Puccini e Manon Lescaut (seconda parte)
Come ricordato l’altra settimana Manon è la prima eroina pucciniana che conquista il successo del grande pubblico. In lei troviamo la traccie indiscutibili della passionalità, dell’entusiasmo, dell’ideale amoroso che troveremo successivamente disegnate magistralmente in Mimì, in Cho Cho San, in Tosca e nell’indimenticabile Liù. Donne innamorate destinate alla sofferenza ed alla morte.
Il maestro incide inoltre alcuni fondamentali caratteri stilistici che ritroveremo nei suoi più grandi lavori: l’opera infatti ha una scrittura orchestrale densa, romantica, con decise tracce sinfoniche, mentre il canto tende a slanci acuti e melodici, tipici della corrente verista.
L’intuito drammatico emerge già deciso, con repentini ribaltamenti delle aspettative espressive tradizionali, con un’incredibile varietà stilistica, come affermazione entusiasta della grandezza infinita dell’amore.
Musica e parole
Il primo atto dove prende sviluppo tutta la vicenda è sicuramente il più bello, la musica circonda l’azione con vivaci spunti orchestrali; ambientato nella 2° metà XVIII secolo in una locanda ad Amiens vede il cavaliere Des Grieux che canta lusingando le contadine (“tra voi belle”), qui incontrerà Manon, e se ne innamorerà perdutamente. Nel culmine del momento lirico la bellissima aria “Donna, non vidi mai”.
Il secondo atto, vede Manon nella ricca casa del vecchio Geronte, ed in una delicata rassegna di madrigali e minuetti l’atmosfera concitata del primo atto è solo un ricordo. Famosa l’aria per soprano “In quelle trine”, notevoli il madrigale “L’ora o Tirsi” ed il duetto del secondo incontro tra Manon e Des Grieux, “Tu amore”. L’intermezzo ed il largo concertato che apre il terzo atto, introducono colori armonici completamente nuovi, e la trama, forse troppo slegata dal resto dell’opera, viene compensata dall’abilità pucciniana di offrirci inedite soluzioni stilistiche che capovolgono la struttura tradizionale del melodramma, fino al culmine nell’aria “No, son pazzo”.
Il quarto atto vede Manon nel deserto della Louisiana allo stremo delle forze, che morente tra le braccia di Des Grieux, canterà “Sola, perduta, abbandonata”.
Indimenticabile la Kiri Te Kanawa che duetta con un passionale Jose Carreras accompagnati dall’orchestra ed il coro del Teatro Comunale di Bologna ( Manon Lescaut, Riccardo Chailly, Edizioni Decca)
Umberto Zanobetti
fonte l’opinione

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