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Non e’ facile vivere in America per un italiano…

di Oscar Bartoli | 9 Gennaio 2012

Non e’ facile vivere in America per un italiano che sia appena arrivato nella nazione-continente. Usi e costumi sono diversi e spesso gli italiani ne fanno le spese. In ascensore non ci si puo’ mettere con le spalle alle pareti, dialogando ad alta voce. Bisogna invece posizionarsi a strati di fronte alla porta per evitare di guardarsi negli occhi. Lo “eye contact” puo’ talvolta essere pericoloso se destinato ad una fanciulla con troppa intensita’ (rischio di denuncia) oppure ad un nero che puo’ ritenersi oltraggiato. Chi ama tanto i bambini e’ bene che si trattenga dall’accarezzare i figli degli altri. Il sospetto di pedofilia sta dilagando, Se poi uno tocca la testa ad un piccolo African-American, apriti cielo: per un musulmano ortodosso si tatta di un’ingiuria odiosa. Quanto agli ebrei meglio non cimentarsi nell’insistere per invitarli ad una cenetta a casa: la stretta osservanza del Kosher impedisce loro di accettare. Una notte in ospedale, senza contare le medicine e gli interventi, non costa meno di 5mila dollari. Molti vengono negli Stati Uniti senza avere una copertura assicurativa adeguata. Le conseguenze sono tremende e ne sanno qualcosa i funzionari dei vari consolati generali italiani nelle principali citta’ americane che devono rimediare ai guai di connazionali vittime di incidenti o malattie.Al cinema non si parla, non ci si trastulla con lo smart phone. Se qualcuno, come e’ successo a noi in un cinema di Santa Monica, ti provoca, invadendo il bracciolo, offendendoti se reclami (sono molti gli individui mentalmente disturbati) meglio cambiare subito posto. In una eventuale rissa a farne le spese e’ sempre lo straniero, l’italiano, perche’ il poliziotto privilegia subito chi si esprime in un inglese comprensibile. Agli incroci stradali in America non passa chi viene da destra ma solo chi e’ arrivato prima. Percio’ bisogna calcolare bene i tempi. Lo stop e’ sacro e bisogna contare sino a quattro prima di ripartire. Al controllo di sicurezza negli aeroporti consigliamo ai professionisti della facile ironia all’italiana di stare zitti e di seguire le regole imposte a tutti. Il rischio e’ quelo di essere schiaffati in galera. In ogni ristorante bisogna lasciare una mancia che non sia inferiore al 15% del conto. Chi serve vive sul tip. A New York, per esempio, appena individuano che sei italiano applicano automaticamente la ‘gratuity’ che non e’ mai inferiore al 20%. Abbiamo visto molte volte dei turisti italiani essere inseguiti fuori del locale dal cameriere perche’ avevano lasciato una mancia insufficiente. Alla toilette bambini, adulti e anziani si lavano le mani dopo l’uso. E poi il rito della porta: bisogna trattenerla per evitare che sbatta in faccia a chi ti viene dietro. Possibilmente evitare di parlare ad alta voce nei luoghi pubblici. Non reagire con dito medio (digitus impudicus or digitus infamis) a chi ti supera malamente in auto. C’e’ il rischio di avere una rivoltellata in fronte vista la diffusione della armi. Gli americani adorano l’Italia e gli italiani. Pero’ si consiglia di non esagerare con il nostro tradizionale talento del palcoscenico. Fare ‘show off’ qualche volta puo’ essere oggetto di incomprensione. Ma, a parte queste elementari considerazioni, l’America e’ un gran Paese, in cui, se si rispettano le regole e la sfera individuale del prossimo, si vive benissimo apprezzando il fatto di essere considerati cittadini di serie A e non di serie B.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anziani, cameriere, cinema, citta americane, considerazioni, eye contact, generali italiani, incidenti, italia, nazione, santa monica, smart phone, stati uniti, usi, vivere in america

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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