India, Cina e Brasile hanno tassi di crescita che noi ce li sogniamo di notte e di giorno. Alleanza Reggio Emilia Brasile per allevare giovani esperti in meccatronica. Ma la formazione e l’aspirazione a sognare non bastano. L’Italia ha una crescita che è la metà della media europea e solo quello scarto ci mette in una posizione di media classifica che certo non ci fa onore. Non cresciamo da anni, non mettiamo da parte soldi per i grandi investimenti pubblici in infrastrutture e collegamenti e quando abbiamo qualche canale europeo ci pensano i soliti contestatori a frenare, congelare, protestare. Così andiamo in questa estate 2008, tra botte di Stato (“lo Stato deve tornare a fare lo Stato”, ripetono tutti, dalle discariche ai collegamenti strategici) e bolle di calore. Ha ragione la presidente di Confidustria Emma Marcegaglia, sentita all’assemblea industriali di Reggio Emilia, quando dice -quasi sconfortata- che siamo un Paese diverso, molto diverso dagli altri, se non riusciamo a fare una strada in vent’anni quando in Francia o Spagna la fanno in un anno o quando quattro sindaci bloccano un collegamento continentale. Crescita e salari sono ovviamente collegati. Forme di lavoro e riorganizzazione del contratto pure e questi mesi sono cruciali per la nuova intesa sulla cosiddetta contrattazione tra le parti sociali. Regole, condivise, ma regole chiare. Non si può pensare di fare due contratti di scala simili perché se quello nazionale si occupa anche di incentivi e salari bisogna capire a cosa può servire il contratto aziendale o di settore. Anche qui Marcegaglia è chiara e lancia una data: se si fa l’accordo si deve ottenere entro il 30 settembre, così a regole chiare si può procedere a fare contratti e trattative. Al tavolo, non sui giornali o ai convegni. A proposito di lavoro e lavoratori e contratti. Che tutto sia cambiato e che tutto si sia accorciato non si scopre solo leggendo i giornali economici o le ricerche di agenzie di settore ma anche e molto più semplicemente passando da un autogrill. C’era una volta un luogo di lavoro dove ti sembrava che tutto avesse il sapore della vacanza e della gioia, e che persino i lavoratori addetti ai panini fattoria o allo scaffale dolci tipici regionali erano più contenti e sorridenti che mai. Oggi la revisione del modello produttivo e la riorganizzazione delle mansioni fa si che proprio in un autogrill scopri quanto la prestazione e la suddivisione delle mansioni siano rivoluzionate. Una volta arrivavi al self service dell’autogrill e avevi già una signora o signorina con cappellino che ti sorrideva al banco dei vassoi e forchette, poi ne avevi una che ti consigliava gli antipasti, un’altra o altro che ti serviva i primi, altri due almeno ai secondi e fior di personale alle due tre casse per uscire e andare a mangiare. Oggi? Oggi non è più così. Arrivi e se ne vedi due di addetti è già grasso che cola. Ai vassoi e antipasti e dolci e frutta, non c’è anima viva. Ai primi arriva una signora o signorina che poco prima era dietro in cucina a prepararli e ti serve senza nemmeno guardarti negli occhi. Ai secondi, tra braciole che fumano e petti di pollo pallidi, o non c’è nessuno perchè l’altra, l’unica altra addetta, è alla cassa che sta facendo il conto al cliente che ha fame, appena finito con la mano sinistra torna ai secondi e ti serve la braciola o di corsa il petto bianchissimo di pollo ai funghi. Alla cassa veloce, se ti serve il levatappi te lo cerchi e mangi. Ad un certo punto esce un ragazzo col carrello per la raccolta dei vassoi ed è il terzo e ultimo del turno, che pulisce e riordina e volendo rimette a posto negli scaffali. Una volta erano 8 – 10 ora sono tre. Storia di autogrill, storie d’Italia. Che non cresce.
Fabrizio Binacchi
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