Parlare di mafia finisce per relegare le cooperative in un calderone che mette in ombra la specificità e le ragioni del loro continuo coinvolgimento negli scandali.
Non so quanto fondamento abbia, nelle inchieste romane che occupano vasta parte delle cronache di questi giorni, l’idea di contestare l’accusa di associazione di stampo mafioso. Forse i magistrati si prefiggono un deterrente dissuasivo o un mezzo per evitare che da maglie troppo larghe passino sacche di impunità.
Ma troppo alto mi sembra il prezzo da pagare. Che è quello di mettere in secondo ordine il ruolo delle cooperative (meglio, di certe cooperative) negli scandali degli ultimi decenni.
Ai tempi di Tangentopoli, le cooperative furono solo sfiorate dalle inchieste, nonostante fosse evidente la loro presenza nella “spartizione” dei grandi appalti quali imprese di riferimento del PCI.
Oggi, dal Mose alla Tav e in decine di altri scandali, grandi e piccoli, le cooperative sono presenti con una continuità ossessiva. E’ così anche per Mafia Capitale. E parlare di Mafia finisce per relegarle in un calderone che mette in ombra la specificità e le ragioni di questo continuo coinvolgimento.
Non intendo generalizzare: non tutte le cooperative. Esistono ancora quelle che conservano i valori tradizionali della cooperazione (aiuto reciproco, responsabilità di ognuno, lavoro, democrazia, eguaglianza, equità e solidarietà). Ma ci sono ormai imprese, anche gigantesche, che hanno sposato la logica del capitale, nelle quali non contano i soci (una semplice finzione) ma il capitale e la forza lavoro. Che, però, nel nome delle loro antiche origini, mantengono situazioni di favore senza alcuna ragione, visto che sono imprese come tutte le altre, che impiegano capitale e lavoro per trarre giustamente profitti.
Purtroppo non si tratta solo del favore garantito da una legislazione che ad esse non dovrebbe più essere applicata. Si tratta anche, e soprattutto, di un favore “politico” concesso in nome degli antichi e ormai rinnegati valori, e dalle cooperative “ ricambiato” nel modo che non è difficile indovinare e che è alla base di centinaia di inchieste penali in tutta Italia.
Si tratta di una rete fittissima e asfissiante. Dalla Lombardia alla Toscana, dall’Emilia al Lazio, vengono affidati alle cooperative servizi e attività, spesso in maniera diretta. E quando così non è, resta comunque difficile competere con le cooperative per l’occhio di riguardo loro riservato dal potere politico (di qualsiasi colore), dai sindacati (mai combattivi con le cooperative quanto lo sono con altre imprese, anche Onlus) e non da ultimo, per il fatto che ai “soci” non si applicano i minimi contrattuali.
Forse, più che richiamarsi alla mafia, meglio sarebbe fare venire allo scoperto questi aspetti, determinati da grovigli di piccoli e grossi interessi. O si vuole dire che anche questa è mafia?

Va precisata una cosa: che per mia esperienza i sindacati, e in particolare la CGIL, sono stati e sono spesso durissimi e oppositivi con le cooperative, considerate come una “infiltrazione capitalistica”. Ne sono stato testimone più e più volte, con scontri anche assai aspri.
Scusate, ma ad ogni invio bisogna inserire questo “captcha”? Che oltretutto non è riconosciuto, mi ha cancellato due invii e non salva quello che si è scritto.
prova invio
Nicola, andando al nocciolo della questione non sarebbe più significativo affermare che la cellula culturale fondante il nostro sistema cooperativo è il familismo, e quindi il cattolicesimo politico di qualsiasi colore? Disonestà e corruzione sono gli ultimi aspetti della filiera, i più appariscenti. Ma siamo sempre lì, come lo combatti il cattolicesimo politico se al Quirinale sta un Mattarella? Il problema è che su un campione vastissimo di intervistati pur di livello medio alto, pochissimi o nessuno saprebbe tracciare un profilo del cattolicesimo politico, ora poi che pure i diritti omo e le vecchie proibizioni hanno smesso d’essere il discrimine per darne un profilo negativo. Cominciamo ad azzardare terribili verità: in Italia la politica nella sua accezione moderna non è mai esistita, nemmeno nelle mitiche élites.