La proposta killer ( a nome anche di Veltroni, è da presumere) è di Dario Franceschini, numero due del PD: modificare la legge elettorale in vista delle elezioni per il parlamento europeo del prossimo anno, in modo da impedire ai piccoli partiti di entrare a farne parte. Ma i piccoli partiti non sono il solo bersaglio dei dirigenti del loft. L’obbiettivo principale é Massimo D’Alema che ha iniziato a manovrare per riallacciare vecchie alleanze e crearne di nuove, per dare modo al PD di uscire dalle secche sulle quali si è arenato in seguito al recente risultato elettorale. La proposta di Franceschini e le manovre di D’Alema hanno una cosa in comune: la sfiducia nelle sorti del bipartitismo, appena pochi giorni fa indicate come magnifiche e progressive. Franceschini teme che il naufragio del bipartitismo finisca per affondare il fragile vascello del partito democratico e si preoccupa, ope legis, di togliere di mezzo concorrenti ed assicurare vita più facile alla neonata creatura. D’Alema si preoccupa invece di riguadagnare possibilità di governo al suo partito. Sa che il PD può accedervi solo con una accorta politica di alleanze, come accadde nel 1996 e nel 2006. Il ministro degli esteri sa per esperienza che nel confronto a due, testa a testa, tra sinistra e destra, in Italia ha sempre prevalso quest’ultima. Perciò giudica suicida la strategia di Veltroni che ha provocato il deserto attorno ai democratici, irrisi finanche da Pannella e Di Pietro che pure dall’ex sindaco di Roma erano stati privilegiati. Dunque, D’Alema vede un futuro popolato di molti partiti e, giustamente, si preoccupa di farseli amici per sconfiggere Berlusconi.
Ma anche dalle parti del futuro presidente del consiglio il bipartitismo ha perso credito. Ne è prova la lite per il numero dei ministeri fra AN e Forza Italia: o non sono un partito solo, il PDL?
Ricordate, a risultati del voto ancora caldi, la nostra affermazione “Berlusconi ha vinto, il bipartitismo meno?”. Fummo confutati anche da affezionati ed attenti lettori. I quali, per dirla tutta, condividevano l’opinione, largamente prevalente sulla stampa, che gli italiani avessero imboccato in massa la via del bipartitismo.
La verità era un’altra e via via che passano i giorni ciò è sempre più chiaro:
1) – i partiti presenti in parlamento sono già sette (PDL, PD, Radicali, IDV, Lega, MPA, UDC); e ci sono anche gli spiccioli: la DC di Rotondi, i repubblicani di Nucara e La Malfa, i repubblicani della Sbarbati, la Rosa bianca di Tabacci e Pezzotta, e una serie di altre sigle e siglette incorporate in partiti più grandi che mantengono integra la loro individualità.
2) – PDL e PD hanno preso voti in quantità uguale o minore di quelli presi, separatamente, dai partiti che hanno loro dato vita.
3) – gli elettori hanno piuttosto premiato gli alleati di questi due partiti.
4) – Franceschini e Veltroni se la fanno sotto in vista delle europee e vorrebbero una legge killer contro i partiti più piccoli che porterebbero via voti al PD non essendo possibile far valere il teorema truffaldino del “ voto utile”.
5) Nel PDL, Forza Italia reclama ministri in quanto Forza Italia e AN fa lo stesso.
Insomma: la grande truffa del bipartitismo è stata consumata, ma il gioco è stato scoperto. A due partiti si può arrivare solo per legge, in un estremo e disperato tentativo di autoconservazione. Dubitiamo che ciò sarebbe nell’interesse del Paese. Il voto degli italiani non è stato per il bipartitismo anche se ha premiato i partiti in grado, presumibilmente, di contare.
Se si dovesse arrivare a due soli partiti, la destra sarebbe destinata a vincere come è sempre accaduto nello scontro tra destra e sinistra. Che siano proprio i vertici attuali del PD a chiedere leggi elettorali che favoriscano il bipartitismo è ulteriore dimostrazione dello stato confusionale di questo partito.
