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L’alternativa è il “Terzo Polo”

Pubblichiamo l’interessante articolo di Paolo Alvigini, del Nuovo PSI di Padova, sul tema laico di attualità

di Paolo Alvigini | 4 Novembre 2005

Sembra che la discussione politica che occupa i compagni socialisti di questi tempi vada limitata alla posizione del Partito nell’ambito degli schieramenti cd. di centrodestra e di centrosinistra.

Chi tira da una parte e chi dall’altra, anche se i più, almeno alla base, non vorrebbero né “rimanere con Berlusconi” né passare dall’altra parte.

Mala tempora currunt se tutto è ridotto a questa sterile diatriba, buona più per i quotidiani ed i mass media che non per il futuro del Partito che ha necessità (urgente) di dedicarsi alla politica (quella con la P maiuscola) lasciando da parte il movimentismo mastelliano.

Il Nuovo P.S.I. non cambia, non migliora, non progredisce certo per effetto della appartenenza ad uno dei due cosidetti “poli”, tutt’altro, e vediamo perché.

Le stereotipate definizioni di destra e di sinistra, di liberali, di conservatori, di progressisti, di riformisti di cui tutti fanno grande abuso, non servono più a connotare una precisa posizione politica, proprio perché i due poli, inglobando in sé forze di diversa estrazione e storia, finiscono con il contenere, chi più e chi meno, almeno una traccia di tutte le posizioni politiche, ovviamente fatte salve le ali estreme di ciascun schieramento.

E sono forse solo queste ultime ad avere mantenuto una qualche discendenza e coerenza storica ed ideologica che consente loro di conservare un elettorato, numericamente minoritario, ma fedele, con conseguenze spesso decisive per il polo di appartenenza.

Il cd. bipolarismo funziona “all’italiana” nel senso che non funziona affatto: e non è questa certo una critica, ma semplicemente la constatazione che nel nostro paese non v’è spazio, almeno non oggi, per un bipartitismo, concetto questo assai diverso da quella strana invenzione della seconda repubblica che si chiama bipolarismo.

Se la dualità deve significare alternanza ed alternativa, può affermarsi che il sistema così strutturato non è in grado di assolvere la sua funzione, almeno non sul piano della sua significanza, ossia come possibile scelta dell’elettore tra due formazioni politiche realmente alternative.

Infatti ciascuno dei due poli, in realtà, non è tale, costituendo piuttosto una semplice aggregazione contemporanea di partiti, strutturata appunto in mera ottica elettoralistica senza che sottostanti emergano proposte politiche diverse ed alternative.

Vuoi per la mancanza di programmi coerenti e condivisi, vuoi per le troppe anime che albergano in entrambi, vuoi per la litigiosità che connota i soci, i due poli, lungi dal fondare un sistema bipolare, sono costantemente soggetti agli umori delle componenti più radicali ed a rischio di trasmigrazioni dall’uno all’altro.

In questo contesto la sorte dei partiti minori sembra segnata, nel senso che la loro presenza può concepirsi solo all’interno di una delle due coalizioni, pena la scomparsa definitiva, non essendo essi in grado di contrapporsi ai due giganti.

Ne consegue un gravissimo impoverimento della scena politica italiana, con attori designati dai due schieramenti in sede di compromesso, con livellamento verso il basso di ogni pulsione politica e con l’espropriazione di fatto del diritto di voto.

Votare per un partito minore significa oggi anzitutto votare per la coalizione in cui è inserito e quindi anche per quei partners che sono meno graditi.

Votare il Nuovo P.S.I. implica forzatamente votare, sia pure solo di riflesso, per Bossi, per Fini o peggio.

Se il Nuovo P.S.I. fosse all’interno del centrosinistra il voto sarebbe anche pro Di Pietro e Rosi Bindi …..

C’è chi ha detto che nella cabina elettorale è bene tapparsi gli occhi e quant’altro scegliendo il male minore; può essere. Ma quanta tristezza nel non poter votare i propri candidati!

La “ragion di Stato” deve prevalere? È questo l’unico futuro ipotizzabile per i socialisti?

Ora sembra che non vi altra salvezza se non quella di trasmigrare nel cd. Centrosinistra, sulla scorta del presupposto che il P.S.I. è sempre stato un partito appunto di Centrosinistra.

Invero il P.S.I. si connota per essere un partito di Sinistra, ma nel Centrosinistra cui partecipava esso rappresentava la Sinistra, ossia la forza propulsiva per il rinnovamento e le riforme, ed esercitava tale suo ruolo da una posizione di forza, da secondo partito della coalizione.

