato di diritto.
Il ventenne di cui sopra, se tutti gli amministratori, di destra e di sinistra, rifiutano ogni pur minima solidarietà verso i disgraziati di altri paesi, e se tutti ad altro non pensano che a fare più soldi senza preoccuparsi del come, avrà buoni motivi per pensare che ci aspetta una società fondata sulla più bieca sopraffazione.
Tocca invece a noi aprire loro gli occhi. Come? Spiegando che l’assenza o l’omologazione dei valori ideali è il prodotto di una fase storica. Iniziatasi quando, a causa di ruberie che c’erano veramente state, i veri padroni del nostro Paese (cioè detentori della finanza e dei giornali ed in grado di condizionare parte della politica e della magistratura) riuscirono a convincere il popolo che era necessario buttare via, come si dice, il bambino con l’acqua sporca. Cioè cambiare non solo la classe politica ma anche le regole della democrazia. Ne nacque una politica debole che consentì ai potenti di saccheggiare i beni di tutti e di acquisire ricche aziende statali. Ma la politica non solo era debole; era pure deprivata di ogni ideale, tanto che non si riusciva più a distinguere che differenza ci fosse tra gli uni e gli altri, che pure se le davano di santa ragione per scalzarsi a vicenda dal potere.
Ecco: il ventenne di cui sopra, forse, capirà che non sarà Bersani al posto di Berlusconi, o Montezemolo invece di Casini a cambiare le cose in Italia.
Per cambiare, i protagonisti degli ultimi venti anni di vita politica italiana (sempre i soliti) devono essere sostituiti tutti. Non alternarsi.
MA COSA E’ SINISTRA E COSA E’ DESTRA?
Regioni e comuni, di qualsiasi maggioranza, rifiutano qualsiasi aiuto ai poveracci in fuga dalla fame. I Vip della sinistra al caviale offrono i loro soldi per investimenti di assai dubbia moralità pur di guadagnare. Venti anni di “seconda repubblica” hanno ucciso i valori ideali. Ecco perché non basta l’alternanza per cambiare.

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