Guardi i tanti alberi in giro e ti accorgi che le immagini riflesse nelle palle rosse delle feste ti restituiscono una realtà deformata, tondeggiante, allungata. Pensi che il Natale sia tutta quella bella atmosfera di festa e di consumi, che puoi vedere nelle corsie dei magazzini o ai botteghini del cinema, ed invece giri l’occhio e vedi una signora sui 70, col fazzoletto legato in testa come la nonna Margherita, che si inginocchia dietro il negozio di frutta e verdura a raccogliere gli scarti di insalate ed arance. “Sono ancora buone, peccato buttarle via”. E’ la povertà nascosta, ma piuttosto evidente. E non è un controsenso. Immagini deformate nelle palle rosse delle feste. Tutti a correre a prendere un telefonino, e fuori dal grande magazzino trovi la signora che chiede l’elemosina con l’ultimo cucciolo in braccio. Fasciato e con musino fuori. Tutti a cercare l’ultimo touch screen, perché è questo che va di moda adesso tra giovani e meno giovani, e poi scopri che tre famiglie su quattro -che sono in affitto- non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, proprio per i costi della casa. Corri a prendere il telefonino e poi incorri nella notizia di Brescia: prima sentenza che mette in connessione una morte per tumore e l’utilizzo, non corretto, del telefonino. Prima sentenza in Italia. E adesso si aspettano le motivazioni per capirci di più. Ma certo le case costruttrici sono terrorizzate dall’ipotesi risarcimento. Tutti a prendere l’ultimo schermo ultra moderno per il computer per passare sempre più ore a leggere, navigare, combattere, giocare e trasmettere e poi incorri nell’altra notizia che ti dice: stiamo pure al computer così…diventiamo tutti più miopi. Gli studi scientifici e sociologici ci dicono che ci ammaliamo di modernità e ci accorciamo la vista. Immagini deformate dalle palle rosse delle feste. Sembriamo felici e in fondo siamo malati. Di qualcosa che nemmeno riusciamo a percepire. Arrivi trafelato, perché non c’è mai abbastanza tempo (ma dove sarà finito?) , all’ingresso del grande magazzino che va per la maggiore per telefonini, schermi, computer e lavatrici intelligenti, e già alla porta scorrevole, come si apre, senti l’odore del sudore di quelli che stanno da ore a cercare di scegliere un home theater (tradotto per mamma, un impianto di casse e riproduttori farti sembrare di stare a teatro o al cinema nel salotto di casa) e ti chiedi: ma è davvero indispensabile portarsi in casa a natale dodici tra casse cassette cassettine che ti rimbambiscono l’udito e ti fanno sentire un surround che è surreale in una stanza di quattro per quattro? E così, oltre a diventare una generazione di miopi e quasi accecati diventiamo una generazione di sordi o assordati. Immagini deformate nelle palle rosse delle feste.
Che non sono solo quelle di fine anno, ma son le festicciole di tutto l’anno. Ti fai forza, nonostante l’odore sgradevole di sudore diffuso, e cerchi un varco per intrufolarti verso il banco e carpire le ultime immagini dei cellulari pubblicizzati alla tv: e non ce la fai perché c’è un muro , c’è la coda a provare il video, il tocco schermo, i colori, il trasferimento immagini e dati dell’ultimo cellulare reclamizzato. Ti metti in coda e rischi di rimanerci ore. Ma anche al reparto telecamere e forni a microonde c’è la ressa. Toccano tutti schermi che si colorano e a volte parlano. Appunto. Non parliamo del settore X Box, con annessi e connessi. Corsa alle antenne che ti immettono in rete per giocare alla guerra con eserciti inventati o trame di storia vissuta: tedeschi, americani, russi, indiani. Con 80 euro di antenna ti metti in wireless e puoi far finta persino di essere Obama che va in Afghanistan. Cercasi amica che interpreta Illary Clinton. Palle rosse delle feste.
Fabrizio Binacchi
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