Così non sarebbe certo oggi, quando tutta l’Unione è condizionata dal almeno due posizioni in conflitto tra di loro: Margherita ed Udeur, da una parte e R.C., P.D.C.I. e Verdi dall’altra.

Se gli stessi D.S. si trovano in qualche modo schiacciati ed esautorati del ruolo centrale che la loro forza elettorale imporrebbe, è facile immaginare la sorte dei Socialisti.

Né vengono esplicitate le condizioni di tale trasloco: ci sarebbe una fusione con lo S.D.I.? E se si con quali modalità? Il programma dell’Unione terrebbe conto delle istanze Socialiste?

È legittimo ipotizzare che l’operazione si tradurrebbe in una mera permuta tra voti e seggi più o meno aleatoria e conveniente solo per pochi.

Oggi lo S.D.I. sta al Centrosinistra come il nuovo P.S.I. sta al Centrodestra, in una equazione di assoluta inconsistenza politica e certo nulla cambierebbe se le entità si fondessero tra di loro all’interno di una delle due coalizioni, in assenza di un comune disegno politico che oggi non esiste se non nei desideri di qualcuno.

L’alternativa è quella di dar vita al cosidetto “TERZO POLO”, ossia ad una formazione politica laica, che raccolga tutti coloro che oggi non hanno voce propria (socialisti, repubblicani, liberali, radicali), e sono tanti.

Certo si dovranno stringere alleanze e raggiungere compromessi, ma il Nuovo P.S.I. ha tutti i numero per fungere da capo-cordata della nuova coalizione e, forse, lo S.D.I. ….. chissà?

Altre forze politiche hanno intuito da tempo che la loro sopravvivenza può nascere solo da una forte connotazione autonomista vincolata da aprioristiche alleanze, rifiutando anzitutto la grande trappola del partito unico che maliziosamente viene proposta in entrambe le coalizioni.

Vi è quindi margine per provare a dialogare con le molte realtà che si trovano nella stessa posizione del Nuovo P.S.I. e che in qualche modo si richiamano al vecchio Centrosinistra; gli stessi Radicali preferirebbero certo una prospettiva del genere piuttosto che le attuali, e così i Liberali ed i Repubblicani.

È un tentativo che va attuato già dalle prossime politiche, con lavoro preparatorio a tutto campo, rivolgendosi anche ai troppi cittadini che non si recano neppure più alle urne.

L’autonomismo socialista, storica bandiera di una antica concezione politica che lo presuppone e dal quale si alimenta, tornerebbe ad essere punto di riferimento per chi non ha bisogno di dichiararsi riformista, per chi crede nella istituzione pubblica come casa comune dei cittadini.

Per costruire il Terzo Polo occorrono risorse umane e finanziarie: la politica costa a dispetto delle petizioni di principio; e quelle attuali sono scarse, assai scarse.

Ma ciò non deve essere di ostacolo all’avvio dell’iniziativa che nascerà come movimento di idee, come proposta politica e si confronterà con l’elettore sulla scorta della forza innovativa che saprà produrre.

Con pochi ma chiari ed importanti obiettivi, primo tra tutti quello della riforma del sistema elettorale per riportarlo al proporzionale, sia pure con sbarramento.

Con un approccio diretto verso la base e quindi con il ripristino delle sezioni, dei circoli e con l’ausilio di un centro studi – culturale a livello nazionale e di analoghi centri nelle regioni e nelle province, allo scopo di favorire una elaborazione continua e condivisa delle tematiche.

Con una spiccata attenzione al mondo dei giovani, oggi lontani dalla politica e che non costituiscono solo una bacino elettorale fondamentale ma anche, e soprattutto, una fucina di idee e di energie.

Con il coraggio e la determinazione di chi ha qualcosa da dire in un mondo politico che si parla addosso e non dialoga nemmeno con sé stesso.

Con la consapevolezza che è dalle grandi idealità e da progetto ambiziosi che può sortire un progetto migliore.

Con alle spalle non una ma la tradizione riformista, ossia la costante ricerca delle soluzioni più avanzate per la gestione della cosa pubblica, per la tutela dei diritti del cittadino, per una società moderna ma solidale e giusta.

Concludiamo con l’auspicio che il Terzo Polo nasca e nasca presto; non solamente i vecchi compagni socialisti ritroverebbero la loro casa naturale, ma anche tanti potenziali simpatizzanti coglierebbero finalmente l’opportunità di una alternativa a ciò che alternativa non è.

Invitiamo i dirigenti del Nuovo P.S.I. a ricercare ogni possibile via che salvaguardi l’identità socialista evitando una “cessione in bianco” del partito che provocherebbe inevitabilmente la fine di un lungo lavoro teso a mantenerlo in vita a dispetto di tante sventure.

