Ci perdonino i 42 illustri politici e studiosi firmatari dell’appello per l’uninominale. Di fronte a questa proposta di ennesima giravolta in materia di leggi elettorali, campo in cui non sembra esserci pace in Italia, non possiamo fare a meno di esprimere una considerazione. Tutte le volte che qualcuno si sente oppresso nel proprio partito ed insoddisfatto, trova nella materia elettorale il pretesto comodo e gratuito per ostentare una autonomia e libertà di giudizio nei fatti non si sa quanto autentica. I vertici dei partiti perdonano questa piccola libertà, la “licenza” non sarà punita come accadrebbe se si parlasse di processo breve, legge finanziaria, separazione delle carriere dei magistrati, etc.
Ed il motivo si comprende bene. La materia elettorale è trippa di gatto che si tira da tutte le parti: le ricette vengono proposte come infallibili, ma capita poi di sperimentarle in maniera deludente, come avviene in Italia, convulsamente, da venti anni a questa parte.
L’uninominale, moderatamente corretto dal 25% di seggi distribuito in maniera proporzionale, lo abbiamo avuto in Italia fino al 2oo6. Chi ha buona memoria, ricorda che eravamo arrivati a contare 44 partiti. E che i difetti che i promotori del ritorno all’uninominale vorrebbero curare, proprio allora ebbero il loro maggiore sviluppo: non ci fu alcun aumento della “democrazia, della sicurezza e del benessere dei propri cittadini”. Poi, per quanto riguarda la pretesa di “dare agli elettori la piena libertà, l’effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il governo e gli eletti, assicurando un rapporto personale efficace dell’eletto con chi lo elegge”, basti rammentare le centinaia di deputati e senatori “paracadutati” in collegi dei quali niente sapevano e mai più rivisti in loco: chiedere, per maggiori particolari, notizie agli elettori del Mugello che disciplinatamente avevano votato Antonio Di Pietro senza più rivederlo una volta che fosse una. Quanto al “ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare il costo – divenuto insostenibile – delle rendite che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari” ci chiediamo se si tratti di sbadataggine degli illustri firmatari o volontà di giocare sulla disinformazione dei cittadini: la dilatazione delle spese elettorali e l’incremento vertiginoso dei rimborsi ai partiti sono di quegli anni. Fu allora che le facce dei candidati cominciarono ad apparire in giganteschi cartelloni ai bordi delle strade, nelle piazze, sui palazzi, etc. E sempre allora si passò a rimborsare a tutti i partiti che avessero raggiunto l’1% dei voti somme spropositate: un euro a elettore l’anno per ogni elezione ( Camera, Senato, europee, regionali) divisi tra i partiti in maniera proporzionale e mettendo nel mucchio anche coloro che avevano disertato le urne astenendosi dal votare.
Con tutto ciò, non vogliamo demonizzare il sistema uninominale, tutt’ altro. Vorremmo solo che ci fosse una maggiore onestà: che non si propalasse con tanta leggerezza la favola del potere salvifico di una semplice norma elettorale. In Italia è tutta la politica che oggi è malata. E i problemi politici devono essere risolti senza scorciatoie. Il numero e la qualità dei firmatari dell’appello, del resto, sono la riprova che il disagio ha raggiunto ormai anche i piani alti della politica. In tutti i partiti.
Nicola Cariglia
L’APPELLO
Per ottenere finalmente anche nel nostro Paese quella stabilità e certezza delle leggi elettorali che gli standard democratici internazionali raccomandano e in qualche misura esigono,
per approdare a una riforma elettorale effettiva, durevole e orientata nel senso del collegio uninominale indicato in modo nettissimo dagli italiani a grande maggioranza nel referendum del 1993, poi in larga parte disatteso dal legislatore,
per adottare finalmente anche in Italia un sistema elettorale ispirato ai modelli sperimentati ormai da secoli in regimi civili – quali quelli anglosassoni – che si sono rivelati tra i più fecondi sul piano della democrazia, della sicurezza e del benessere dei propri cittadini,
per dare agli elettori la piena libertà, l’effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il governo e gli eletti, assicurando un rapporto personale efficace dell’eletto con chi lo elegge,
per promuovere in questo modo, al tempo stesso, l’autonomia della società civile e la laicità dello Stato, intesa come metodo indispensabile di cooperazione per il bene comune tra persone di fedi o ideologie diverse,
per ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare il costo – divenuto insostenibile – delle rendite che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari,
ti invitiamo ad aderire al
Comitato per l’Uninominale
(www.uninominale.it)
Pietro Ichino, giuslavorista nell’Università di Milano, senatore P d; Mario Baldassarri, economista, senatore Fl i; Alfredo Biondi , avvocato, già vicepresidente della Camera; Antonio Bonfiglio, sottosegretario di Stato alle Politiche agricole e foresta li, Pdl; Emma Bonino, vicepresidente del Senat o; Marco Cappato, segretario dell’Associazione Luca Coscio ni; Stefano Ceccanti, costituzionalista nell’Università «La Sapienza» di Roma, senatore Pd; Umberto Croppi, assessore alla Cultura del Comune di Rom a; Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Cain o; Franco Debenedetti, economista, opinionist a; Benedetto Della Vedova, deputato Fli; Stefano De Luca, segretario del Partito Liberale Italiano; Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italia ni; Giuseppe Di Federico, processualista nell’Università di Bologn a; Salvo Fleres, senatore Pd l; Jas Gawronski, giornalista, parlamentare europeo Ppe; Roberto Giachetti, deputato Pd; Maria Ida Germontani, senatrice Fli; Domenico Gramazio, senatore Pdl; Giovanni Guzzetta, professore di Istituzioni di diritto pubblico nell’Università di Tor Vergata, Roma; Ignazio Marino, chirurgo, senatore Pd; Antonio Martino, economista, deputato Pdl; Enrico Morando, senatore Pd; Magda Negri, senatrice Pd; Francesco Nucara, segretario del Partito Repubblicano Italiano , deputato Gruppo Misto; Federico Orlando, politico e giornalista, condirettore di Europa; Tullio Padovani, penalista, Scuola Superiore di Studi Universitari «Sant’Anna» di Pisa; Angelo Panebianco, politologo nell’Università di Bologna, saggista e opinionista; Marco Pannella, Partito radicale transnazionale; Gianfranco Pasquino, politologo nell’Università di Bologna; Mario Patrono, professore di diritto pubblico e comunitario nell’Università «La Sapienza» di Roma; Mario Pepe, deputato Pdl; Stefano Rolando, economista nell’Università Iulm di Milano; Nicola Rossi, economista nell’Università di Tor Vergata – Roma, senatore Pd; Michele Salvati, economista nell’Università di Milano, opinionista; Carlo Scognamiglio, economista, già presidente del Senato; Mario Staderini, segretario di Radicali italiani; Sergio Stanzani, già senatore, presidente del Partito radicale transnazionale; Marco Taradash, consigliere regionale della Toscana, Pdl; Giorgio Tonini, senatore Pd; Silvio Viale, medico, direzione Associazione Luca Coscioni; Valerio Zanone, già segretario del Partito liberale italiano

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