Da tempo ho l’impressione che un certo modo di discutere e di avanzare proposte tipico dei blog socialisti, ma anche di quelli della “sinistra radicale”, sia terribilmente datato e superato. Ogni volta riemergono antichi asti, risentimenti, “con quello neanche un caffè”, “ma vi siete già scordati la tremenda porcata che ci han fatto nel 1959”, e compagnia cantando e ponendo i veti più curiosi e impolitici. Lo attribuisco anche alla nostra crescente età media, che ci rende stizzosi e reciprocamente intolleranti: è così che si avvelenano la vita i vecchietti delle case di riposo..e siccome tra noi i vecchi prevalgono sui giovani, che non han tempo da perdere con le nostre querimonie, rimaniamo sempre tra noi, e sempre di meno.
Oggi però mi è venuta in mente un’altra ragione , che ci rende incapaci di capire le dimensioni e i limiti della attuale politica. E’ che avendo passato la maggior parte della nostra vita politica nella prima repubblica, non abbiamo ancora interiorizzato il cambiamento istituzionale introdotto dalle leggi elettorali della seconda repubblica. che hanno anche diversificato molto il sistema elettorale tra quello vigente per i vecchi enti locali, ancora molto proporzionale, quello per le regioni, maggioritario ma con la preferenza, e quello del parlamento, dove si entra solo più per nomina dall’alto. Parlamento che sta strangolando l’autonomia e le finanze degli enti locali.
Dobbiamo purtroppo renderci conto che il porcellum non sarà mai cambiato dal voto di un parlamento fatto, per l’appunto , da porcelli cortigiani, e temo non sia possibile un referendum che lasci il vuoto legislativo in materia elettorale, a meno che qualche mago della Costituzione riesca a inventare i quesiti taglia e incolla.
E allora, prima di fare le nostre sparate “io con quello non ci starò mai”, partiamo dalle regole che esistono, sulle % minime da raggiungere per entrare nel parlamento, altrimenti restiamo a dormire nella “laguna dei bei sogni”. E qualunque discorso facciamo, sottoponiamolo prima a questo tipo di verifica. quale sbarramento possiamo superare?
Perché gli elettori non vengono più a votare anche perché hanno capito benissimo che il loro partito del cuore non ce la può fare, e se non ce l’ha fatta una volta, non ce la farà mai più.
Claudio Bellavista

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