La storia dell’Italia repubblicana ha ormai sessanta anni e più. E’ una storia ciclica, che procede seguendo una forma a spirale, fatta di corsi e ricorsi storici, di ritorni e rimandi, di culmini e di crisi, di risoluzioni e di fasi politiche controverse, di colpi di coda del potere fine a se stesso e di conquiste civili, di rinascite e ricadute, di novità e percorsi a ritroso. E’ una storia cominciata con il referendum del 1946 tra Monarchia e Repubblica. Ma, forse, la data di nascita dell’Italia repubblicana andrebbe fatta coincidere con il 1° gennaio 1948 e con le successive elezioni del 18 aprile dello stesso anno, cioè con il giorno dell’entrata in vigore della nostra Carta costituzionale e con le prime consultazioni elettorali per il nuovo Parlamento della Repubblica. Da quel momento, la partitocrazia italiana, o come la si vuol chiamare, ha avuto un graduale ma sempre più becero ruolo spartitorio e dominante dentro il Palazzo fino a raggiungere punte anti-democratiche e anti-costituzionali. A quell’ormai lontano 1948 sono seguiti, quindi, quelli che potremo definire come i primi trent’anni di questo sessantennio partitocratico, cioè un periodo della nostra storia repubblicana che identifichiamo con la Prima repubblica. Una Prima repubblica iniziata, perciò, secondo questa personale lettura politica, nel 1948 e terminata nel 1978 con la morte di Aldo Moro. E’ con l’assassinio di Aldo Moro, infatti, che finisce la Prima repubblica. Pensiamoci attentamente: la storia della Prima repubblica, avviatasi nel 1948, ha avuto termine con la scomparsa e l’uccisione di Moro. Eppure è proseguita anche dopo, attraverso il ciclo politico della cosiddetta “transizione infinita”, fino ai nostri giorni, sviluppandosi in senso partitocratico e sopravvivendo, così, anche nella Seconda repubblica, fino ad oggi. La Seconda repubblica, di conseguenza, ha avuto inizio nel 1979, con la caduta del governo di solidarietà nazionale e con la successiva crisi, durata ben 49 giorni, gestita dall’allora presidente del Consiglio dei Ministri, Giulio Andreotti. E così, seguendo tale ragionamento, possiamo affermare che: se la Prima repubblica è terminata nel 1978, la Seconda è finita nel 2008. La Seconda repubblica si è conclusa con la caduta del governo di Romano Prodi. Inoltre, bocciando un governo di transizione e puntando al voto subito, in realtà, nel 2008, il Cavaliere ha provocato la fine della Seconda repubblica di cui egli stesso è un prodotto diretto. E’ una tesi di cui sono convinto da tempo e che ho ripetuto più volte, in occasioni pubbliche e private, in alcuni articoli e anche in un libro. La Seconda repubblica, iniziata nel 1979, è entrata in crisi oltre due anni fa con la caduta del governo Prodi. Anzi, quella fase che, nel bene e nel male, ha raggiunto il suo culmine nel 2007, prima con la nascita del Partito Democratico e poi con il cosiddetto “predellino”, è terminata l’anno successivo proprio con la caduta del governo Prodi. Ma Silvio Berlusconi, a cominciare già dagli anni ottanta, è stato ed è il principale prodotto della Seconda repubblica e, perciò, chiudendosi nel 2008 quella fase politica, in effetti, il premier ha perso la sua prospettiva politica e, chiudendosi la strada che aveva dietro di sé, ha finito con lo sbarrare a se stesso anche la strada che aveva davanti ed è entrato in una sorta di vicolo cieco. Senza più una visione politica. Senza più un bagaglio innovativo né un futuro riformatore. Tra le macerie dello Stato di diritto e della legalità democratica, tra le macerie istituzionali e costituzionali, sotto il crollo del governo Prodi, anche il Pdl e l’alleanza di centrodestra sono inesorabilmente rimasti travolti e intrappolati nel “monopartitismo imperfetto” che hanno contribuito a realizzare e gestire, con gravissime responsabilità. Quello che sta accadendo oggi è semplicemente la conseguenza di quel crollo, già avvenuto nel 2008. Siamo ormai oltre. Siamo nel 2010. Perciò, tutti coloro che aspettano la fine della Seconda repubblica, legandola e personificandola soltanto con il Potere di Silvio Berlusconi, in realtà, non si sono accorti o non vogliono ammettere che quella fase politica è finita con la fine del governo Prodi. In questa lunga transizione, dopo sessanta anni di partitocrazia, c’è bisogno di immaginare un futuro migliore. La Seconda repubblica è finita. Siamo andati oltre. Siamo già nella Terza Repubblica. Speriamo sia migliore delle precedenti.
Pier Paolo Segneri

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