Dimenticato o, forse, preso in giro dalle istituzioni, il grande attore rischia di morire una seconda volta. Ma, non nella memoria dei napoletani.
Il 15 aprile 1967, quarant’anni fa, lasciava questa vita uno dei più grandi attori italiani, interprete di teatro e di cinema: Totò.
Sottovalutato in vita da gran parte della critica ma da questa poi osannato solo post mortem, amato invece dal pubblico che affollava le sale teatrali e cinematografiche e che tuttoggi lo ama rivedendolo in televisione o in videocassette domestiche: così oggi è ricordato Totò, la sua mimica, la sua maschera, la sua poetica, le sue battute, i suoi giochi di parole, la sua vita avventurosa, il suo personaggio unico e irripetibile, il suo pensiero acuto, il suo gesto inconfondibile e prezioso.
Ma anche oggi che pur è ricordato da politici, giornalisti e critici cinematografici, tale atteggiamento è più formale e ufficiale che reale, concreto.
Per esempio, Napoli non lo ricorda e lo onora nel giusto modo: non lo considera un punto di riferimento per il proprio riscatto civile di oggi e di domani.
Non lo sente realmente parte del proprio patrimonio culturale, artistico, delle proprie radici, della propria storia.
Basteranno tre o quattro esempi.
A Totò è intitolata una strada del suo quartiere di nascita e della sua giovinezza, una piccola strada secondaria laddove gli si sarebbe dovuta intitolare l’arteria più importante della Sanità, e cioè piazza Sanità: per esempio chiamandola “piazza Totò alla Sanità”. O, se ciò fa storcere il naso ai burocrati della toponomastica, gli si sarebbe potuta intitolare la Villa Comunale di Napoli, che è nel quartiere del padre di Totò. Oppure la Stazione ferroviaria che ancora si chiama, anonimamente, “Napoli Centrale”.
Non vi è poi a Napoli, dedicata a Totò, una statua degna di questo nome. Statua, o busto, che io stesso proposi fosse realizzata-attraverso un concorso internazionale-e collocata in piazza Sanità in occasione del rifacimento della piazza stessa due anni fa: ma né la Circoscrizione né il Comune presero neppure in considerazione la petizione popolare e le centinaia di firme che allegai.
A completamento del sostanziale oblío istituzionale di cui continua a godere Totò, restano da esaminare le ancor più misere vicende del Museo dedicato a Totò la cui apertura da un quindicennio viene-soprattutto a ridosso di campagne elettorali regionali e comunali-data per imminente per poi puntualmente essere rinviata.
Un intero piano di uno storico palazzo della Sanità e la consulenza ultradecennale della figlia Liliana sono pronti a materializzare un museo che, con parola moderna, lo si potrebbe definire virtuale: un virtuoso aggettivo che sta per inesistente.
E, per finire, la casa povera e disadorna ove Totò trascorse l’infanzia e la giovinezza in via S. Marita Antesaecula: c’è una lapide sull’ingresso del palazzo ma le tre stanzette fatiscenti della casa sono state totalmente ignorate dal Comune di Napoli.
Dopo aver fatto andare deserte ben undici battute d’asta, il Comune di Napoli ha gridato allo scandalo quando una piccola famiglia-madre e figlio trentenne-del quartiere vinse l’asta acquistando la diroccata casa al prezzo di 18.000 euro nel 2002!
Il Comune di Napoli, la Regione Campania, la stessa Circoscrizione Stella-san Carlo all’Arena hanno sempre ignorato, ad esempio, nel “Maggio dei Monumenti” la casa di Totò.
Le leggi italiane prevedono che luoghi come casa Totò, ancorché privati, siano considerati beni culturali da restaurare con ampio concorso di soldi pubblici e da tutelare; ma fino ad oggi né
la pre-esistente Circoscrizione né l’attuale Municipalità, né l’attuale Consiglio o Giunta regionale nè il Comune hanno mai minimamente proposto un restauro di tale storica abitazione, sita peraltro in un palazzo storico, a pochi passi dal quale invece il Comune ha autorizzato-ma senza che sia stato chiesto il parere alle Soprintendenze-la costruzione di un Supermercato a più piani … al posto di un teatro: il “Felix”.
Ecco, questo teatro il cui abbattimento è stato frettolosamente consentito dal Comune di Napoli violando le stesse procedure di legge, questo teatro “Felix”-al pari del “Trianon” o dell’re-inaugurando teatro “san Ferdinando”-avrebbe potuto far parte, nel quartiere Sanità, nei vicoli cari a Totò oggi insozzati di morte dai santuari camorristici dello spaccio di droga, di quel volano per il riscatto civile, politico, culturale del quartiere, dell’intera città.
Ma evidentemente questo non è.
Totò, il grande attore, il sublime interprete della risata e non solo: una qualsiasi Città al mondo ne vantasse i natali gli avrebbe dedicato una pubblica Accademia teatrale e cinematografica, una Scuola per custodire, tramandare e insegnare il dialetto, una Fondazione, un Premio nazionale per la cinematografia, traendone vanto e anche vantaggio turistico ed economico.
Il museo a lui dedicato, la sua casa, nella memoria storica della Città stanno facendo la stessa fine di quel 3° piano del palazzo di via Tasso (è l’edificio ove gli occupanti nazisti torturarono partigiani ed ebrei) a Roma, edificio sacro alla memoria storica dei Romani e degli Italiani, ma non del Comune di Roma e dello Stato che-disertate varie aste a poche decine di milioni di lire prima, e poi a poche centinaia di milioni –è stato acquistato pochi anni fa da un privato!
Caro Totò, questa è la tua Napoli ufficiale che ti ha fatto morire una seconda volta.
Ma, ricordalo bene: tu che eri sia plebeo che nobile di natali, tu che hai amato Napoli e la sua lingua sopra ogni cosa, tu che eri mentalmente monarchico e di destra ma socialista e di sinistra di cuore, tu sei parte di noi e della nostra memoria collettiva.
E delle istituzioni possiamo, insieme con te, continuare a ridere. Ieri come oggi.
Francesco Ruotolo
della Segreteria
del Circolo “Luigi Esca” Stella-San Carlo all’Arena
del Partito della Rifondazione Comunista

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