Tra gli artisti che ritrassero la malavita napoletana un posto di rilievo spetta a Nicola Maldacea, il “re” della macchietta. Vissuto in piena Belle Epoque, fu un grande interprete di questo filone comico che, inventato da Ferdinando Russo, si basava sui doppi sensi e sulla recitazione dell’attore-cantante. Tra le macchiette in cui il Maldacea impersonò dei guappi ricordiamo “’o Presidente” e “’o Malandrino” (da Ferdinando Russo). Nella sua raccolta di memorie, pubblicata dalle Edizioni Bideri nel 1933, fanno capolino nomi di gente ‘nzista (di rispetto) frequentati dal Maldacea quali Teofilo Sperino e Totonno “’o cafone”.
Quest’ultimo era di carattere impulsivo, poco ciarliero e manesco. Di famiglia nobile, commise a vent’anni il suo primo delitto in una casa di malaffare. L’artista lo ricorda, tuttavia, come una persona pacifica e poco propensa a molestare gli altri.
Sul palcoscenico il Maldacea cercò di impersonare, evitando di apparire caricaturale, personaggi come il guappo col neo sulla guancia di “’o Presidente” (1893).
Di questa macchietta, su versi di Giovanni Capurro e musica di Francesco Buongiovanni, riportiamo alcune strofe:
I’ nun teneva manco durece anne,
Quanno facette ‘o primo ferimente.
Anzino a mò aggio avuto otto cundanne
E m’hanno puosto nomme ‘o Presirente!
E po’ sulo ‘o rispetto!
Ogneduno me vò salutà:
Ccà sta ‘o cumpare bello!
Bona notte e salute, cumpà!
Po’ me retiro e sisco.
Si sorema nun scenne llà per llà,
siente ‘e pacchere ‘ntrunà:
Ppì, ppà! Ppì, Ppà…
Un altro e ben più celebre personaggio che il Maldacea ebbe modo di conoscere fu Teofilo Sperino. All’epoca del loro incontro il guappo poteva avere quarant’anni, era benestante e, secondo alcuni, anche generoso. Grande ammiratore del maestro Vincenzo Valente, era solito trovarsi con lui al Salone Margherita e intonare una sua romanza, “Notte sul mare”.
Pur conoscendone la triste fama di sfruttatore, il Maldacea provò un autentico dispiacere alla notizia della morte dello Sperino, infatuato dal suo coraggio che era pari solo all’arroganza (gli stessi deputati intenzionati a procurarsi un certo consenso popolare si rivolgevano a lui per l’influenza di cui godeva presso la gente).
Monica Florio

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