PARTITO SOCIALISTA NUOVO PSI – federazione di VENEZIA
MOZIONE CONGRESSUALE
“PER UNA LISTA LAICA E AUTONOMISTA ALLE POLTICHE DEL 2006″
Il dibattito in corso all’interno del Partito circa la collocazione dei socialisti nel contesto bipolare, in vista delle elezioni Politiche del 2006, vede contrapporsi, com’è noto, la linea del compagno Bobo Craxi, che va nella direzione di una sostanziale apertura all’Unione di centrosinistra, e quella del segretario Gianni De Michelis, che ripropone il sodalizio politico con la Casa delle Libertà.
Entrambe le mozioni partono dal presupposto che tale dibattito non possa prescindere dal dialogo con uno dei due schieramenti, così da garantire l’elezione di uno o più deputati socialisti nella quota maggioritaria al 75%.
L’esito della recente consultazione referendaria ha fatto venire a galla la disarmante trasversalità di vedute all’interno di due poli che riflettono le contraddizioni di un’eterogeneità forzata, e che hanno finito, così, per scomporsi e ricomporsi in base a un sistema di valori comune. ” Dopo che i cinquant’anni di storia della Repubblica precedenti al 1992 hanno visto il formarsi di criteri di base per l’appartenenza ad una determinata formazione politica contestualmente ad un sistema di valori proprio, facendo così in modo che le idee dell’elettore si riconoscessero nel voto al partito che questi avesse privilegiato, la rivoluzione giudiziaria prima e il bipolarismo poi hanno rimescolato le carte, creando un diffuso disorientamento che si traduceva inevitabilmente in propensione all’astensionismo. ” (G. L. , IL SOC. LAB) . Oggi, ogniqualvolta se ne presenta l’occasione, le forze ideologicamente affini danno inizio ad un processo aggregativo fondato su una collaborazione fattiva che, tuttavia, viene vanificata dalla diversa collocazione di tali forze nel contesto bipolare. Ed ecco allora che, all’appello per l’unità socialista da noi lanciato ad Enrico Boselli, viene risposto che un’adesione incondizionata all’Unione di centrosinistra equivarrebbe di per sé all’unità della sinistra e quindi anche alla stessa unità dei socialisti. Niente di più falso. Non ci sentiamo infatti di avallare un progetto che ci vedrebbe portatori d’acqua al mulino di chi ci ha distrutto e, soprattutto, di uno schieramento che ha le carte in regola per essere la riedizione di quel progetto scellerato che fu il compromesso storico. Al contempo, ci sembra inammissibile continuare a sostenere un centrodestra nel quale, ancora una volta, le forze di matrice democristiana e clerico-fascista vanno assumendo sempre maggior peso nell’orientamento ideale della coalizione e nell’azione politica che su di esso si fonda. A nostro avviso un Partito Socialista degno di questo nome, a prescindere dal Ministero per l’Attuazione del Programma o dalle poche poltrone elargiteci a scopo meramente strumentale, non possa e non debba contribuire ad accrescere il peso elettorale di uno schieramento che esprime valori legati alla destra storica, e quindi ad un sostanziale conservatorismo che non ci appartiene.
Riteniamo pertanto che una collocazione autonoma nella quota proporzionale come in quella maggioritaria costituisca la sola possibilità di crescita nella prospettiva della costruzione di un Terzo Polo laico-riformista, che sappia smarcarsi dalle logiche parolaie e poltronaie dei due schieramenti – a costo di non eleggere deputati nella quota maggioritaria – e che ricalchi il modus agendi di chi, come i compagni toscani, Renzo Macelloni e i laici del Gruppo dei Centouno, già da tempo si adopera per costruire una casa comune dei laici e dei riformisti. Solo così, inoltre, il Partito rimarrà unito e si eviteranno ulteriori scissioni, rispondendo contemporaneamente alle sempre più pressanti istanze autonomiste e dando un chiaro segnale agli elettori delusi dalla dualità del sistema maggioritario. Lanciamo per tal ragione un appello a Radicali, Repubblicani, Socialdemocratici del PSDI e Liberali PLI e NUOVO PLI affinché si incardini un percorso comune che si traduca in una lista elettorale autonoma alle prossime elezioni.
Giulio Laroni

Lascia un commento