Paolo Alvigini

Esecutivo Provinciale di Padova Nuovo Psi

La vignetta di Krancic è tratta dal Giornale del 24/X

Pubblicato in : Primo piano

Info Paolo Alvigini

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Nicola Cariglia

    15 Novembre 2005 alle 11:03

    A questo punto, visto l’interesse che ha suscitato il suo articolo, penso che Alvigni potrebbe intervenire nuovamente sul tema.La discussione promette sviluppi interessanti…
    Nicola Cariglia
    Direttore di Pensalibero

    Rispondi
  2. Giulio Laroni/Nuovo Psi Venezia

    14 Novembre 2005 alle 17:43

    Da parte mia c’è la piena disponibilità a partecipare al tavolo permanente con le forze di matrice laica, liberale e repubblicana nella prospettiva della costituzione di un terzo polo autonomo dagli schieramenti, almeno a livello locale, e ad organizzare un incontro che, prossimamente, possa definire i termini di una possibile alleanza elettorale.

    Giulio Laroni
    giornalista colalboratore editoriale
    Nuovo Psi Venezia
    Psi.Venezia@libero.it

    Rispondi
  3. Beppi Lamedica

    14 Novembre 2005 alle 16:07

    Solo oggi 14 novembre leggo il parere di Paolo Alvigini dell’esecutivo padovano del NuovoPSI. Anzi sostiene la necessità, per i socialisti, di un Terzo polo.
    Da qualche tempo (30/04/05) a Padova abbiamo istituito un tavolo permanente dei liberali veneti che ha come scopo la costituzione di un terzo polo (ma perché solo terzo, anzi primo polo) per i moderati ed i radicali, i riformisti ed i riformatori.
    Al tavolo hanno aderito il Partito Liberale Italiano, il Patto Segni, la Federazione dei Liberaldemocratici, il Partito d’Azione Liberalsocialista, il gruppo Forza Porto, la Federazione Veneto Liberale. Il gruppo 21 marzo ha presenziato alla riunione e ci segue dalla Lombardia con interesse.
    Il tavolo permanente dei liberali veneti viene organizzato, moderato e coordinato da Michele Marchioro. (michele.marchioro@tiscali.it)
    Mi si dirà: che c’entrano i socialisti con i liberali? C’entrano, caro amico socialista, c’entrano, eccome se c’entrano. Se attualmente in Italia i due schieramenti protagonisti (immobili per loro vocazione o perché condannati dalla natura composita delle alleanze) sono sostanzialmente sostenitori dello status quo, ossia sono sostanzialmente conservatori, i socialisti che vorrebbero maggiori libertà individuali, un mercato che, premiando la responsabilità individuale, propone maggiori opportunità per i più deboli ed una democrazia liberale moderna non possono certo confondersi con i conservatori. E quindi i loro interlocutori sono gli innovatori, ossia quelli che si pongono in alternativa ai conservatori prospettando la modernizzazione della politica, dell’economia e della società civile. E il tavolo dei liberali veneti è il nucleo di questo movimento innovatore.
    Caro amico Alvigini dici che “per costruire il Terzo Polo occorrono risorse umane e finanziarie: la politica costa a dispetto delle petizioni di principio; e quelle attuali sono scarse, assai scarse.” E correttamente aggiungi “ma ciò non deve essere di ostacolo all’avvio dell’iniziativa che nascerà come movimento di idee, come proposta politica e si confronterà con l’elettore sulla scorta della forza innovativa che saprà produrre. Con pochi ma chiari ed importanti obiettivi” tra cui. La riforma del sistema elettorale.
    Devo, però, informarti che anche il nostro gruppo è per la riforma del sistema elettorale, ma non per il ritorno al proporzionale ma per completare la riforma nel senso della volontà popolare del referendum del 1994. Infatti solo il completamento della riforma elettorale può essere considerato un programma innovatore, il ritorno al proporzionale, più che conservatore, sembra un progetto reazionario.
    Se si vogliono avere informazioni su noi, possibili interlocutori, ci si può collegare tramite Internet al sito http://www.webxpert.it (Marchioro), http://www.pattoveneto.it (Patto e Fabio Garbo) http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti (gruppo di discussione proposto da Veneto liberale), e http://www.Venetoliberale.ilcannocchiale.it (Blog del sottoscritto).
    Vogliamo incontrarci?
    Beppi Lamedica – attivista liberale