Nicola Cariglia

Allora il testo .Lo scritto di Cariglia lo capisco , le note di Di Maro mi ricordano stranamente l’eloquio di Di Pietro . E lo capisco meno . Sia pur sorvolando sull’articolazione letterale , ed andando a cercare il senso del discorso. Mi devo proprio classificare “out”, legato come sono all’articolazione grammaticale , al rispetto dei tempi verbali ,alla costruzione del discorso secondo schemi alquanto classici e desueti .
A parte questo ,il mio parere( che intendo ribadire ) è che non si tratti di PD od altro apparentamento ; di baffino D’Alema o di baffetto Ochetto ;di trovare un’àncora od un seguito od un contenitore comunque atto a soddisfare resipiscenze o memorie od appartenenze passate . La questione importantissima ed urgente è se alla parola d e m o c r a z i a possa essere associato ancor oggi un senso proprio di partecipazione alla direzione del Paese ( sia pur con le dovute ed ineliminabili fasi di passaggio ,intermediazione e delega operativa ); o se si debba considerare come unica concessione positiva la possibilità di alzare la mano ad indicare consenso od avversione ( pratica in uso nella civiltà romana dei Cesari , per gli spettacoli circensi; ed indubbiamente marchingegno affatto economico ,occorrendo alla bisogna il semplice sostegno di un balcone ,o di una tribuna).
Ma leggere commenti su quotidiani nazionali ( nel caso ,QN ) in base ai quali stavolta la legge elettorale presente “ ha funzionato benissimo” lascia in bocca un senso di amarezza notevole .
Non perché non sia riuscita ,tale legge ,ad evidenziare un Governo . Questo certamente lo ha fatto . Ma perché riconosce nei governanti dei “padroni” , e non degli “eletti”, a qualsiasi “parrocchia politica” essi dicano di appartenere. L’entusiasmo da “fan” rischia di obnubilare le differenze da sempre riconosciute ,tra “eletti” e “tenutari” .
Oggi fai un pò il misterioso.
Il testo, di bruciante attualità, nel senso che potrebbe finire di bruciare la sinistra, è la possibile confluenza in vario modo al PD.
Caro Gino,
che occorra semettere di guardarsi il bellico e piangersi addosso è certamente cosa di cui sono convinto.
Quanto all’essere rassegnato a questo o a quello come salvatore delle nostre speranze, mi fai venire in mente un mio bravissimo professore di liceo che ogni volta che ci chiedeva di commentare qualcosa o qualcuno, invariabilmente cominciava così il tema assegnatoci: “facendo concreti riferimenti al testo, il candidato…. etc”.
Ora, è vero che tu non ti sei candidato; ma potresti per cortesia “fare concreti riferimenti al testo”?
Caro Nicola,
accusata la sconfitta, che è una sconfitta di tutti, e tutti ne pagheremo le conseguenze bisogna porsi il problema, ed a breve, di cosa fare.
Ma rimettersi nelle mani di D’Alema è ancor più da suicidio.
Veltroni e D’Alema sono sempre stati nel PCI/PDS/DS/PD le due facce della stessa medaglia del partito catto-comunista.
Vedo troppo un rassegnarsi al PD, troppo un’apertura verso qualcuno o qualcosa del PD, l’ho letto pure nella strana adunata di Chianciano di Pannella, Bonino e Del Bue, e spero che non ci sei pure Tu tra questi.
Bisogna sfuggire dalla calamita PD ed a breve porci la domanda del cosa fare.
Diciamoci la verità . In realtà è il senso dell’Art. 49 della nostra Costituzione repubblicana che si è perso per strada :”Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” Di concorrere utilmente non interessa più a nessuno dei nostri “eroi”,mentre prevale il senso di accaparramento del potere e dei benefits correlati…Altro che stadio confusionale; a me sembra una fase di cinico blocco delle interferenze per mantenere la padronanza…del vapore! A parole tutti difendono la Costituzione . Nella realtà fanno a gara per renderla un florilegio per affabulatori !