Di concreto Bassolino, oltre agli stipendi da un milione di Euro all’anno che dava ai suoi consulenti, ha fatto ben poco.
Alla ricerca dell’eternità del potere che spetta di diritto ai vecchi militanti del PCI (lui poi militava con Ingrao, quindi doppia anzianità), Bassolino cerca di riemergere a Napoli, nel caos provocato da De Magistris e dalle vicende giudiziarie di De Luca, l’unico campano che abbia realizzato qualcosa di concreto, l’inceneritore che ha fatto di Salerno la città più pulita della Campania, portato a termine nonostante la burocrazia e le urla scomposte di verdi, Notav e altri ciarlatani.
Di concreto Bassolino, oltre agli stipendi da un milione di Euro all’anno che dava ai suoi consulenti, ha fatto ben poco: solo dozzine e dozzine di convegni in cui i prelodati verdi sostenevano la parte di Don Ferrante durante la peste di Milano: che l’immondizia non esiste, è un purissimo accidente, e al massimo dipende dalle stelle. In ogni modo, e solo per ragioni occupazionali e per incoraggiare l’inesistente raccolta differenziata, il grande Bassolino assunse duemila spazzaturai, che non hanno mai lavorato perchè non esistevano i bidoni per la differenziata.
Il tutto ha suscitato molte osservazioni della Corte dei conti, e per sua fortuna non ci sono nella procura di Napoli magistrati della scuola palermitana, quelli che impiegano tutte le risorse a loro disposizione nella caccia al concorso esterno in associazione a delinquere, in questo caso camorristica: reato che, mi si dice, non è previsto nei codici ma solo in alcune procure. Però è certo che mentre Bassolino faceva i suoi convegni, nella terra dei fuochi la camorra faceva i suoi affari, in misura tale che per ripulire il disastro occorrono le risorse di due finanziarie nazionali.

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