    Rispondi
  4. antonio menicucci

    14 Novembre 2005 alle 14:16

    Tendenzialmente sono anch’io disponibile al terzo polo, autonomo. Non so se ci sono i tempi e le conzizioni: se non ci fossero, non escluderei la proposta di Nicola Cariglia. Anche lui è sempre stato per il terzo polo (in Toscana ha dato vita ad una lista autonoma in occasione delle ultime elezioni regionali); ma ora, come leggiamo su Pensalibero, invita quanto meno a unificare tutti i laici e socialisti che preferiscono allearsi l’anno prossimo con la CdL. Questo per razionalizzare l’esistente e non dare l’impressione che con l’accordo Boselli Pannella il problema dell’unità dei laici e dei socialisti sia risolto: infatti si può essere sicuri che gli elettori non li seguiranno se non in minima parte. Insomma, una tappa intermedia verso una più ampia unità da realizzare, questa sì assolutamente su una piattaforma politica autonoma, nella prossima legislatura.
    Antonio Menicucci
    Orbetello

    Rispondi
  5. Mario FALLACARA

    14 Novembre 2005 alle 12:44

    Complimenti vivissimi per l’ottimo articolo!
    E’ ciò che anche la Federazione di Bologna aveva in mente, quando aveva votato a maggioranza (prima del “casino romano”), una terza mozione che andava nella direzione di un terzo polo. Poi ci hanno spiegato che questo non è possibile, a causa dei “numeri” troppo scarsi. Io personalmente penso che varrebbe comunque la pena di provarci!
    Fraterni saluti.
    Mario Fallacara

    Rispondi
  6. Michele Marchioro

    14 Novembre 2005 alle 10:35

    Salve, sono il coordinatore regionale della Federazione dei Liberaldemocratici.

    In merito al terzo polo e ai contatti con altre forze laice, riformiste e riformatrici, le segnalo che più volte ho inviato inviti e materiali alla vostra sede a Padova, ma senza ricevere un riscontro o l’invito ad un incontro.

    Esiste da ormai sei mesi un tavolo permanente dei liberali veneti con l’obiettivo di formare una forza laica e di liberali, e sarebbe interessante incontrarsi per confrontarsi su questo tema.
    Inoltre la dirigenza milanese del mio movimento sta da tempo costruendo assieme a SDI e Nuovo PSI di Milano la lista di alternativa. Mi risulta altresì che ci siano seri contatti tra SDI, Nuovo PSI e liberaldemocratici a livello nazionale in prospettiva futura.

    Le chiedo nuovamente di prendere contatto con me e di incontrarci a Padova per conoscersi e cominciare a lavorare assieme.

    Michele Marchioro
    347-3186851
    michele.marchioro@tiscali.it

    Rispondi
  7. puccio cartoni

    6 Novembre 2005 alle 09:40

    ……”Per costruire il Terzo Polo occorrono risorse umane e finanziarie: la politica costa a dispetto delle petizioni di principio; e quelle attuali sono scarse, assai scarse.”……
    Non voglio dire che il problema sia tutto qui,ma questo appare il nocciolo della questione, lo “zoccolo duro” su quale poggiano tutte le resistenze alla costruzione in parola. Chi ha qualche fondo da destinare allo scopo (onorevoli , partitelli attuali,maggiorenti , imprenditori e cittadini vari) dovrebbe cercare di contribuire per realizzare qualche sezione ,qualche momento di raccolta umana e discussione e confronto , valorizzando il poco esistente (possibilità di conferenze, salette da attrezzare ,siti informatici ,fogli e foglietti,)divulgando un progetto serio e condiviso. …..Ma ci vuole tempo ,non i pochi mesi che ci separano dalle prossime elezioni.Quindi oltre alla raccolta di denaro (sino agli spiccioli) ,collazione di rapporti e collaborazioni giuste,oltre alla costante ricerca di occasioni per proporsi all’attenzione,occorre pazienza ,tanta pazienza…e fermezza ,tesa a combattere e vincere il partito e la cultura del…..posto a sedere ! E pensando alla storia delle “quote rosa” ,non pare che tale cultura sia prossima allo sfascio ! Mentre lo spettro del partito unico incombe , cresce il Partito degli Astenuti , ed i poli esistenti si rafforzano comunque con il meccanismo della lista bloccata (abolizione del voto di preferenza,copiato dall’inciucio toscano),il Terzo Polo deve sbrigarsi ad evidenziarsi ,anche se non a fini elettorali propri (non c’è il tempo, per ora ,necessario),per cercare di ridare un senso -entro uno “schieramento elettorale”che sia il meno soffocante possibile – alla vita politica italiana ,e togliere spazio ai tanti,troppi “tengofamiglia” che si sono affermati in questi frangenti . Come purtroppo Bobo docet !

    Rispondi

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