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RENATA TEBALDI: UN MITO CHE SE NE E’ ANDATO

di Umberto Zanobetti | 22 Gennaio 2005

Come per gli affetti più cari, anche per i miti che hanno accompagnato la nostra vita, la scomparsa è cosa da digerire lentamente; prima la concitazione, la sorpresa, la notizia.
E dopo i sommari, le celebrazioni, i ricordi, piano, il vuoto entra dentro noi.
Renata Ersilia Clotilde Tebaidi è morta, ed a noi non resta che serrare le già sparute fila.
Già, diciamolo francamente, gli amanti della lirica sono sempre meno numerosi e sempre più spesso identificati come degli inguaribili nostalgici. E forse è vero.
Esclusi i costosi (purtroppo) momenti di scena a teatro dove ci si ritrova numerosi e ci si crede forti, il piccolo esercito lirico è fatto di anziani ed adulti che per la maggior parte del tempo si appartano nelle proprie case per ascoltare una musica bellissima, ma che non va più di moda. Minuscolo esercito che le asfittiche schiere di giovani nuovi amanti non possono rimpolpare a sufficienza.
Ed anche l’uso che, tutto sommato fortunatamente, i mass media fanno degli eventi lirici, o il sapiente inserimento di delicate arie nella pubblicità commerciali, non restituisce i veri valori di questa musica, ma la accomuna precipitosamente agli altri generi musicali che sicuramente non possono restituire il contesto storico che l’opera ci regala, fatto di suoni e parole che ci descrivono i rapporti tra familiari, il concetto d’amore e quello dell’onore, i costumi, le ambientazioni, i lunghi tempi della comunicazione, senza telefono o quant’altro ci ha travolto in questa forsennata nostra epoca ed il romanticismo, lo scherzo, il dramma, che hanno accompagnato la vita dei nostri avi nell’Europa del settecento e dell’ottocento.
“Io posso ringraziare Dio perché ho avuto il dono di una voce naturale particolarmente bella. E’ nel canto che trovo quella felicità che tutti mi augurano”.
In queste parole così umane, così umili nella consapevolezza del suo grande dono, Renata Tebaldi racchiude il suo amore per il canto e la musica, che esprimerà con un vastissimo repertorio interpretato con uno stile lirico eccezionalmente vicino alla tradizione ottocentesca. E come ricorda il musicologo Rodolfo Colletti “Anche in certi vezzi (l’abbandono che porta a rallentare i tempi, l’indugio voluttuoso su note di dolcezza paradisiaca), costei è parsa, fra i soprani odierni, lo specchio di una tradizione che si è probabilmente esaurita con lei, così come, fra i tenori, si è esaurita con Beniamino Gigli”.
Già settantatreenne, era il 1995, presenziò a New York alla presentazione della traduzione inglese della sua biografia, più di mille persone sono sfilate al Metropolitan davanti a lei per poterla conoscere e parlarle. In quell’occasione Renata ha firmato autografi per sette ore.
E durante i compleanni, tante volte stanchissima, è stata ad ore ed ore al telefono, per rispondere con dolcezza agli auguri di amici ed ammiratori.
Nel 1946, terminata la guerra, partecipa al concerto di riapertura della Scala dove canta la “Pregheria” del Mosè di Rossini e la parte da soprano del Te Deum di Giuseppe Verdi, sotto la direzione del maestro Arturo Toscanini, il quale nell’occasione la definisce “Voce d’angelo”, un appellativo che la seguirà per tutto il resto della sua mirabile carriera.
Cosa può dire ancora un “inguaribile nostalgico” di questa stella volata su nel cielo?
La sua voce sarà per sempre con noi.

Umberto Zanobetti

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anziani, celebrazioni, giovani, giuseppe verdi, mass media, notizia, persone

Info Umberto Zanobetti

Umberto Zanobetti, fiorentino, imprenditore nel turismo da oltre 15 anni e socio della Dataflorence, società informatica che opera nel settore dell’ e-commerce e dell’indicizzazione web.
Giornalista per il quotidiano L’opinione, del quale segue anche lo sviluppo grafico e l’impaginazione, e per il gruppo Metropoli; scrivendo di politica, commercio e musica classica.
Padre di Margherita, coltiva l’hobby del giardinaggio ed è appassionato ascoltatore di opera lirica.

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